A Verona c’è una biblioteca aperta da 1.500 anni

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All’ombra del Duomo di Verona c’è una biblioteca che apre le sue porte da circa 1.500 anni. È la Biblioteca Capitolare, e si considera la più antica del mondo ancora in attività: lì dentro qualcuno copiava libri quando a Roma l’impero d’Occidente era caduto da appena una generazione.

Il merito della data è di un uomo solo e del suo scrupolo. Si chiamava Ursicino, era un chierico addetto alla copiatura dei testi per i canonici della cattedrale, e quando finì di trascrivere un volume di vite di santi fece una cosa che quasi nessun copista faceva: in fondo al codice mise il suo nome e la data esatta, il primo agosto del 517. Quella firma, ancora oggi sugli scaffali, è il certificato di nascita della biblioteca.

Due pagine del codice copiato da Ursicino, con la sua firma e la data in fondo alla pagina destra
Le pagine finali del codice di Ursicino: la firma con la data è nelle ultime righe a destra. Foto: Adert / Wikimedia Commons / CC BY-SA 4.0

Come si arriva a quindici secoli?

All’inizio non era una biblioteca come la immagini tu, con le sale e i lettori. Era uno scriptorium, una bottega di libri: i chierici della cattedrale copiavano a mano testi sacri, di legge, di grammatica, e i volumi restavano lì. Nell’età di Carlo Magno l’arcidiacono Pacifico diede alla bottega una spinta enorme, e infatti la sala più bella oggi porta il suo nome. Con l’arrivo della stampa i copisti smisero, ma la biblioteca no: cominciò a raccogliere i primi libri stampati e non si è più fermata.

In mezzo c’è passato di tutto. La peste del Seicento, le razzie dell’epoca napoleonica, l’alluvione che allagò Verona a fine Ottocento. E nel 1945 un bombardamento americano distrusse la sala monumentale, che fu ricostruita com’era. Ogni volta i bibliotecari hanno fatto di tutto per mettere in salvo i volumi, come racconta la stessa biblioteca.

Tra i lettori illustri ci sono Dante e Petrarca. Petrarca, anzi, qui fece il colpo della vita: trovò le lettere di Cicerone all’amico Attico, che in Europa si credevano perdute.

Il libro nascosto sotto un altro libro

Il tesoro più strano della Capitolare è invisibile a occhio nudo. Nel Medioevo la pergamena costava cara, e i copisti a volte raschiavano un vecchio libro per riscriverci sopra. A Verona, sopra un codice di diritto romano, qualcuno aveva ricopiato le lettere di san Girolamo. Nel 1816 lo storico tedesco Barthold Niebuhr, di passaggio verso Roma, si accorse che sotto le righe dei santi affiorava un testo più antico: erano le Istituzioni di Gaio, il manuale con cui gli studenti romani imparavano la legge, che si credeva scomparso. È l’unica raccolta di diritto romano classico arrivata a noi senza i ritocchi di Giustiniano.

Per due secoli si è raccontata come una scoperta fortunata. Una ricerca dell’Università di Bologna ha ricostruito che dietro c’era invece una gara tra studiosi per arrivare per primi a Gaio. Fortuna o caccia al tesoro, il libro era rimasto a Verona tutto il tempo.

Davvero la più antica del mondo?

Il titolo è rivendicato soprattutto dalla Capitolare stessa, e c’è almeno un rivale serio: la biblioteca del monastero di Santa Caterina, ai piedi del Sinai, che custodisce manoscritti dal VI secolo e rivendica lo stesso primato. La differenza la fa proprio Ursicino: a Verona c’è una data scritta, nero su pergamena. Se ti piacciono i primati di longevità, a fare compagnia alla Capitolare ci sono il ristorante più antico del mondo e la bottega del Molise che fonde campane da mille anni.

Per avere la scala: quando Ursicino firmava il suo codice, Maometto non era ancora nato, e la lingua italiana non esisteva. Anche questa, però, è passata di qui. Nel margine di un libro di preghiere, un copista veronese annotò un indovinello: «Se pareba boves, alba pratalia araba, et albo versorio teneba, et negro semen seminaba». I buoi sono le dita, il prato bianco la pagina, l’aratro la penna, il seme nero l’inchiostro. Per la biblioteca è la prima testimonianza scritta del volgare italiano; se sia ancora latino o già italiano, i linguisti litigano ancora.

Era un indovinello sulla scrittura. Scritto da chi scriveva per mestiere.

Fonti

Fondazione Biblioteca Capitolare di Verona: The Biblioteca Capitolare of Verona

Biblioteca Capitolare: i luoghi e la storia

Università di Bologna, archivio istituzionale: la scoperta di Gaio a Verona

Ultimo aggiornamento: 10 ottobre 2026