Il grillo che senti cantare dal giardino sta facendo, senza saperlo, il lavoro di un termometro. Più fa caldo, più va veloce; quando la sera rinfresca, rallenta, e con un po’ di pazienza puoi leggere la temperatura nel suo ritmo.
Non è un modo di dire da almanacco. Funziona abbastanza bene da essere finito sul sito dell’agenzia meteorologica americana, con tanto di istruzioni.
Chi se n’è accorto per primo
Il nome che tutti citano è quello di Amos Dolbear, professore di fisica nel Massachusetts, uno che qualche anno prima aveva conteso a Bell l’invenzione del telefono e aveva perso. Nel 1897 pubblicò una paginetta dal titolo che dice tutto, «Il grillo come termometro»: aveva notato che i grilli di una stessa zona cantano tutti allo stesso passo, e che quel passo dipende solo da quanto fa caldo. Ci aggiunse una formula, da allora chiamata legge di Dolbear.
Il colpo di scena è che non era stato il primo. Sedici anni prima una lettrice di Salem, Margarette W. Brooks, aveva scritto la stessa cosa in una lettera a una rivista di divulgazione. Dolbear, a quanto pare, non ne sapeva niente, e il merito se l’è preso lui.
Lui, peraltro, non disse nemmeno di che grillo parlava. Oggi si pensa fosse il grillo arboreo delle nevi, un insettino verde chiaro, sottile come un filo d’erba, che in America chiamano proprio «grillo termometro». Più tardi Harry Allard, un botanico del ministero dell’agricoltura americano che nel tempo libero ascoltava gli insetti, si mise a contarne i canti al variare del tempo, e la regola resse.
Perché il caldo gli mette fretta
Il meccanismo sta tutto in tre passaggi.
- Il grillo non si scalda da solo come facciamo noi: il suo corpo ha la temperatura dell’aria che ha intorno.
- Per cantare, il maschio sfrega una specie di raspa che ha su un’ala contro una fila di dentini sull’altra, come un’unghia passata sul pettine. Ogni colpo d’ala è un «cri».
- I muscoli che muovono le ali funzionano grazie a reazioni chimiche, e le reazioni chimiche vanno più veloci col caldo e più piano col fresco. Muscoli più rapidi, cri-cri più fitti.
Il grillo non misura niente, insomma. È il caldo che gli regola il motore, come il freddo fa con la batteria del telefono a gennaio. E siccome tutti i maschi del prato hanno la stessa temperatura, finiscono per andare a tempo: un coro che sale e scende con la sera.
E i grilli di casa nostra?
Qui viene il dubbio onesto. Il grillo delle nevi in Italia non c’è. C’è però un suo cugino stretto, l’Oecanthus pellucens, pallido e quasi trasparente, che vive su cespugli ed erba alta: è lui il «triii, triii» regolare delle sere di fine estate, molto più del grillo nero dei campi. Anche il suo canto accelera col caldo, ma nessuno gli ha mai cucito addosso una formula ufficiale.
Il grillo nero, poi, è un termometro scadente: canta più o meno in fretta anche a seconda dell’età, di quanto è stato al sole e di quanto è in vena di corteggiare. La stessa agenzia meteorologica americana consiglia di costruirsi una formula propria, confrontando i conteggi con un termometro vero per qualche sera.
Se ti piacciono gli insetti che fanno rumore, sul sito trovi anche perché le cicale cantano d’estate e perché le falene non cercano davvero la luce.
Il trucco per domani sera
Trova un grillo che canti da solo o un coro abbastanza regolare. Conta i cri-cri per otto secondi, aggiungi cinque, e hai una stima dei gradi centigradi. È la legge di Dolbear tradotta in misure europee, e con i nostri grilli sbaglierà di qualche grado. Poi guarda il termometro del balcone e vedi quanto ci sei andato vicino.
Ad autunno inoltrato il coro rallenta sera dopo sera, finché smette. Non è stanchezza.
È il termometro che scende.
Fonti
A.E. Dolbear, The Cricket as a Thermometer, The American Naturalist, 1897
NOAA, Can crickets tell temperature? The answer is in their chirp
Ultimo aggiornamento: 17 ottobre 2026
