Il ragazzo che restò sveglio undici giorni di fila

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Un ragazzo californiano è rimasto sveglio per undici giorni di fila, senza pillole e senza caffè, solo per vincere la fiera della scienza della sua scuola. E l’ha vinta.

Si chiamava Randy Gardner, viveva a San Diego e aveva diciassette anni. La domanda che si era messo in testa era semplice: cosa succede al cervello se non lo lasci mai dormire? Invece di cercare la risposta in biblioteca, decise di fare lui la cavia. Gli amici Bruce McAllister e Joe Marciano si diedero il cambio per tenerlo d’occhio, e a un certo punto in casa Gardner arrivò William Dement, uno dei padri della ricerca sul sonno, sceso apposta da Stanford per seguire l’esperimento di persona.

Per dare la scala dell’impresa basta il calendario. Era l’inverno del 1964: Randy si alzò dal letto pochi giorni dopo Natale e ci tornò solo il giorno dopo la Befana. In pratica passò in piedi dagli avanzi del pranzo di Natale all’Epifania, Capodanno compreso, senza mai chiudere gli occhi per dormire.

Come si resta svegli così a lungo?

Con i mezzi di un adolescente americano: bibite gassate, musica a tutto volume, docce fredde, partite a basket. E flipper, tanto flipper. Dement giocava con lui per non farlo crollare, mentre un medico della Marina, il tenente comandante John Ross, annotava cosa succedeva giorno dopo giorno.

Quello che annotava non era rassicurante. Prima arrivarono la nausea e i buchi di memoria. Poi, secondo il diario di Ross, le allucinazioni, qualche idea strampalata e un’attenzione che durava quanto un battito di ciglia. Anni dopo Randy lo descrisse così: era come avere un Alzheimer precoce, non riuscivi a ricordarti le cose. Verso la fine aveva la miccia cortissima e trattava male perfino i giornalisti accampati fuori casa.

Eppure, alla conferenza stampa finale, parlava in modo sensato. Poi lo portarono in un ospedale della Marina, gli attaccarono gli elettrodi per registrare il cervello e lo lasciarono dormire. Dormì quattordici ore filate e si svegliò, parole sue, intontito come chiunque altro la mattina. Niente danni visibili. Il primo premio alla fiera era suo.

Era sveglio davvero?

Qui arriva il dubbio onesto. Oggi sappiamo che un cervello stremato si concede dei microsonni: pause di pochi secondi in cui una parte del cervello si spegne, anche a occhi aperti, senza che la persona se ne accorga. All’epoca nessuno li cercava. Quindi nessuno può giurare che Randy, in undici giorni, non abbia mai “staccato” per qualche istante. Si può dire solo che non ha mai dormito nel senso in cui dormi tu ogni notte, e che la cosa fu seguita da un ricercatore vero, con un metodo vero.

Se ti interessa quanto sia strano il nostro rapporto col sonno, c’è anche la storia di quando per secoli si è dormito in due volte a notte, e quella del cervello che di notte si inventa i sogni.

Perché nessuno può più battere il suo record

Il primato di Randy, in realtà, è stato superato: più tardi qualcuno resistette più a lungo durante delle maratone sulla sedia a dondolo. Poi il Guinness dei primati ha smesso di registrare questa categoria, per due motivi. Il primo sono proprio i microsonni, che rendono impossibile certificare una veglia “pulita”. Il secondo è che nel frattempo si era capito quanto la mancanza di sonno può essere pericolosa. C’entra anche l’Italia: negli anni Ottanta, a Bologna, il neurologo Elio Lugaresi descrisse l’insonnia fatale familiare, una malattia genetica rarissima studiata in una famiglia veneta, in cui il cervello perde la capacità di dormire. Insomma, non è un’impresa da imitare, e per qualsiasi problema di sonno serve un medico.

Resta l’ultima ironia della storia. Intervistato dalla radio pubblica americana ormai da adulto, Randy raccontò che per anni aveva sofferto d’insonnia: ore a letto a fissare il soffitto, pochi minuti di sonno e di nuovo sveglio. Lo chiamava, ridendo a metà, il conto che il karma gli aveva presentato. Ma lui non pensava che c’entrasse l’esperimento. Era cominciato tutto dopo la morte del suo gatto.

Fonti

Guinness World Records: What’s the limit to how long a human can stay awake?
NPR, Ashley Montgomery: Lessons from sleeplessness, the 60th anniversary of Randy Gardner’s world record
Lugaresi E. et al., Fatal familial insomnia and dysautonomia with selective degeneration of thalamic nuclei, NEJM, 1986

Ultimo aggiornamento: 7 ottobre 2026