La freccia del mouse che stai muovendo in questo momento è storta, e nessuno l’ha mai raddrizzata. Il motivo è un problema di quadretti che i computer hanno risolto da decenni, ma la forma è rimasta lì, come una cicatrice.
Guardala bene, la prossima volta che sei al computer. Il lato sinistro scende dritto come un filo a piombo, quello destro taglia in diagonale, e la codina punta in basso a destra. Non è una freccia simmetrica, di quelle che disegneresti su un cartello stradale. È mezza freccia.
All’inizio puntava dritta in su
Nel dicembre del 1968, a San Francisco, Douglas Engelbart mostrò a un pubblico di ingegneri il primo mouse della storia: una scatoletta di legno con le rotelle. Sullo schermo, il puntatore era una freccia perfetta, verticale, che guardava verso l’alto. Logica pura: una freccia indica, e indica in su.
Il guaio arrivò qualche anno dopo, negli anni Settanta, nei laboratori Xerox di Palo Alto. Lì nacque l’Alto, il computer da cui discendono finestre, icone e cartelle che usi ancora oggi. Il suo schermo non era una superficie liscia: era una griglia di puntini, ognuno acceso o spento, niente vie di mezzo. E il cursore doveva stare in un quadratino minuscolo, sedici puntini per lato.
Prova a disegnare una freccia a quadretti
Prendi un foglio a quadretti di quelli di scuola e prova a disegnare una freccia dritta, colorando solo caselle intere. Le due diagonali della punta vengono a scalini, tutte e due. Il risultato sembra più un abete sgranato che una freccia, e su uno schermo piccolo e sfocato la punta si perde.
Adesso fai il contrario: tieni un lato perfettamente verticale, una colonna di caselle una sopra l’altra, e fai scendere in diagonale solo l’altro. Una diagonale perfetta, sui quadretti, viene pulita: una casella giù, una a destra. Di colpo la punta è netta e si capisce esattamente quale puntino stai indicando.
È quello che fece Alan Kay, uno dei padri dell’Alto. Molti anni dopo, nel 2020, un appassionato di design, James Hill-Khurana, gli scrisse per chiedergli se la storia fosse vera. Kay rispose in poche righe, che Hill-Khurana ha pubblicato sul suo sito: il cursore di Palo Alto l’aveva disegnato proprio lui, perché in quella griglia «un lato verticale e uno inclinato danno una bella punta». E poi la frase che spiega mezza informatica: «È rimasta, come succede a tante cose nei computer».
E perché non l’hanno più corretta?
Perché funzionava, e perché tutti l’avevano già vista. Quando Steve Jobs visitò i laboratori Xerox e poi costruì il Macintosh, uscito nel 1984, la freccia inclinata venne con il resto. Poco dopo arrivò Windows, con la stessa forma a colori invertiti. Da lì in avanti nessuno ha avuto il coraggio di toccarla: la gente la riconosce al volo, e cambiare un’abitudine di milioni di persone costa più che tenersi un difetto.
Il designer Marcin Wichary, che ha ricostruito la storia del cursore pezzo per pezzo, racconta che la Xerox stessa provò a reintrodurre la freccia dritta nel suo computer Star, all’inizio degli anni Ottanta. Lo Star fu un flop commerciale, e la freccia dritta sparì con lui.
Oggi gli schermi hanno puntini così fitti che potresti disegnarci una freccia in qualsiasi direzione, perfino con le sfumature. Eppure la freccina resta inclinata, con il suo lato sinistro dritto come un righello. È la stessa sorte toccata alla tastiera QWERTY o al simbolo di accensione: soluzioni nate per un limite che non c’è più, sopravvissute perché ci siamo abituati.
Il dettaglio più curioso sta proprio in quella punta. Il computer non guarda tutta la freccia: considera soltanto il singolo puntino in cima, l’angolo dove il lato dritto incontra quello storto. Tutto il resto del disegno serve solo ai tuoi occhi.
Quando clicchi, conta un puntino solo.
Fonti
James Hill-Khurana, «Why is the mouse cursor slanted?», con le email di Alan Kay (2020)
Marcin Wichary, «The curse of the cursor», Unsung
Ultimo aggiornamento: 8 novembre 2026
