Se in un parco vedi un gabbiano che pesta i piedi sull’erba, veloce, senza spostarsi di un passo, non sta ballando e non ha un tic. Sta pescando. Sotto quelle zampe, a un palmo di profondità, c’è un lombrico che sta per commettere l’errore della sua vita.
Gli ornitologi chiamano questo movimento tamburellare, e lo osservano da decenni nei gabbiani comuni che d’inverno riempiono i prati delle città italiane, dai giardini di Milano alle sponde del Tevere. Molti di loro arrivano dal nord dell’Europa e ripartono in primavera, grazie a quel senso dell’orientamento che continua a lasciarci perplessi. Zampe rapidissime, corpo immobile, testa piegata a guardare in basso. Poi, senza preavviso, il becco scatta verso terra.
Cosa sente il lombrico che sta sotto
Il lombrico non ha orecchie, ma ha tutto il corpo tappezzato di recettori che leggono le vibrazioni del terreno. È l’unico sistema d’allarme che possiede, e gli serve soprattutto per una ragione: la talpa. Una talpa che scava è la peggiore notizia possibile, perché arriva da sotto, si muove più veloce di lui nelle gallerie e in un giorno può mangiare quasi il proprio peso in vermi.
Da qui la regola incisa nell’istinto del lombrico: se la terra trema come quando scava una talpa, si esce. Meglio rischiare la superficie, con tutti i becchi che ci sono, che restare in un tunnel con un predatore dentro. Il gabbiano, semplicemente, ha imparato a raccontare quella bugia con i piedi.
Lo stesso trucco, con un picchetto di legno
Nella foresta di Apalachicola, in Florida, ci sono famiglie che raccolgono vermi da esca allo stesso modo da generazioni: piantano un paletto di legno nel terreno e ci strofinano sopra una piastra di ferro. Il suolo ronza, e i lombrichi cominciano a uscire a migliaia. Per moltissimo tempo nessuno ha saputo spiegare perché funzionasse.
Poi un biologo della Vanderbilt University è andato lì con gli strumenti giusti e ha confrontato quelle vibrazioni con quelle di una talpa che scava. Si somigliano parecchio. I raccoglitori, senza saperlo, imitavano un predatore da sempre. E non erano i primi ad averci pensato: Charles Darwin, nel suo ultimo libro, quello del 1881 dedicato ai lombrichi, scriveva che i vermi «credono di essere inseguiti da una talpa» quando il terreno viene battuto.
Pioggia o talpa?
La versione che gira di più è un’altra: il gabbiano imiterebbe il ticchettio della pioggia, e il verme salirebbe per non annegare. È un’immagine carina ma regge poco. I lombrichi respirano attraverso la pelle e sott’acqua se la cavano molto più a lungo di quanto si creda; quando piove salgono soprattutto perché la superficie bagnata permette loro di spostarsi senza seccarsi. La pista della talpa spiega meglio la fretta con cui schizzano fuori.
Anche qui, però, c’è un dettaglio che complica tutto, e l’aveva già notato Darwin: i vermi non escono sempre. A volte, se la vibrazione è troppo vicina e troppo forte, fanno l’esatto contrario e si tuffano nella galleria. Dove passi il confine fra le due reazioni è ancora materia di discussione fra chi studia questi animali.
Per vederlo con i tuoi occhi basta cambiare bersaglio: la prossima volta che passi accanto a un prato pieno di gabbiani, fermati mezzo minuto e guarda le zampe invece del becco. Vedrai un uccello che sembra impaziente, poi il colpo secco verso il basso. È la stessa scena che si gioca sottoterra ogni volta che passa una talpa vera, con la differenza che stavolta la talpa non c’è.
Qualcuno, là sotto, sta scappando da un nemico che non esiste.
Fonti
Worm Grunting, Fiddling, and Charming, PLOS ONE, 2008
Vanderbilt University, comunicato sulla ricerca di Kenneth Catania
Charles Darwin, The Formation of Vegetable Mould, 1881, Darwin Online
Osservazione del tamburellare in un gabbiano reale, The Glasgow Naturalist
Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2026