Ritornare ad uscire? Preferirei non farlo

Ora che è arrivato il momento tanto atteso per poter ritornare di nuovo per strada, molte persone scelgono di rimanere a casa per sicurezza o per comodità.

Da tempo, tutti noi stiamo aspettando il momento di poter riprendere la nostra quotidianità e, alla fine, c’è chi si sta tirando indietro. Il 4 maggio, alcune persone potranno ritornare a lavorare e in molti non vedono l’ora di poter rivedere i propri cari, nonostante questo, ci saranno ancora delle restrizioni negli spostamenti e si tratterà di una nuova normalità con la quale dovremo convivere.

Tuttavia, c’è chi pensa che non sia ancora arrivato il momento per uscire di casa. I motivi possono essere diversi e tra questi c’è sicuramente la paura di contrarre il virus, ma anche l’ansia di dover ritornare a vivere agli impegnativi ritmi che si sostenevano prima che scoppiasse l’emergenza sanitaria.

Di fatto, in molti hanno scoperto quanto sia semplice e piacevole la vita tra le mura di casa, ma non si tratta affatto di un lusso che chiunque si può permettere. Perché sia così, è necessario essere in salute, avere una casa abbastanza spaziosa e luminosa, e godere di una buona compagnia, inoltre, lo Smart Working e la didattica a distanza aiutano ad organizzare il proprio tempo.

Molte persone, prima del lockdown, faticavano a seguire i ritmi delle normali attività sociali e avrebbero preferito trascorrere le serate guardando un bel film sul divano del proprio salotto. Tuttavia, in molti casi, si sentivano obbligate ad uscire per non offendere amici o parenti. Altri invece, per via di un lavoro precario non riuscivano a sostenere i ritmi delle uscite dei propri amici a causa delle ingenti spese. Altri ancora, si sono trovati talmente bene nelle proprie abitazioni che sono stati invasi dalla pigrizia solamente a pensare al fatto di dover ritornare a vivere come prima.

C’è chi ha soprannominato questa condizione come “sindrome della capanna”.

Le nostre case si sono trasformate in una sorta di rifugio che ci tiene al sicuro dal virus e dal resto del mondo. Numerosi psicologi affermano di aver ricevuto richieste di aiuto da parte di persone che si sentono afflitte dal solo pensiero di dover uscire per strada. Molte persone che prima vivevano una condizione di stress a causa dei ritmi troppo frenetici, si sono trovate bene rimanendo in casa ed hanno riscoperto quanto sia piacevole dedicare del tempo a se stesse ed alle proprie famiglie e, per questo, ora hanno il timore di dover ritornare alla vita che facevano prima.

Quello che gli psicologi consigliano di fare è di riuscire a dominare le paure, trovando un equilibrio tra la vita dentro casa e quella che si svolge all’esterno.

È stato chiamato sindrome della capanna il fatto di voler evitare il mondo esterno dopo un lungo isolamento, proprio come quello che stiamo vivendo a causa del coronavirus. Si tratta di un termine che è stato coniato in quelle regioni degli Stati Uniti dove il rigido inverno costringe le persone ad una sorta di lungo letargo.

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