Santo del giorno 18 maggio: chi era San Felice da Cantalice

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Il 18 maggio la tradizione cattolica ricorda San Felice da Cantalice (1515-1587), il frate cappuccino noto a Roma come il «frate Deo gratias» per il suo costume di rispondere a ogni avvenimento con un grato «Deo gratias». Primo cappuccino canonizzato dalla Chiesa, è una delle figure più affascinanti della spiritualità popolare italiana del Cinquecento.

Chi era Felice da Cantalice

Felice nasce intorno al 1515 a Cantalice, oggi piccolo comune in provincia di Rieti, allora parte dello Stato Pontificio. Il suo nome di battesimo era Felice Porri. Nacque in una famiglia di contadini molto poveri e da bambino lavorava nei campi e come pastore. Secondo le biografie redatte dopo la sua morte, era un giovane riservato, di poche parole, abituato alla preghiera silenziosa più che alle dispute teologiche.

L’episodio che, secondo la tradizione, decise la sua vocazione fu un incidente con un aratro trainato dai buoi: gli animali si imbizzarrirono e Felice fu trascinato a terra. Si salvò miracolosamente (secondo i suoi biografi) e interpretò l’episodio come un segno divino. Decise allora di abbandonare il lavoro nei campi per entrare nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, riformati pochi decenni prima da San Francesco d’Assisi.

L’ingresso nell’Ordine dei Cappuccini

L’Ordine dei Frati Minori Cappuccini era nato nel 1525 come ramo riformato dei francescani, con l’obiettivo di vivere la regola di San Francesco in maniera ancora più rigorosa. I cappuccini portavano una lunga barba e un saio marrone con cappuccio appuntito (da cui il nome).

Felice entrò nel noviziato del convento di Anticoli, nei pressi di Tivoli, intorno al 1543. A 28 anni, era già più anziano dei giovani novizi, ma fu accolto per la sua umiltà e la sua determinazione. Pronunciò i voti solenni l’anno successivo. Dopo alcuni anni in conventi vari del Lazio (Monte San Giovanni, Cantalice stessa, Tivoli), fu trasferito a Roma, dove avrebbe trascorso il resto della sua vita.

Convento francescano in Italia
I conventi cappuccini hanno segnato la storia spirituale italiana. — Foto di Andrea Piacquadio su Pexels

Il «frate Deo gratias» nelle strade di Roma

Dal 1547 fino alla morte (nel 1587), per quarant’anni, Felice esercitò a Roma l’umile incarico di cercatore: il frate che andava di porta in porta a chiedere l’elemosina per il convento. Ogni mattina partiva con la bisaccia vuota, percorreva chilometri di strade romane, riceveva pane, frutta, ortaggi e qualche moneta dai cittadini. Le cronache narrano che camminava sempre a piedi nudi, anche d’inverno, e che dormiva poche ore per notte su una stuoia o sul pavimento.

Il soprannome di «frate Deo gratias» nacque dalla sua abitudine: a ogni offerta, grande o piccola, rispondeva «Deo gratias» (sia ringraziato Dio). Era diventato così proverbiale che i bambini lo riconoscevano e gli correvano incontro per gridarglielo. Anche quando i passanti gli rivolgevano insulti o scherzi pesanti, la sua risposta restava la stessa: «Deo gratias».

Le amicizie illustri

Pur essendo un semplice frate questuante, Felice entrò in contatto con alcune delle figure più importanti della Chiesa del suo tempo. Frequentò San Filippo Neri, il fondatore dell’Oratorio, con cui condivideva l’attenzione per i poveri e la spiritualità gioiosa. Conobbe anche San Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano e protagonista della Controriforma, che lo stimava profondamente.

Secondo la tradizione, Felice intercedette in più occasioni davanti ai cardinali e ai papi per cause caritative: la sua semplicità disarmava le burocrazie ecclesiastiche e ottenne aiuti per molte famiglie povere romane.

La morte e la canonizzazione

Felice morì la notte tra il 17 e il 18 maggio 1587, a Roma, all’età di circa 72 anni. La fama di santità lo aveva preceduto: il popolo romano accorse al suo funerale, e il corpo fu sepolto nella chiesa dei Cappuccini di Roma (oggi Santa Maria della Concezione dei Cappuccini in via Veneto), dove ancora si trovano le sue reliquie.

La causa di beatificazione fu introdotta poco dopo. Papa Urbano VIII lo beatificò nel 1625. Papa Clemente XI lo canonizzò il 22 maggio 1712, rendendolo il primo santo dell’Ordine dei Cappuccini. La sua festa liturgica fu fissata al 18 maggio, giorno della morte.

Chiostro medievale con colonne
I chiostri medievali sono luoghi di silenzio e preghiera. — Foto di Alex Does Pictures su Pexels

Iconografia: come riconoscerlo nelle opere d’arte

Nei dipinti e nelle sculture, Felice da Cantalice è generalmente rappresentato come un frate cappuccino dalla lunga barba bianca, vestito con il saio marrone e i sandali (o a piedi nudi). Spesso porta sulle spalle una bisaccia gonfia di pane e ortaggi, simbolo della sua attività di cercatore. In alcune raffigurazioni tiene in mano il Bambino Gesù: secondo la tradizione, durante una preghiera al presepe nella chiesa di Santa Maria in Aracoeli, la Vergine gli avrebbe affidato il Bambino per qualche istante.

Tra le opere più celebri che lo raffigurano c’è la pala d’altare della chiesa dei Cappuccini di via Veneto a Roma, e numerose tele del periodo barocco custodite in conventi cappuccini di tutta Italia.

Tradizioni e luoghi di culto in Italia

San Felice da Cantalice è venerato in tutta Italia, ma particolarmente nei luoghi legati alla sua biografia.

Cantalice (Rieti)

Il suo paese natale conserva la casa-museo dedicata al santo e celebra il 18 maggio con una processione e una festa religiosa molto sentita. Ogni anno migliaia di pellegrini arrivano da tutta Italia.

Roma

La chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini in via Veneto custodisce le reliquie e accoglie ogni 18 maggio una celebrazione solenne. Nella celebre cripta ossario del convento (oggi attrattiva turistica per via dei suoi mosaici di ossa) sono conservati anche alcuni resti dei cappuccini, tra cui memorie del santo.

Le festa patronali

San Felice è patrono di Cantalice e di Anticoli Corrado (Roma). In entrambi i comuni il 18 maggio è giorno di festa civile, con processioni, fiere paesane e tradizioni gastronomiche tipiche del Lazio rurale: agnello, pecorino, ricotta e pane fatto in casa.

Affresco di un santo italiano
L’iconografia dei santi è parte fondamentale dell’arte italiana. — Foto di Lars Mulder su Pexels

Curiosità storiche

Felice da Cantalice è uno dei pochi santi della Controriforma a essere stato analfabeta. Non sapeva né leggere né scrivere, ma conosceva a memoria moltissime preghiere, salmi e canti popolari, che cantava per le strade di Roma. La sua figura ha influenzato la spiritualità francescana popolare del Sei e Settecento, diventando un modello di santità accessibile a tutti, senza necessità di studi teologici.

Un altro dettaglio storicamente interessante è il suo ruolo durante la peste del 1576: secondo le cronache, Felice continuò a girare per Roma anche durante l’epidemia, portando aiuto ai malati e alle famiglie isolate. Non si ammalò mai gravemente, fatto che contribuì all’aura di santità che lo circondava già in vita.

Per scoprire altre figure di santi raccontati in chiave storico-culturale, leggi anche il nostro articolo su Sant’Isidoro l’agricoltore, santo del 15 maggio.

Domande frequenti

Chi era San Felice da Cantalice?

San Felice da Cantalice (1515-1587) era un frate cappuccino italiano, noto come «frate Deo gratias». Fu cercatore d’elemosina per il convento di Roma per quarant’anni e fu il primo santo dell’Ordine dei Cappuccini, canonizzato nel 1712.

Perché si chiama «frate Deo gratias»?

Perché a ogni offerta che riceveva, grande o piccola, rispondeva immancabilmente con la formula latina Deo gratias («sia ringraziato Dio»). Il soprannome divenne così popolare che i bambini romani lo gridavano ogni volta che lo incontravano per strada.

Quando si celebra la festa di San Felice da Cantalice?

La sua memoria liturgica si celebra il 18 maggio, anniversario della sua morte avvenuta nel 1587. È giorno di festa patronale a Cantalice (Rieti) e Anticoli Corrado (Roma).

Dove sono custodite le reliquie?

Le reliquie principali si trovano nella chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini in via Veneto a Roma. La sua statua e altri ricordi sono conservati anche nella chiesa di Cantalice.

Quando è stato canonizzato?

San Felice è stato beatificato da Papa Urbano VIII nel 1625 e canonizzato da Papa Clemente XI il 22 maggio 1712. Fu il primo santo dell’Ordine dei Cappuccini.

Qual è il suo legame con San Filippo Neri?

I due furono contemporanei e amici a Roma. Condividevano lo stesso amore per i poveri, la stessa spiritualità gioiosa e popolare. Le fonti raccontano molti incontri tra loro, spesso caratterizzati da scambi semplici e profondi.

Per una biografia più ampia, consulta la voce Felice da Cantalice su Wikipedia.