Quando la mosca decolla un attimo prima che la ciabatta arrivi, non è fortuna: aveva già deciso da che parte scappare e aveva sistemato le zampe per farlo. Tutto con un cervello minuscolo come un granello di sale, e in meno tempo di quanto ti serve per sbattere le palpebre.
Lo sappiamo grazie a una telecamera ultraveloce, a un disco nero che cala dall’alto e a un professore che da anni si sentiva fare sempre la stessa domanda: perché non riesco mai a prenderla?
Un disco nero contro un moscerino
Pasadena, California, estate del 2008. Nel laboratorio di Michael Dickinson, al Caltech, la dottoranda Gwyneth Card mette dei moscerini della frutta su una piccola piattaforma e lancia verso di loro un disco scuro che si ingrandisce in fretta, proprio come una paletta vista dal basso. Una telecamera ad altissima velocità riprende ogni movimento, fotogramma per fotogramma.
Rivedendo i filmati al rallentatore, i due si accorgono che il salto non è un riflesso cieco. Prima di staccarsi da terra, l’insetto fa una piccola coreografia. E quella coreografia cambia a seconda di dove arriva la minaccia.
Cosa succede nella testa della mosca
Il primo passo è vedere. Gli occhi delle mosche aggiornano l’immagine del mondo molto più spesso dei nostri: al Trinity College di Dublino hanno confrontato decine di animali e certe mosche elaborano il movimento oltre quattro volte più in fretta dell’occhio umano. La tua mano, per lei, scende come nelle scene al rallentatore di Matrix. Non a caso, anche altri insetti hanno sensi tarati in modi che a noi sembrano strani, come le falene che scambiano la lampadina per il cielo.
Il secondo passo è decidere. Circa un quinto di secondo prima del decollo, la mosca comincia a spostare il peso. Se la minaccia arriva da davanti, porta in avanti le zampe centrali e si inclina all’indietro. Se arriva da dietro, fa il contrario. Se arriva di lato, sposta tutto il corpo dalla parte opposta. In pratica mette il proprio baricentro nel punto giusto perché la spinta la porti lontano dal pericolo.
Il terzo passo è saltare. Le zampe si distendono come molle, la mosca schizza via e solo dopo apre le ali. Nei filmati del Caltech, anche moscerini a cui mancavano le zampe centrali, quelle che danno la spinta, si inclinavano comunque nella direzione giusta prima di partire: il piano c’era, mancava solo il motore. È un cervello che ragiona sui tempi del corpo, un po’ come quello dei piccioni che muovono la testa mentre camminano.
Un’avvertenza onesta: le riprese riguardano il moscerino della frutta, non la mosca di casa. La mosca domestica è più grossa e i suoi tempi esatti potrebbero essere un po’ diversi, anche se la sfida con la ciabatta, in cucina, sembra finire allo stesso modo.
Il trucco per domani mattina
Dickinson, intervistato dopo la pubblicazione, ha tradotto tutto in un consiglio pratico che trovi nel comunicato del Caltech: non colpire il punto in cui la mosca è ferma, ma un po’ più in là, dove salterà appena vede arrivare la paletta. Come un tiratore al piattello, che spara davanti al bersaglio e non sul bersaglio.
La prossima volta che una mosca si posa sul tavolo, guardala da vicino prima di muoverti. Ogni volta che la tua ombra cambia posizione, lei si riassesta di un niente. Sta ricalcolando la via di fuga, e la tiene pronta anche se non le serve: nei filmati, i moscerini preparavano la direzione del salto pure quando poi decidevano di restare dove erano. Per questo vale la pena capire come gli animali percepiscono il tempo: il suo è più lungo del nostro.
Tu la vedi immobile. Lei ha già fatto le valigie.
Fonti
Card G., Dickinson M.H., Visually Mediated Motor Planning in the Escape Response of Drosophila, Current Biology (2008)
California Institute of Technology, Scientists Discover Why Flies Are So Hard To Swat (ScienceDaily, 2008)
Trinity College Dublin, Time is in the eye of the beholder (2013)
Ultimo aggiornamento: 20 ottobre 2026
