Un’ape che punge un’altra ape, o una vespa che ha provato a entrare nell’alveare, di solito sopravvive e torna al lavoro. Muore solo quando punge noi, o un altro mammifero: è la nostra pelle a ucciderla, non il gesto di pungere.
La domanda, quindi, va girata. Non «perché l’ape muore quando punge», ma «perché muore quando punge proprio te». La risposta sta in un attrezzo più corto di un ciglio, e in come è fatta la pelle umana.
Com’è fatto il pungiglione?
Guardato al microscopio, il pungiglione di un’ape operaia sembra un attrezzo da ferramenta. È cavo come l’ago di una siringa e lungo i lati ha due lame sottilissime, seghettate, con i dentini rivolti all’indietro come quelli di un arpione. Quando l’ape punge, le due lame scorrono una dopo l’altra, avanti e indietro, e a ogni passo affondano un po’ di più. Mark Winston, un biologo che ha passato la vita fra le arnie, lo ha descritto come un tassello da muro che si avvita da solo: una volta dentro, non torna indietro.
Nel corpo di un altro insetto questo non succede. La corazza di una vespa o di un bombo è dura e il pungiglione si infila tra una placca e l’altra, nelle giunture. I dentini non trovano niente di morbido a cui aggrapparsi e l’ape lo sfila senza danni. Come racconta un apicoltore sulla rivista Northern Woodlands, le api possono pungere altri insetti senza perdere la loro arma. Vale anche per l’ape italiana, la ligustica, che gli apicoltori allevano in mezzo mondo.
La pelle di un mammifero invece è spessa, elastica, cede e si richiude attorno alle lame. Gli arpioni si piantano. Quando l’ape prova a volare via, tira, e la parte che cede non è la tua pelle ma il suo addome. Si stacca tutto: il pungiglione, la sacca del veleno, i muscoli che la comandano, un pezzo di intestino. L’ape vola via squarciata e muore nel giro di poco.
E la vespa, allora?
La vespa ha un pungiglione quasi liscio, con dentini minuscoli, e lo può tirare fuori dalla pelle umana senza problemi. Per questo, se la disturbi, ti può pungere più volte di fila. Lo stesso vale per i bombi. «Una vespa o un bombo possono pungerti ancora e ancora, l’ape ti prende una volta sola, ma ti prende bene», ha detto l’apicoltore Eric Mussen dell’Università della California a Davis, che di punture ne ha collezionate parecchie.
Anche dentro l’alveare non tutte le api sono uguali. I maschi, i fuchi, non hanno proprio il pungiglione. La regina ce l’ha liscio e può usarlo quante volte vuole, ma lo tira fuori quasi solo per combattere contro un’altra regina. A sacrificarsi sono soltanto le operaie, che sono tutte femmine.
Il pungiglione rimasto nella pelle, intanto, non si ferma. I muscoli attaccati alla sacca del veleno continuano a contrarsi da soli e a pompare per quasi un minuto, come spiega il blog di entomologia dell’Università della California. Per questo gli apicoltori lo grattano via subito con l’unghia, senza perdere tempo. Quanto al perché un’operaia sia disposta a morire così, la spiegazione più accettata è che non si riproduce: il suo futuro è la colonia, e un’ape in meno vale meno di un alveare saccheggiato da un orso o da un tasso.
Il mondo degli insetti è pieno di sacrifici simili: c’è una formica che esplode per difendere la colonia, e ci sono elefanti che scappano dal ronzio delle api. Anche chi ha la puntura più dolorosa del mondo però, di solito, sopravvive al suo attacco.
L’allarme che sa di banana
C’è un ultimo dettaglio, e chi ha un’arnia in giardino lo conosce bene. Insieme al pungiglione, l’ape lascia sulla tua pelle un messaggio chimico per le compagne: un odore d’allarme che dice «qui c’è un nemico, venite». Le altre api lo sentono e diventano subito più aggressive, puntando lo stesso bersaglio. Per questo gli apicoltori usano il fumo: copre quell’odore e calma l’alveare.
La sostanza principale di questo segnale è la stessa che dà profumo alle banane, come spiega una guida di apicoltura dell’Università dell’Arkansas. Qualche apicoltore giura di aver sentito l’arnia sapere di frutta, subito prima di essere inseguito. Se dopo una puntura annusi qualcosa di dolce, non è suggestione.
È l’ultimo messaggio di un’ape che non tornerà a casa.
Fonti
UC Davis, Bug Squad, Why Do Honey Bees Die When They Sting (2014)
PBS NewsHour, Why do honeybees die when they sting? (2014)
Northern Woodlands, Stings and Stingers
University of Arkansas Extension, Basic Beekeeping: Bee Communication
Ultimo aggiornamento: 12 ottobre 2026
