Nel gennaio del 1925 una città dell’Alaska stava per essere travolta dalla difterite, e a salvarla fu soprattutto un vecchio husky che quasi nessuno ricorda. La statua, però, l’hanno fatta a un altro cane: Balto.
La città era Nome, affacciata sul mare di Bering e chiusa dal ghiaccio per mesi. Il medico del posto, Curtis Welch, aveva visto ammalarsi i primi bambini e sapeva che c’era una sola cura: il siero antidifterico. Le scorte più vicine stavano ad Anchorage. D’inverno gli aerei erano fuori discussione e il treno arrivava solo fino a Nenana. Da lì in poi c’erano soltanto neve, vento e una pista lunghissima. Così si organizzò una staffetta di slitte trainate dai cani. Il musher più famoso dell’Alaska, il norvegese Leonhard Seppala, partì da Nome per andare incontro al siero. In testa alla sua muta correva Togo.
Il cucciolo che nessuno voleva
Togo era nato piccolo e malaticcio, e Seppala non ci puntava per niente. Lo regalò a una vicina. Il cagnolino, pur di tornare a casa, si lanciò attraverso una finestra di vetro. Poi prese l’abitudine di scappare e correre davanti alle slitte del padrone, mordicchiando i cani adulti e mandando a monte gli allenamenti. A un certo punto Seppala capì che quel ribelle aveva solo una gran voglia di lavorare. Lo mise in imbracatura e scoprì che non si fermava più. In poche stagioni diventò il suo capomuta.
Quando arrivò la chiamata da Nome, Togo aveva più di undici anni, un’età da pensione per un cane da slitta. Le cronache non concordano nemmeno su questo: la data di nascita dice undici, molti racconti gliene danno dodici. Di sicuro non era un giovanotto. Se ti piacciono i cani testardi, è parente stretto di Lampo, il cane che imparò a prendere il treno da solo.
La scorciatoia sul mare ghiacciato
Seppala incontrò la staffetta a Shaktoolik, prese il pacco con il siero e girò la slitta. Per guadagnare tempo scelse la strada più pericolosa: tagliare dritto sul Norton Sound, una baia di mare gelato, di notte e con la bufera. Se il ghiaccio si spaccava, cani e uomo potevano finire alla deriva verso il largo. Togo trovò la pista al buio, quasi a naso.
Nel racconto più famoso di quei giorni, la squadra resta bloccata su un lastrone che si è staccato dalla riva. Seppala lancia la corda a Togo oltre un canale d’acqua nera. La corda si spezza. Togo la ripesca dall’acqua con i denti, se la gira attorno alle spalle come un’imbracatura e trascina il lastrone fino al ghiaccio buono. È l’episodio più bello ed è anche quello che conosciamo quasi solo dalle parole di Seppala, quindi prendilo con un pizzico di prudenza.
Il resto invece è documentato. Secondo il National Park Service americano, Togo guidò la sua muta per circa 420 chilometri, il tratto più lungo e più duro dell’intera staffetta. Poi il siero passò di mano in mano verso Nome.
Perché la gloria andò tutta a Balto?
L’ultimo tratto, circa 90 chilometri, toccò a Gunnar Kaasen. Il suo capomuta era Balto, un cane dello stesso allevamento di Seppala, che lui considerava poco più di una riserva. Quando la slitta entrò a Nome all’alba, giornalisti e fotografi trovarono Kaasen e Balto. La storia fece il giro del mondo e pochi mesi dopo Balto aveva già la sua statua di bronzo a Central Park, a New York. Da noi lo conosciamo soprattutto per il cartone animato che ne fece un eroe solitario.
Seppala non la mandò mai giù. Ripeté per anni che, se un cane meritava una menzione speciale, quello era Togo, «il miglior cane che abbia mai percorso le piste dell’Alaska». Come ha ricostruito lo storico David Reamer sull’Anchorage Daily News, quella statua gli rimase sullo stomaco per il resto della vita. Ci volle un film recente perché il grande pubblico sentisse finalmente il nome di Togo. Agli animali eroi capita spesso: anche Félicette, il primo gatto andato nello spazio, ha aspettato decenni prima di avere un monumento.
Togo morì vecchio nel Maine, lontano dalla neve dell’Alaska. Seppala fece imbalsamare il suo corpo, che finì esposto in un museo del Vermont, mentre lo scheletro è ancora oggi conservato a Yale. Poi un gruppo di studenti alaskani cominciò a chiedere di riaverlo. Ce la fecero: oggi Togo sta al quartier generale della corsa Iditarod, a Wasilla, in Alaska. Il cane che salvò i bambini di Nome è tornato a casa grazie ad altri bambini.
Fonti
National Park Service, Togo
American Kennel Club, Togo, the Siberian Husky sled dog hero of 1925
David Reamer, Anchorage Daily News, Togo was the true hero dog of the serum run
Ultimo aggiornamento: 8 novembre 2026
