Nella primavera del 1514 un elefante entrò a Roma con una torre d’argento sulla schiena, arrivò davanti al papa, si inginocchiò e chinò la testa. Poi aspirò acqua con la proboscide e la spruzzò addosso ai presenti, papa compreso. Leone X rise di gusto, e da quel giorno lo tenne con sé come un animale di casa.
Si chiamava Annone. E in un certo senso è ancora lì: sepolto sotto un cortile del Vaticano.
Un regalo per farsi un amico
Annone veniva dall’India ed era poco più di un cucciolo: aveva circa quattro anni quando il papa lo vide per la prima volta. A mandarlo era stato Manuele I, re del Portogallo. Il regalo non era disinteressato. I portoghesi stavano aprendo le rotte verso le Indie e avevano bisogno che Roma stesse dalla loro parte. Così il re spedì al nuovo papa, Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, un carico di gioielli e tessuti preziosi. E, per sorprenderlo davvero, un elefante.
La sua pelle era chiara, tanto che a Roma lo chiamavano l’elefante bianco. Nessuno in città ne aveva mai visto un altro, quindi nessuno poteva dire quanto fosse raro. Rispondeva ai comandi del suo addestratore e adorava il pubblico: ballava davanti alla folla e la innaffiava appena poteva.
Come diventa famoso un elefante nel Rinascimento?
Annone viveva in un recinto vicino a San Pietro e diventò in fretta la celebrità della città. Sfilava nelle processioni e gli artisti facevano a gara per ritrarlo. Uno schizzo che lo raffigura, oggi a Berlino, è attribuito a Raffaello o al suo allievo Giulio Romano. Il papa andava a trovarlo spesso e, per divertire la corte, faceva salire i buffoni sulla sua groppa e li portava in giro per Roma.
A occuparsi del gigante era Giovanni Battista Branconio, un uomo di fiducia del papa originario dell’Aquila. Mantenerlo costava una fortuna. Per Leone X ne valeva la pena.
La cura d’oro che non funzionò
Nel 1516 Annone si ammalò. Respirava a fatica ed era bloccato: l’intestino non funzionava più. I medici del papa decisero di dargli un purgante e, come si faceva allora con i pazienti importanti, lo arricchirono con una buona dose d’oro. Per un animale così grosso, la dose fu enorme. All’inizio dell’estate Annone morì, con il papa accanto. Era ancora giovanissimo.
Leone X ne fu distrutto. Scrisse lui stesso un epitaffio in latino in cui l’elefante parla in prima persona e dice che nel suo petto di bestia gli uomini avevano scorto sentimenti umani. Poi chiese a Raffaello un affresco per ricordarlo, accanto all’ingresso di San Pietro. Affresco e iscrizione sono spariti con i lavori della nuova basilica: ne restano solo alcuni disegni.
A Roma non tutti piansero. Pietro Aretino, la lingua più tagliente del secolo, scrisse un finto testamento dell’elefante e lo usò per prendere in giro i potenti della città, papa compreso.
Un dubbio onesto: le fonti non sono d’accordo su tutto. C’è chi parla di un’infezione ai polmoni, chi di un blocco intestinale, e qualcuno sposta la morte all’anno dopo. L’oro nel purgante, però, compare nei resoconti ricostruiti sui documenti d’archivio.
Le ossa che sembravano di un dinosauro
Annone fu sepolto nel cortile del Belvedere, dentro le mura vaticane. Poi, per secoli, nessuno ci pensò più.
Nel 1962 alcuni operai stavano scavando per installare un impianto di riscaldamento quando trovarono ossa gigantesche sotto il cortile. Qualcuno pensò a un dinosauro. Un primo esame chiarì che era un elefante, e la faccenda finì in un cassetto. Solo anni dopo uno storico americano di origine italiana, Silvio Bedini, frugando negli archivi vaticani mise insieme i pezzi: quelle ossa erano di Annone.
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Re Manuele, infatti, aveva già pensato al regalo successivo: un rinoceronte, per fare compagnia ad Annone. La nave che lo portava naufragò davanti alla costa italiana e l’animale annegò. Di lui restò un disegno, da cui Albrecht Dürer ricavò la sua celebre incisione. Dürer quel rinoceronte non lo vide mai.
Fonti
Smithsonian Magazine – There’s an elephant buried beneath the Vatican (D. Lewis, 2015)
Linda Hall Library – Hanno the Elephant (W. B. Ashworth Jr.)
National Catholic Register – A Pope’s epitaph for his wonderful pet elephant (K. Schiffer, 2019)
Focus – Cosa ci fa un elefante albino sepolto in Vaticano (R. Mammì, 2025)
Ultimo aggiornamento: 9 ottobre 2026
