A Viterbo scoperchiarono il tetto per eleggere un papa

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L’elezione di un papa più lunga della storia è durata quasi tre anni, ed è finita solo quando gli abitanti di Viterbo hanno scoperchiato il tetto sopra la testa dei cardinali. Da quella figuraccia è nata la parola che usiamo ancora oggi: conclave.

Per capire la scala basta un bambino. Uno nato a Viterbo il giorno in cui la Chiesa restò senza papa, quando finalmente si vide il nuovo pontefice correva già per i vicoli e chiamava la mamma per nome.

Perché il papa stava a Viterbo?

Nel Duecento Roma era una città scomoda per i pontefici, tra famiglie nobili in lotta e quartieri in rivolta. Viterbo invece aveva un bel palazzo nuovo, accanto alla cattedrale, e per qualche decennio diventò la casa dei papi. Lì morì Clemente IV, alla fine di novembre del 1268. I cardinali si radunarono nel palazzo, convinti di sbrigare la faccenda in poche settimane.

Non andò così. Il collegio era spaccato in due: da una parte i francesi, vicini a Carlo d’Angiò che allora comandava nel Sud Italia, dall’altra gli italiani, che di un papa amico degli Angiò non volevano sentir parlare. Per eleggere qualcuno servivano i due terzi dei voti, e nessuno dei due blocchi li aveva. Passavano i mesi, si votava, si litigava, si tornava a votare.

Come si convince un cardinale testardo?

Dopo mesi e mesi di stallo i viterbesi persero la pazienza. Come ricorda la voce dell’enciclopedia Treccani, chiusero i cardinali dentro il palazzo per costringerli a decidere. Visto che non bastava, la città passò alle maniere forti: tolse il tetto alla sala e cominciò a mandare dentro sempre meno cibo, fino a ridurre il menu quasi a pane e acqua. Lo racconta anche un approfondimento di Vatican News basato sui documenti dell’Archivio Apostolico.

Si narra che uno dei cardinali, l’inglese Giovanni da Toledo, abbia commentato con una battuta: avevano scoperchiato la sala per far entrare più facilmente lo Spirito Santo. Se l’abbia detta davvero non lo sa nessuno, e anche sul tetto gli storici non sono tutti d’accordo: secondo alcuni fu rimesso a posto dopo poche settimane. Di sicuro, durante l’attesa il gruppo si assottigliò, tra cardinali morti e altri che se ne andarono.

Alla fine i superstiti fecero la cosa più saggia di tutta la vicenda: affidarono la scelta a una piccola commissione scelta tra loro. Ne uscì un nome che nessuno si aspettava.

Il papa che non era nemmeno prete

L’eletto era Tebaldo Visconti, un uomo di Piacenza. Non era cardinale e non era neppure sacerdote. Soprattutto, non era a Viterbo: si trovava ad Acri, in Terrasanta, al seguito di una crociata. La notizia dovette attraversare il Mediterraneo per raggiungerlo, e lui impiegò mesi per tornare, accettare e prendere il nome di Gregorio X.

La prima cosa che fece da papa fu assicurarsi che una storia simile non si ripetesse. Nel 1274 scrisse le regole per le elezioni successive: cardinali chiusi a chiave, nessun contatto con l’esterno, un solo piatto al giorno dopo pochi giorni di votazioni a vuoto e poi soltanto pane, acqua e vino. In pratica mise per iscritto quello che i viterbesi avevano improvvisato. Il luogo chiuso prese il nome dal latino cum clave, cioè «con la chiave». Se ti interessa come funziona oggi, ne abbiamo parlato raccontando cosa succede alla morte di un papa.

Funzionò. I conclavi moderni si chiudono quasi sempre in un paio di giorni, e nessuno è mai più arrivato vicino a quel record. Di papi e di stranezze romane ne abbiamo raccontate altre, come il pontefice che aveva un elefante.

Il Palazzo dei Papi di Viterbo è ancora lì, con la sua loggia elegante affacciata sulla valle. La sala dove i cardinali restarono a lungo sotto il cielo si visita. Oggi il tetto c’è.

Fonti

Treccani, Enciclopedia: voce «Conclave»

Vatican News: Quel conclave durato quasi tre anni che elesse Gregorio X

Ultimo aggiornamento: 13 ottobre 2026