Biennale Architettura 2026 a Venezia: cos’è Do Architecure

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Dall’8 maggio Venezia ospita la ventesima Mostra Internazionale di Architettura, una delle rassegne più importanti al mondo nel suo settore. Il titolo scelto è Do Architecure, e la curatela è affidata a due architetti cinesi, Wang Shu e Lu Wenyu, che firmano una Biennale per la prima volta trilingue. Una guida pratica per capire cos’è, cosa vedere e perché la sua impronta è già al centro del dibattito internazionale.

Cosa è la Biennale Architettura

La Biennale Architettura di Venezia è la più antica e prestigiosa esposizione mondiale dedicata all’architettura contemporanea. Nasce nel 1980 come costola della Biennale Arte, fondata invece nel 1895, e si tiene a cadenza biennale, alternandosi proprio con la sorella maggiore. Ogni edizione ha un curatore diverso e un tema specifico, che dà la direzione a tutti i padiglioni nazionali e ai partecipanti invitati.

L’esposizione si svolge nei Giardini e all’Arsenale, due aree storiche della città. Ai Giardini si trovano i padiglioni nazionali, edifici permanenti progettati da grandi architetti e affidati ai singoli Paesi. All’Arsenale è ospitata la mostra centrale curata dal direttore artistico, insieme a ulteriori partecipazioni internazionali.

L’edizione 2026: Do Architecure

La ventesima Mostra Internazionale di Architettura è aperta dall’8 maggio al 23 novembre 2026. Il titolo, Do Architecure, è un gioco di parole intraducibile in italiano: contiene il verbo “fare” insieme alla parola “architettura”, e suggerisce un’idea di architettura come pratica concreta, prima che come disciplina astratta. Il sottotitolo precisa: “La possibilità di coesistenza nella realtà reale”.

I curatori, Wang Shu e Lu Wenyu, sono due architetti cinesi fondatori dello studio Amateur Architecture Studio. Sono noti per l’attenzione ai materiali locali, alla memoria dei luoghi e al riciclo costruttivo. Wang Shu è stato il primo cinese a vincere, nel 2012, il Pritzker Prize, considerato il “Nobel dell’architettura”.

Sala espositiva della Biennale Architettura
Le sale dell’Arsenale ospitano la mostra centrale dei curatori Wang Shu e Lu Wenyu.

Il tema: coesistenza e memoria

Il filo conduttore della Biennale 2026 è la coesistenza: fra natura e costruito, fra antico e nuovo, fra tradizioni locali e linguaggi globali. Wang Shu e Lu Wenyu propongono l’idea di un giardino in armonia, in cui memoria e innovazione, difficoltà e voglia di futuro convivono.

Ne deriva una mostra che dà spazio a progetti in cui l’architettura non distrugge il preesistente, ma lo riadatta. Materiali poveri, pratiche di riuso, modelli ispirati alle architetture di terra, tetti curvi e legni grezzi animano molte delle installazioni dell’Arsenale. È una visione lontana dal lusso e dalla spettacolarità: una Biennale “lenta”, che invita a guardare due volte.

Una mostra per la prima volta trilingue

Un’altra novità di questa edizione è linguistica. Per la prima volta, accanto all’italiano e all’inglese, è stato introdotto anche il cinese nei testi delle didascalie e nelle pubblicazioni della mostra. Un riconoscimento della centralità globale della cultura asiatica e una scelta che riflette l’identità dei curatori.

Cosa vedere ai Giardini

I Giardini ospitano i padiglioni nazionali, ognuno con la propria curatela indipendente. Ogni Paese sceglie come rispondere al tema lanciato dai direttori artistici. Tra i padiglioni più discussi della 2026 ci sono quelli che esplorano la rigenerazione urbana di città industriali e quelli che lavorano sull’emergenza climatica.

Il padiglione italiano, situato all’Arsenale, è stato affidato a un curatore italiano e propone una riflessione sulle aree interne del Paese, sui borghi e sulle infrastrutture leggere. È visitabile insieme alla mostra centrale.

I Leoni d’oro

Come a ogni edizione, una giuria internazionale assegna due Leoni d’oro: uno al miglior padiglione nazionale e uno al miglior progetto presentato nella mostra centrale. Il Leone d’oro alla carriera è invece annunciato prima dell’apertura, e per il 2026 è stato riconosciuto a una figura storica del Movimento Moderno.

Modello architettonico in scala
Modelli, prototipi e installazioni si alternano fra le Corderie dell’Arsenale.

Cosa vedere all’Arsenale

All’Arsenale si sviluppa la mostra centrale curata da Wang Shu e Lu Wenyu, articolata in oltre quaranta sezioni tematiche e centinaia di progetti. È qui che si trova il cuore concettuale della Biennale, con installazioni che spaziano dai modelli in scala a video, fotografie, prototipi e veri e propri padiglioni costruiti in loco. La passeggiata fra le Corderie è una delle esperienze classiche dell’esposizione veneziana.

Da non perdere, all’esterno, le installazioni temporanee disseminate nei cantieri storici dell’Arsenale, che sfruttano l’eccezionale architettura industriale del luogo. Diverse strutture costruite in legno e bambù possono essere visitate camminandoci dentro.

Informazioni pratiche

La Mostra è aperta tutti i giorni tranne il lunedì, salvo i lunedì di apertura (11 maggio, 1° giugno, 6 luglio, 31 agosto, 21 settembre, 19 ottobre e 16 novembre). L’orario va dalle 11 alle 19 nei Giardini e all’Arsenale, con chiusura della biglietteria un’ora prima. I biglietti possono essere acquistati online oppure direttamente all’ingresso, e sono previste riduzioni per studenti, over 65 e residenti del Comune di Venezia.

Per pianificare la visita conviene mettere in conto almeno una giornata intera: i Giardini e l’Arsenale richiedono diverse ore di cammino. Esistono navette acquee e biglietti combinati per chi desidera vedere entrambe le sedi nello stesso giorno. Sul sito ufficiale della Biennale sono pubblicati tutti gli orari, le mappe e il programma delle conferenze a margine.

Arsenale di Venezia
L’Arsenale di Venezia, sede storica della Mostra Internazionale di Architettura.

Eventi collaterali e Padiglione di Vetro

Accanto alla Mostra principale, le associazioni e le istituzioni internazionali allestiscono decine di eventi collaterali sparsi per Venezia. Sono ospitati in palazzi storici, ex chiese sconsacrate, cantieri navali. Alcuni richiedono prenotazione, altri sono ad accesso libero. Ogni anno il loro numero supera abbondantemente la centina, rendendo la città stessa parte dell’esposizione.

Per chi sta organizzando una visita culturale a Venezia, può essere interessante combinare l’esperienza con la Biennale Arte 2026: la rassegna parallela dedicata all’arte contemporanea, anch’essa con sede negli stessi spazi e con un programma fittissimo di mostre satellite in tutta la città.

Perché conta questa edizione

La Biennale Architettura di Venezia non è solo una mostra: è il principale appuntamento mondiale in cui si discute il futuro della disciplina. Le idee che emergono qui finiscono nei master universitari, negli studi degli architetti e nelle politiche pubbliche degli anni seguenti. L’edizione 2026, con un’impostazione “lenta” e una curatela dichiaratamente non occidentale, segna un cambio di direzione che molti osservatori considerano significativo. La domanda che propone — come si fa coesistere antico e nuovo senza disperdere nessuno dei due — è al centro delle politiche urbane di tutto il mondo.

Domande frequenti sulla Biennale Architettura 2026

Quando si tiene la Biennale Architettura 2026?

Dall’8 maggio al 23 novembre 2026, ai Giardini e all’Arsenale di Venezia.

Chi sono i curatori?

Gli architetti cinesi Wang Shu e Lu Wenyu, fondatori dell’Amateur Architecture Studio. Wang Shu ha vinto il Pritzker Prize nel 2012.

Quanto costa il biglietto?

Il prezzo di base è intorno ai 25 euro, con riduzioni per studenti, over 65 e residenti veneziani. È previsto un biglietto unico per Giardini e Arsenale.

Quanto tempo serve per visitarla?

Per vedere bene entrambe le sedi serve almeno una giornata intera. Per gli appassionati del tema, due giornate sono il minimo.

Si può visitare solo una delle due sedi?

Sì, esistono biglietti separati. I Giardini ospitano i padiglioni nazionali, l’Arsenale la mostra centrale e il padiglione italiano.

Qual è il tema dell’edizione 2026?

Si intitola Do Architecure – La possibilità di coesistenza nella realtà reale, e ruota attorno all’idea di architettura come dialogo fra memoria, materiali locali e innovazione.