Nel 1911 avvenne uno degli episodi più incredibili e affascinanti della storia dell’arte: il furto della Gioconda dal museo del Louvre. A compierlo non fu un criminale internazionale, ma un semplice operaio italiano, Vincenzo Peruggia. La sua vicenda sembra un romanzo, eppure è assolutamente reale. Un gesto nato da un’idea sbagliata di patriottismo cambiò per sempre il destino del dipinto più famoso del mondo.
Chi era Vincenzo Peruggia
Vincenzo Peruggia nacque nel 1881 a Dumenza, un piccolo paese in provincia di Varese. Come molti italiani dell’epoca emigrò in Francia in cerca di lavoro. A Parigi trovò impiego come operaio specializzato nella lavorazione del vetro e delle cornici. Grazie a questo lavoro entrò più volte al Louvre, partecipando anche alla realizzazione delle teche protettive per alcune opere.
Peruggia era un uomo semplice, con poca istruzione ma con un forte senso di identità nazionale. L’Italia era una nazione giovane e molti italiani nutrivano risentimento verso la Francia, accusata di aver sottratto opere d’arte durante le campagne napoleoniche.
Un’idea sbagliata che cambiò la storia
Peruggia era convinto che la Gioconda fosse stata rubata da Napoleone e che dovesse tornare in Italia. In realtà il dipinto arrivò in Francia molto prima, acquistato legalmente dal re Francesco I direttamente da Leonardo da Vinci. Questa informazione però non era diffusa tra la gente comune, e Peruggia agì convinto di compiere un atto giusto.
Nella sua mente non stava rubando, ma restituendo all’Italia un’opera che credeva appartenesse al suo Paese.
Il furto del secolo
Un piano semplice e geniale
Il 21 agosto 1911, un lunedì, il Louvre era chiuso al pubblico. Peruggia entrò nel museo indossando un camice bianco, identico a quello dei dipendenti. Nessuno sospettò nulla. Raggiunse la sala della Gioconda, staccò il dipinto dal muro, tolse la cornice e nascose la tavola sotto il cappotto.
Uscì dal museo passando da una porta di servizio. Non c’erano allarmi né controlli. Il furto venne scoperto solo il giorno successivo, lasciando il mondo intero senza parole.
Due anni nascosta sotto un letto
Peruggia tornò nella sua piccola stanza a Parigi e nascose la Gioconda in una valigia di legno sotto il letto. Per due anni visse con il quadro più famoso del mondo a pochi passi da lui, senza mostrarlo a nessuno e senza venderlo.
Nel frattempo il furto divenne un caso mondiale. I giornali ne parlarono ogni giorno, tra ipotesi assurde e accuse infondate. Anche Pablo Picasso e Guillaume Apollinaire furono interrogati dalla polizia.
La scoperta e l’arresto
Nel 1913 Peruggia decise di portare il dipinto in Italia. Contattò un antiquario di Firenze, chiedendo un incontro. L’uomo, insospettito, avvisò le autorità. Quando Peruggia mostrò la Gioconda, fu immediatamente arrestato.
Durante il processo spiegò le sue motivazioni patriottiche. In Italia molti lo considerarono un eroe e la sua pena fu lieve: poco più di un anno di carcere, poi ridotto per buona condotta.
Il furto che rese immortale la Gioconda
Prima del 1911 la Gioconda era già un capolavoro, ma non aveva la fama mondiale di oggi. Il furto la trasformò in un mito globale. Milioni di persone visitarono il Louvre solo per vedere il muro vuoto dove era appesa.
Quando il dipinto tornò al museo, non era più solo un’opera rinascimentale, ma un’icona universale. Oggi è protetta da vetri antiproiettile e sistemi di sicurezza avanzati. Ma senza quel ladro patriottico e la sua valigia sotto il letto, forse il mondo non avrebbe mai guardato quel sorriso con la stessa meraviglia.