La barzelletta più antica del mondo parla di una sposa che fa una scoreggia. Ha quasi quattromila anni, è scritta in sumerico su una tavoletta d’argilla e funziona ancora.
Questa è la versione, nella traduzione dei filologi di Oxford: «Una cosa che non è mai successa da tempo immemorabile: una giovane sposa non ha fatto un peto tra le braccia del marito». Leggila due volte. La seconda volta ridi.
Chi è andato a cercare la prima risata della storia?
Nel 2008 un canale televisivo inglese voleva festeggiare una serata di stand-up comedy con una curiosità. Chiese a Paul McDonald, docente di letteratura all’Università di Wolverhampton, di scavare negli archivi e trovare la battuta più vecchia mai messa per iscritto.
McDonald e il suo gruppo si diedero una regola semplice: vale solo ciò che ha una preparazione e una chiusa, come una barzelletta da bar. Niente scene comiche, niente buffoni, solo la struttura che conosci anche tu. In cima alla classifica finì il proverbio della sposa, oggi registrato dal Guinness dei primati come la barzelletta più antica. Le tavolette che lo conservano risalgono al periodo paleobabilonese, intorno al 1900 a.C., ma la battuta potrebbe essere ancora più vecchia.
Il testo si legge in una raccolta di proverbi che l’Università di Oxford ha messo online nel suo corpus della letteratura sumerica. È lì, in mezzo a massime serissime su re, scribi e raccolti.
Dove sta il trucco?
Tutto è nella cornice. La frase si presenta solenne, quasi biblica: una cosa mai accaduta dall’inizio dei tempi. Poi arriva la scena più quotidiana che ci sia. Il sottinteso è chiaro anche oggi: succede sempre, a tutte, e di solito proprio nel momento meno adatto.
È lo stesso meccanismo di quando dici che il treno regionale è arrivato puntuale «a memoria d’uomo, mai». Grandezza in apertura, banalità in chiusura. Il cervello si prepara a una verità profonda e riceve un rumore imbarazzante. Funzionava in Mesopotamia, funziona a tavola la domenica.
Al secondo posto della stessa classifica c’è una battuta egizia di circa tre secoli dopo, su un faraone annoiato. Come lo diverti? Mandi sul Nilo una barca piena di ragazze vestite solo di reti da pesca e lo inviti ad andare a pescare. Anche lì, l’umorismo è terra terra.
E in Italia, dove si rideva?
In Vaticano, per esempio. A metà del Quattrocento i segretari del papa si ritrovavano nei momenti liberi in una stanza che chiamavano Bugiale. L’umanista fiorentino Poggio Bracciolini la definiva «officina delle bugie», racconta il Dizionario Biografico Treccani. Da quelle chiacchiere nacquero le sue Facezie: aneddoti, motti di spirito, storielle spesso salaci su frati, cardinali e mariti traditi. Divennero uno dei libri più copiati d’Europa.
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Ma era davvero una barzelletta?
Qui serve un po’ di onestà. «Barzelletta» è una parola nostra. I Sumeri l’avevano archiviata tra i proverbi, e non sappiamo con certezza se chi la scrisse volesse far ridere o fare un’osservazione ironica sulla vita di coppia. Anche la traduzione oscilla: qualcuno legge «in grembo al marito», qualcuno «tra le sue braccia».
Una cosa però la sanno bene gli studiosi. Queste raccolte di proverbi erano esercizi di scuola. I ragazzi che imparavano il mestiere di scriba le ricopiavano più e più volte, riga dopo riga, per allenare la mano sul cuneiforme.
Quindi la prima battuta della storia è sopravvissuta per un motivo preciso. Era il compito per casa.
Fonti
- Guinness World Records, Oldest joke
- University of Oxford, ETCSL, Proverbs: collection 1 (1.12)
- Reuters via History News Network, World’s oldest joke traced back to 1900 BC (2008)
- Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani: Poggio Bracciolini
Ultimo aggiornamento: 12 ottobre 2026
