Lo zucchero non rende i bambini scatenati: lo hanno controllato decine di volte, e quando nessuno sa chi ha mangiato cosa, l’effetto sparisce. Quello che cambia davvero è lo sguardo degli adulti che li osservano.
La scena la conosci. Festa di compleanno, torta con la panna, bibite, caramelle a manciate. Mezz’ora dopo i bambini corrono in cerchio urlando, uno è appeso alla tenda, un altro piange senza motivo. E un genitore, sconsolato, dice la frase che si sente in ogni salotto: «È tutto lo zucchero che hanno mangiato».
Da dove arriva l’idea
Il sospetto nasce negli Stati Uniti negli anni Settanta. Nel 1973 un allergologo californiano, Benjamin Feingold, propose una dieta per i bambini iperattivi che toglieva coloranti, additivi e altre sostanze. Lo zucchero, all’inizio, non era nemmeno il bersaglio principale. Ma i dolci di quegli anni erano pieni di coloranti, e nella testa di molti genitori il colpevole diventò quello più facile da riconoscere: il sapore dolce.
Feingold sosteneva che la sua dieta funzionasse con la grande maggioranza dei bambini. Le verifiche successive, fatte con gruppi di confronto seri, trovarono che a rispondere davvero era una piccolissima minoranza. Il mito però era già partito, come quello del calore che scappa dalla testa, e correva più veloce dei bambini alle feste.
L’esperimento delle mamme
Il colpo di scena arriva nel 1994, all’Università del Kentucky. Due psicologi, Daniel Hoover e Richard Milich, reclutano trentacinque bambini piccoli, tutti maschi, che le loro madri descrivono come «sensibili allo zucchero». A tutti viene data una bevanda con un dolcificante, senza un grammo di zucchero.
Il trucco sta in quello che sentono le madri. A metà di loro viene detto che il figlio ha appena bevuto una bella dose di zucchero; alle altre, la verità. Poi madri e figli giocano insieme, ripresi da una telecamera.
Le madri convinte dello zucchero giudicano i figli molto più agitati. E non solo: nei video stanno più attaccate al bambino, lo controllano di più, tendono a criticarlo e a parlargli di più. I bambini avevano bevuto la stessa identica cosa. A cambiare era stata soltanto l’aspettativa, un po’ come succede con l’effetto placebo, solo che qui funziona sugli occhi di chi guarda.
L’anno dopo un gruppo guidato dal pediatra Mark Wolraich mise in fila tutti gli esperimenti fatti fino ad allora in cui né i bambini, né i genitori, né i ricercatori sapevano chi avesse preso zucchero. Il verdetto fu netto: lo zucchero non cambiava né il comportamento né l’attenzione. Lavori più recenti sono arrivati alla stessa conclusione anche per i bambini con disturbi dell’attenzione.
Allora perché alle feste sembrano impazziti?
Perché sono alle feste. Ci sono amici, giochi, musica, un orario fuori dal solito e adulti distratti: basterebbe questo a far esplodere qualsiasi bambino, con o senza torta. Lo zucchero è soltanto la spiegazione più comoda, perché si vede ed è sul tavolo.
Un dubbio onesto resta. Gli stessi autori di quella revisione scrissero che non si può escludere un effetto minimo, o qualche bambino particolarmente sensibile nascosto nelle medie. E su alcuni coloranti la discussione è ancora aperta. Che lo zucchero faccia male ai denti e al resto, poi, è un altro discorso: per questioni personali serve un medico.
Resta il dettaglio più bello dell’esperimento del Kentucky. Su diversi aspetti, l’effetto era più forte nelle madri dalla mentalità più rigida.
Il bambino non era cambiato. Era cambiato lo sguardo.
Vero o falso?
Lo zucchero rende iperattivi i bambini: falso, quando nessuno sa chi l’ha mangiato l’effetto scompare.
I genitori vedono i figli più agitati se credono che abbiano mangiato dolci: vero, e cambiano anche il modo in cui li trattano.
Fonti
Ultimo aggiornamento: 8 novembre 2026
