Ogni anno, il 29 maggio, le Nazioni Unite celebrano la Giornata internazionale degli operatori di pace. È un’occasione per ricordare il lavoro dei caschi blu in missione nei luoghi più difficili del mondo e per onorare la memoria di chi è caduto al servizio della pace.
Cos’è la Giornata internazionale degli operatori di pace
La Giornata, in inglese International Day of UN Peacekeepers, è stata istituita dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 2002 con la risoluzione 57/129. Si celebra il 29 maggio perché in quella data, nel 1948, fu istituita la prima missione di mantenimento della pace, la UNTSO (United Nations Truce Supervision Organization), schierata in Medio Oriente per vigilare sul cessate il fuoco.
L’obiettivo della Giornata è duplice: rendere omaggio agli oltre due milioni di donne e uomini che dal 1948 hanno servito nelle missioni ONU, e ricordare i quasi 4.400 caschi blu che hanno perso la vita nello svolgimento di questo compito.

Chi sono i caschi blu
I caschi blu sono militari, agenti di polizia e civili messi a disposizione dagli Stati membri delle Nazioni Unite per le missioni di pace. Il loro nome deriva dall’elmetto di colore azzurro, scelto perché ben visibile e diverso dalle divise militari nazionali. Servono sotto bandiera ONU e rispondono al Consiglio di Sicurezza.
Oltre ai soldati, le missioni includono operatori civili: esperti di diritti umani, ingegneri, mediatori culturali, medici, formatori per la polizia locale. La pace, oggi, non si costruisce solo presidiando un confine, ma anche aiutando un Paese a ricostruire istituzioni, scuole, ospedali.
Quando nascono le missioni di pace
L’idea delle missioni di pace nasce con l’ONU stessa, fondata nel 1945 dopo la Seconda guerra mondiale. La prima vera missione, la già citata UNTSO, fu schierata nel 1948 in Palestina. Da allora le Nazioni Unite hanno avviato oltre 70 missioni in tutti i continenti, dal Congo a Cipro, dall’ex Jugoslavia al Libano, dal Sud Sudan ad Haiti.
Nel 1988 il personale delle missioni di pace fu insignito del Premio Nobel per la pace, riconoscimento del «contributo decisivo» dato alla stabilità internazionale.
L’Italia e le missioni ONU
L’Italia è uno dei principali contributori di personale militare e civile alle missioni di pace. I militari italiani sono presenti da decenni in Libano, dove guidano la missione UNIFIL, e hanno partecipato a operazioni in Kosovo, Afghanistan, Mozambico, Libano, Repubblica Centrafricana e in molti altri Paesi.
Per dimensioni del contingente in missione, l’Italia è in testa tra i Paesi occidentali. Una scelta che si lega al ruolo storico del nostro Paese come ponte tra Europa e Mediterraneo.

Cosa fanno gli operatori di pace
Le missioni di pace non hanno tutte gli stessi obiettivi. In linea generale, però, gli operatori sono chiamati a:
Vigilare su tregue e accordi
Quando due parti firmano un cessate il fuoco, i caschi blu si interpongono e verificano che gli accordi vengano rispettati. È stato il primo compito storico di queste missioni.
Proteggere i civili
Negli ultimi vent’anni la protezione dei civili è diventata un mandato esplicito. I caschi blu pattugliano i campi profughi, scortano i convogli umanitari e creano «zone sicure».
Sostenere la ricostruzione
I civili in missione aiutano i governi locali a riorganizzare polizia, magistratura, sanità e istruzione. È il lavoro meno visibile ma forse più importante per costruire una pace duratura.
Il tema della Giornata 2026
Ogni anno la Giornata viene celebrata con un tema. Il filo conduttore degli ultimi anni riguarda il ruolo delle donne nelle operazioni di pace e l’uso di tecnologie nuove per la sicurezza dei caschi blu. Nelle missioni recenti sono cresciute progressivamente le componenti femminili, sia militari sia civili, una scelta che si è rivelata strategica per i contatti con le comunità locali.
Le cifre della pace
Secondo i dati pubblicati dal Dipartimento operazioni di pace dell’ONU, oggi sono dispiegate circa una dozzina di missioni, con decine di migliaia di persone in servizio. I principali Paesi che forniscono personale militare includono Bangladesh, Nepal, India, Etiopia e Ruanda, oltre all’Italia per le missioni a guida occidentale.

Le sfide del futuro
Le missioni di pace si trovano di fronte a sfide nuove: conflitti asimmetrici, attori non statali, disinformazione, crisi climatica che alimenta tensioni per acqua e risorse. Anche il terrorismo globale ha cambiato il volto di alcune operazioni, soprattutto in Africa, dove i caschi blu sono diventati obiettivi diretti.
Per questo il modello ONU sta evolvendo: missioni più piccole, più tecnologiche, più integrate con organizzazioni regionali come l’Unione Africana o l’Unione Europea.
Come l’Italia celebra il 29 maggio
In Italia la Giornata viene ricordata con cerimonie presso il Ministero della Difesa, eventi nelle scuole e iniziative degli enti che si occupano di cooperazione internazionale. Spesso vengono organizzate visite ai sacrari militari per onorare i caduti italiani delle missioni di pace.
Domande frequenti
Perché il 29 maggio?
Perché il 29 maggio 1948 nacque la prima missione di pace ONU, l’UNTSO, schierata in Medio Oriente per vigilare sul cessate il fuoco arabo-israeliano.
Chi può diventare casco blu?
I caschi blu sono militari e poliziotti messi a disposizione dagli Stati membri. Si possono affiancare a personale civile selezionato per profili specifici come logistica, diritti umani, ingegneria.
Quante missioni di pace ci sono oggi?
Le operazioni attive variano nel tempo: negli ultimi anni si è oscillati tra dieci e quattordici missioni in corso, soprattutto in Africa e Medio Oriente.
Quanti caschi blu sono caduti dal 1948?
Secondo le statistiche ONU, sono oltre 4.300 le persone morte in servizio nelle missioni di pace dal 1948 a oggi.
Le Nazioni Unite hanno vinto un Nobel?
Sì, nel 1988 il personale delle missioni di pace ricevette il Premio Nobel per la Pace per il contributo alla stabilità internazionale.
Qual è il ruolo dell’Italia?
L’Italia è tra i principali contributori occidentali alle missioni ONU, con un ruolo storico in Libano (UNIFIL) e in molte altre operazioni.