Gli occhietti luminosi piantati in mezzo alla strada li ha inventati un uomo che, almeno a sentir lui, fu salvato da un gatto vero. E hanno un trucco che quasi nessuno conosce: ogni volta che una ruota ci passa sopra, chiudono la palpebra e si lavano.
Anche in italiano li chiamiamo così, occhi di gatto. Il nome non è una metafora da ingegneri: è un omaggio.
Una notte di nebbia sopra Halifax
Yorkshire, una notte di nebbia del 1933. Percy Shaw, figlio di un operaio tessile, uno che nella vita aveva riparato di tutto, dai mangani alle automobili, sta tornando a casa a Boothtown, alle porte di Halifax. La strada che scende da Queensbury la conosce a memoria, ma da un lato c’è un salto nel vuoto e con quella nebbia i fari illuminano soltanto un muro grigio.
A un certo punto, nel buio, compaiono due puntini di luce. Sono gli occhi di un gatto seduto su una staccionata, che rimandano indietro la luce dei fari. Shaw capisce che sta puntando dritto verso il ciglio, corregge la traiettoria e torna in carreggiata. Così, almeno, la raccontava lui.
Il gatto c’era davvero?
Qui la storia vera è più bella della leggenda. Su quella strada, per anni, Shaw si era orientato con le rotaie del tram: di notte i binari lucidi riflettevano i fari e disegnavano due nastri d’argento che seguivano ogni curva. Quando le rotaie furono tolte, si ritrovò al buio. Il museo di Calderdale, che ne custodisce la memoria, cita entrambe le ispirazioni, il gatto e i binari, e i biografi più prudenti il gatto lo chiamano apertamente «leggenda». Forse c’era, forse è arrivato dopo, quando serviva un buon aneddoto per i giornalisti.
Comunque sia andata, l’idea era chiara: servivano occhi finti incastrati nell’asfalto. Shaw costruì un piccolo blocco di ghisa con dentro un cuscinetto di gomma e due perle di vetro capaci di rimandare la luce esattamente da dove arriva, come fa il fondo dell’occhio di un gatto. Il principio ottico non era nuovo (è lo stesso che fa brillare di notte i segnali stradali con le microsfere di vetro). Il colpo di genio era tutto in quella gomma.
La palpebra che si chiude
Quando una ruota passa sopra l’occhio di gatto, la gomma si schiaccia e il vetro sprofonda sotto il livello della strada, così non si rompe. Ma scendendo, la gomma scivola sulle perle e le strofina con l’acqua piovana che si raccoglie sul fondo del blocco. Il museo lo descrive con un’immagine perfetta: la gomma si chiude sul vetro come una palpebra. Ogni auto che passa, insomma, pulisce l’occhio per quella che arriverà dopo. E nello Yorkshire l’acqua per lavarsi non manca mai.
La fortuna vera arrivò con la guerra. Durante la Seconda guerra mondiale la Gran Bretagna spense i lampioni per non fare da bersaglio ai bombardieri, e guidare di notte diventò un azzardo. Gli occhi di gatto non hanno bisogno di corrente e rimandano la luce solo verso chi la accende: nella piccola officina di Boothtown, racconta la Yorkshire Philosophical Society, arrivavano ordini per quarantamila pezzi a settimana. Nello stesso buio di guerra nacque anche un’altra storia famosa, quella delle carote che farebbero vedere al buio, ma quella era propaganda.
Milionario, con quattro televisori accesi
Shaw diventò ricchissimo e non cambiò quasi niente. Rimase per tutta la vita nella casa in cui era cresciuto da bambino, girava in Rolls-Royce con l’autista in divisa e poi mangiava trippa con le dita seduto in macchina. Quando la fabbrica dovette ingrandirsi, si rifiutò di traslocare e pretese che nessuno toccasse il suo albero preferito: il capannone fu costruito intorno, e il tronco usciva dal tetto.
Nel 1968 il giornalista Alan Whicker andò a trovarlo per un documentario televisivo diventato celebre. In casa niente tappeti né tende, perché raccoglievano la polvere, e pochissimi mobili. In compenso c’erano quattro televisori, uno per stanza, tutti sempre accesi e ognuno su un canale diverso. Il telecomando non esisteva ancora, e lui aveva risolto il problema a modo suo.
La sua azienda esiste ancora, nello stesso quartiere dove ha passato tutta la vita, e i suoi occhi di gatto sono finiti sulle strade di mezzo mondo. Ogni notte, da qualche parte, una palpebra di gomma si chiude sotto una ruota. Del gatto, invece, nessuno ha mai saputo il nome.
Fonti
Calderdale Museums, Percy Shaw
Yorkshire Philosophical Society, Percy Shaw OBE (1890-1976)
MyLearning (Leeds Museums and Galleries), A Catseye, Percy Shaw’s life-saving invention
Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2026
