Si chiamano “inquinanti eterni” perché non si degradano quasi mai e si accumulano nell’acqua, nel suolo e perfino nel nostro sangue. Ora però arriva una buona notizia: dal 1° gennaio 2026 la Francia è diventata il primo grande Paese europeo a vietare i PFAS in numerosi prodotti di uso quotidiano, aprendo una strada che molti altri Stati guardano con interesse.
Che cosa sono i PFAS
PFAS è la sigla che indica le sostanze per- e polifluoroalchiliche, una vasta famiglia di composti chimici di sintesi che comprende oltre diecimila molecole diverse. Sono usati dagli anni Quaranta del Novecento per le loro proprietà davvero comode: respingono acqua, grassi e sporco e resistono al calore. Per questo li troviamo in padelle antiaderenti, tessuti impermeabili, cosmetici, imballaggi alimentari, schiume antincendio e moltissimi altri oggetti.
Il loro pregio è anche il loro difetto. Il legame tra carbonio e fluoro che li compone è uno dei più stabili che esistano in natura: questo li rende quasi indistruttibili. Per questo motivo sono stati soprannominati forever chemicals, gli “inquinanti eterni”.
Perché preoccupano
Proprio perché non si degradano, i PFAS si accumulano nell’ambiente e negli organismi viventi. Diversi studi li hanno collegati a effetti sulla salute, dall’alterazione del sistema immunitario a problemi alla tiroide e al fegato, fino a un aumento del rischio di alcuni tumori. Vengono ritrovati nell’acqua potabile, nel pesce, nei prodotti agricoli e, in tracce, nel sangue di gran parte della popolazione mondiale.

La svolta francese
Il 20 febbraio 2025 il Parlamento francese ha approvato una legge per proteggere la popolazione dai rischi legati ai PFAS. Il provvedimento è entrato ufficialmente in vigore il 1° gennaio 2026 e rappresenta una delle normative più avanzate al mondo su questo fronte.
La legge vieta la fabbricazione, l’importazione e la vendita di prodotti contenenti PFAS quando esiste già un’alternativa praticabile. Dal 2026 il divieto riguarda tre categorie ben precise: i cosmetici, le cere per gli sport invernali e i prodotti tessili per l’abbigliamento, comprese le calzature.
Cosa cambierà nei prossimi anni
Il calendario non si ferma al 2026. Dal 2030 il divieto verrà esteso a qualsiasi prodotto tessile contenente queste sostanze, con poche eccezioni riservate agli indumenti protettivi usati dai militari e dai vigili del fuoco, per i quali al momento mancano alternative affidabili. Un’altra misura importante riguarda l’acqua potabile: le autorità sono obbligate a effettuare controlli regolari per tutti i tipi di PFAS, così da tutelare la salute pubblica.

Il principio “chi inquina paga”
La legge francese introduce anche un meccanismo di responsabilità per le aziende. Chi rilascia PFAS nell’ambiente dovrà contribuire economicamente, secondo il principio europeo del “chi inquina paga”. È un cambio di prospettiva: il costo della contaminazione non ricade più soltanto sulla collettività, ma anche su chi produce queste sostanze.
Le eccezioni e i limiti del provvedimento
La normativa non è priva di compromessi. Dopo un acceso dibattito e le pressioni dell’industria, gli utensili da cucina con rivestimento antiaderente sono stati esclusi dal divieto, nonostante esistano alternative. Restano fuori anche alcune membrane ad alte prestazioni usate nei processi di filtrazione e i materiali ritenuti essenziali per usi strategici. È un primo passo, dunque, non una messa al bando totale.
Perché è comunque una buona notizia
Anche con i suoi limiti, la legge francese segna un precedente importante. È la prima volta che un grande Paese europeo introduce un divieto così ampio e con un calendario preciso, mandando un segnale chiaro all’industria: investire in alternative più sicure conviene. La pressione dei cittadini è stata determinante, con oltre 140.000 persone che hanno chiesto ai propri deputati di sostenere la misura.
L’iniziativa francese si inserisce in un movimento più ampio: a livello europeo è in discussione una restrizione complessiva proposta da diversi Stati membri. Le buone notizie ambientali, del resto, nascono spesso da piccoli gesti e grandi decisioni che si sommano: lo abbiamo raccontato anche parlando del No Mow May e di come lasciare il prato incolto aiuti la biodiversità.

Cosa possiamo fare noi
In attesa che le norme si estendano ad altri Paesi, ci sono accorgimenti quotidiani che riducono l’esposizione: preferire cosmetici e tessuti certificati senza PFAS, limitare gli imballaggi alimentari unti e oleosi trattati con queste sostanze, e informarsi sulla qualità dell’acqua del proprio territorio. Per approfondire lo stato della regolamentazione europea si può consultare la pagina dedicata ai PFAS dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA).
Domande frequenti
Cosa significa PFAS?
È la sigla delle sostanze per- e polifluoroalchiliche, una famiglia di oltre diecimila composti chimici di sintesi usati per rendere i materiali resistenti ad acqua, grassi e calore.
Perché si chiamano inquinanti eterni?
Perché il loro legame chimico è estremamente stabile e non si degrada quasi mai: per questo si accumulano per decenni nell’ambiente e negli organismi viventi.
Da quando la Francia ha vietato i PFAS?
Il divieto è in vigore dal 1° gennaio 2026 e riguarda cosmetici, cere per sport invernali e tessuti per l’abbigliamento, comprese le calzature.
Le padelle antiaderenti sono vietate in Francia?
No. Gli utensili da cucina con rivestimento antiaderente sono stati esclusi dal divieto, nonostante esistano alternative, dopo le pressioni dell’industria.
I PFAS fanno male alla salute?
Diversi studi li hanno collegati a effetti sul sistema immunitario, sulla tiroide e sul fegato, e a un aumento del rischio di alcuni tumori. Per questo se ne cerca di ridurre l’esposizione.
Anche l’Unione Europea vieterà i PFAS?
È in discussione una proposta di restrizione complessiva presentata da più Stati membri. La legge francese è considerata un precedente che potrebbe accelerare il percorso europeo.