Santo del giorno 16 maggio: chi era Sant’Ubaldo da Gubbio

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Il 16 maggio il calendario liturgico italiano celebra Sant’Ubaldo Baldassini, vescovo di Gubbio nel XII secolo, ricordato come uomo di pace in un’epoca di guerre tra città. La sua figura non si separa dalla città umbra dove visse, morì e dove ancora oggi è festeggiato con una delle manifestazioni più antiche d’Italia: la Festa dei Ceri.

Chi era Ubaldo da Gubbio

Ubaldo Baldassini nasce a Gubbio intorno al 1085 in una famiglia nobile dell’Umbria. Perde entrambi i genitori da bambino e viene cresciuto dallo zio paterno, che lo affida ai canonici del Duomo cittadino. Studia diritto canonico e teologia, dimostrando fin da giovane attitudine allo studio e alle dispute filosofiche.

Entra giovanissimo nel capitolo dei canonici di San Mariano e a 22 anni viene nominato priore. Vive in epoca tumultuosa: l’Italia medievale è un mosaico di comuni in lotta, l’imperatore Federico Barbarossa sta consolidando il suo potere a nord, le città dell’Umbria si combattono per il controllo dei valichi appenninici.

L’epoca: l’Italia dei Comuni

Il XII secolo è il periodo in cui nasce il Comune italiano, l’istituzione politica che caratterizzerà il Medioevo nostro fino al Quattrocento. Le città si emancipano dalle autorità feudali e si organizzano in repubbliche cittadine. Spesso sono in guerra tra loro: Gubbio, Perugia, Assisi, Spoleto, Foligno si contendono terre, mercati, autorità episcopale.

In questo contesto Ubaldo diventa un mediatore. Sostiene la riforma gregoriana, che vuole liberare la Chiesa dalle ingerenze laiche. Restaura il monastero di San Secondo, ridotto in rovina, e ne fa un centro di vita comunitaria per i canonici.

Borgo medievale italiano con torri di pietra
L’Italia del XII secolo era un mosaico di Comuni in lotta tra loro per terra e mercato.

Vescovo per acclamazione

Nel 1129 il popolo di Gubbio elegge Ubaldo vescovo. Lui rifiuta: pensa di non avere la statura. Si rivolge al Papa Onorio II chiedendo di essere dispensato. Il Papa gli ordina di accettare. Ubaldo torna a Gubbio e diventa vescovo, carica che terrà fino alla morte trentaquattro anni dopo.

Le cronache cittadine, raccolte dal monaco Tebaldo nel Vita Sancti Ubaldi, lo descrivono come un uomo magro, di poche parole, sempre vestito con la tunica nera dei canonici. Mangiava una volta al giorno, dormiva pochissimo, faceva la sua parte di lavoro manuale all’orto del vescovado.

L’episodio della pace con Perugia

L’episodio più narrato della sua vita è del 1140 circa. Perugia e Gubbio sono in guerra. Le truppe perugine assediano la città. La situazione è disperata. Secondo la tradizione, Ubaldo esce a piedi dalla città, attraversa le linee nemiche e si presenta al comandante perugino. Gli parla a lungo, in privato. La mattina seguente l’esercito perugino smonta le tende e torna a casa.

Lo storico moderno è cauto: l’episodio è probabilmente abbellito dalla tradizione. Quello che è certo è che durante il vescovato di Ubaldo Gubbio non subì sconfitte gravi e che la sua reputazione di mediatore si estese in tutto il centro Italia.

Il rapporto con Federico Barbarossa

Tra il 1155 e il 1162 l’imperatore Federico I Barbarossa scende più volte in Italia per affermare l’autorità imperiale sui Comuni ribelli. Nel 1155 marcia su Roma con un grosso esercito. Le città umbre temono il saccheggio. Le cronache raccontano che Ubaldo, ormai settantenne, lo incontra personalmente e ottiene per Gubbio una protezione speciale: i soldati imperiali non vi entreranno.

L’episodio è citato anche da Cesare Baronio negli Annales Ecclesiastici. Non sappiamo cosa esattamente i due si dissero: sappiamo solo che, di fatto, Gubbio non fu mai saccheggiata da Barbarossa.

Interno di una basilica italiana storica
Le reliquie di Sant’Ubaldo sono conservate nella Basilica sul Monte Ingino dal 1192.

La morte e la canonizzazione

Ubaldo muore il 16 maggio 1160, dopo una lunga malattia. Le sue ultime parole, secondo la Vita, sono «In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum» (Nelle tue mani, Signore, affido il mio spirito). Viene sepolto nella cattedrale di Gubbio.

Il culto popolare inizia subito. Già nel 1164, soltanto quattro anni dopo la morte, viene canonizzato da papa Celestino III. È uno dei processi di canonizzazione più rapidi della storia della Chiesa cattolica.

Nel 1192 le sue reliquie vengono traslate sulla cima del Monte Ingino, alle spalle di Gubbio, dove ancora oggi sorge la Basilica di Sant’Ubaldo. Si dice che il suo corpo sia rimasto intatto: i pellegrini di tutta Italia salgono per vederlo conservato in un’urna di vetro sopra l’altare maggiore.

La Festa dei Ceri di Gubbio

Il legame tra Sant’Ubaldo e Gubbio si manifesta ogni 15 maggio (vigilia della festa) nella più antica corsa folcloristica d’Italia. Tre grandi macchine di legno (i «ceri») alte 4 metri, ognuna con la statua di un santo (Sant’Ubaldo, San Giorgio, Sant’Antonio Abate), vengono portate a spalla da squadre di «ceraioli» in una corsa furiosa che parte dal centro città e termina sulla cima del Monte Ingino, dopo 4,5 chilometri di salita ripida.

La Festa dei Ceri è patrimonio del Belpaese, e secondo gli storici risale almeno al XIII secolo. È riconosciuta come patrimonio orale e immateriale dello Stato italiano. Coinvolge migliaia di persone e attira ogni anno decine di migliaia di visitatori. Approfondisco questo aspetto storico-folcloristico in un articolo dedicato alla Festa dei Ceri di Gubbio, la corsa più antica d’Italia.

Architettura medievale italiana tradizionale
La Festa dei Ceri di Gubbio risale almeno al XIII secolo ed è patrimonio immateriale.

Tradizioni regionali legate a Sant’Ubaldo

Oltre a Gubbio, Sant’Ubaldo è patrono di numerose località italiane:

  • Thiene (Vicenza): patrono cittadino dal XV secolo, festa il 16 maggio
  • Bagheria (Palermo): co-patrono con festa popolare a maggio
  • Treviglio (Bergamo): un quartiere e una parrocchia gli sono dedicati
  • Calabria: in diverse parrocchie della provincia di Cosenza si celebrano feste minori
  • San Severino Marche: la chiesa di Sant’Ubaldo conserva una pala settecentesca dedicata al santo

Un proverbio diffuso in Umbria dice: «Per Sant’Ubaldo, il grano è scaldo» (per il 16 maggio il grano comincia a maturare). È un calendario contadino tipico, che lega la festa religiosa al ciclo agricolo della valle umbra.

L’iconografia: come riconoscere Sant’Ubaldo

Nell’iconografia tradizionale Ubaldo viene rappresentato come un uomo magro, alto, con la barba e il pastorale episcopale. Spesso porta in mano una piccola maquette della città di Gubbio o di una cattedrale, simbolo della sua protezione cittadina. Talvolta è raffigurato con il diavolo sotto i piedi: un riferimento a un episodio della Vita in cui avrebbe scacciato un demone da una donna posseduta.

Le opere più note che lo ritraggono sono il polittico di Ottaviano Nelli (XV secolo) nella basilica del Monte Ingino e la grande pala del Sassoferrato del Seicento conservata nella stessa basilica.

Sant’Ubaldo oggi: una figura politica?

Sant’Ubaldo viene spesso citato dai sindaci italiani in occasione di crisi cittadine come modello di mediazione politica. Il suo profilo di vescovo non aggressivo, capace di dialogare con potenti avversari (Barbarossa, le città rivali) e di mantenere la coesione comunitaria, lo rende una figura storica con un’attualità inaspettata. La voce di Wikipedia su Ubaldo Baldassini raccoglie le fonti storiografiche moderne.

Domande frequenti

Quando è morto Sant’Ubaldo?

Il 16 maggio 1160 a Gubbio. Per questo motivo il 16 maggio è la sua festa liturgica.

Perché si celebra a Gubbio in modo così speciale?

Perché Ubaldo è il patrono della città dal XII secolo e perché la tradizione lo lega alla salvezza di Gubbio durante i conflitti con Perugia e con l’impero. La Festa dei Ceri ne è il segno più visibile.

Quando è stato canonizzato?

Nel 1164, soltanto quattro anni dopo la morte, da papa Celestino III. È uno dei processi più rapidi della storia.

Dove sono conservate le sue reliquie?

Nella Basilica di Sant’Ubaldo, sul Monte Ingino sopra Gubbio. Il corpo è esposto in un’urna di vetro sopra l’altare maggiore.

Come si raggiunge la Basilica del Monte Ingino?

A piedi in circa un’ora di salita dal centro di Gubbio, oppure con la funivia «Colle Eletto», una caratteristica seggiovia a cabina aperta in funzione dal 1960.

I miracoli attribuiti a Sant’Ubaldo sono storicamente provati?

Sono raccontati nelle agiografie medievali. Secondo la tradizione cattolica sarebbero opera della sua intercessione. La storiografia moderna li tratta come elementi della pietà popolare medievale, mentre la sua attività di mediatore politico e di restauratore della disciplina ecclesiastica è documentata da fonti coeve.