Bacini nascosti sotto i ghiacci dell’Antartide

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Sotto i ghiacci dell’Antartide orientale, spessi in alcuni punti più di tre chilometri, si nasconde una struttura geologica enorme rimasta finora invisibile. Uno studio pubblicato all’inizio di giugno 2026 su Nature Geoscience descrive una rete di bacini a forma di ventaglio che potrebbe essere una delle più grandi strutture del genere sulla crosta terrestre. Vediamo cosa hanno scoperto gli scienziati.

La scoperta: una struttura nascosta sotto i ghiacci

Secondo uno studio pubblicato il 3 giugno 2026 sulla rivista scientifica Nature Geoscience da un gruppo di ricerca guidato dall’Università di Durham, nel Regno Unito, sotto la calotta dell’Antartide orientale si estende una vasta rete di bacini sepolti. Gli autori l’hanno chiamata East Antarctic Fan-shaped Basin Province, cioè provincia di bacini a forma di ventaglio dell’Antartide orientale.

La novità non è tanto l’esistenza dei singoli bacini, alcuni dei quali erano già noti, quanto la scoperta che essi fanno parte di un’unica grande struttura coerente, prima non riconosciuta come tale.

Cosa sono i bacini subglaciali

Un bacino subglaciale è una depressione del terreno che si trova sotto i ghiacci. Non lo vediamo perché è coperto dalla calotta, ma incide profondamente sul modo in cui il ghiaccio si muove e scorre verso il mare. Conoscere la forma del terreno nascosto sotto l’Antartide è quindi fondamentale per capire come si comportano i ghiacciai e come potrebbero reagire ai cambiamenti del clima.

Ghiacciaio con superficie crepacciata
In alcuni punti il ghiaccio dell’Antartide supera i tre chilometri di spessore.

Una struttura a ventaglio grande quanto un continente

Secondo lo studio, la rete è composta da circa trenta bacini distinti che si dispongono a raggiera, irradiandosi da un unico punto centrale situato a 86,4 gradi di latitudine sud e 129,9 gradi di longitudine est, non lontano dal Polo Sud. L’insieme disegna una gigantesca forma a ventaglio su scala continentale.

Di questa struttura fanno parte alcune delle depressioni più note dell’Antartide, come i bacini di Wilkes e di Aurora, e quello che ospita il lago Vostok. La dimensione complessiva è tale da rendere questa, secondo gli autori, una delle più grandi formazioni geologiche del suo tipo finora individuate.

Come hanno fatto a “vedere” sotto il ghiaccio

Studiare ciò che si trova sotto chilometri di ghiaccio è una sfida. I ricercatori non possono osservare direttamente il terreno, ma utilizzano dati raccolti con strumenti diversi: il radar che penetra il ghiaccio, le misure della gravità e del campo magnetico e i rilievi del modo in cui la superficie si modella. Combinando queste informazioni è possibile ricostruire la forma del fondo roccioso nascosto.

È proprio incrociando e rianalizzando questi dati che il gruppo ha riconosciuto la coerenza dei diversi bacini, fino ad allora studiati separatamente.

Paesaggio polare ghiacciato a perdita d'occhio
La forma del terreno nascosto influenza lo scorrimento dei ghiacciai.

Come si è formata: l’ipotesi dell’estensione rotazionale

Qui occorre distinguere ciò che è osservato da ciò che è interpretato. La forma a ventaglio è stata ricostruita dai dati, mentre la sua origine resta un’ipotesi di lavoro. Secondo gli autori, la struttura potrebbe essersi formata attraverso un processo chiamato estensione rotazionale, in cui la crosta terrestre si è allungata ruotando attorno a un punto, un po’ come l’apertura di un ventaglio.

Questo processo sarebbe avvenuto in più fasi, nell’arco di circa 150 milioni di anni, in relazione alla lenta frammentazione dell’antico supercontinente Gondwana e alla successiva separazione tra Antartide e Australia. Si tratta, è bene ribadirlo, di una ricostruzione basata sui dati attuali, che potrà essere affinata da studi futuri.

Il legame con il lago Vostok

Uno degli elementi più affascinanti è che la struttura comprende il bacino che ospita il lago Vostok, il più grande lago subglaciale conosciuto sulla Terra. Si tratta di un immenso specchio d’acqua intrappolato sotto chilometri di ghiaccio, rimasto isolato per tempi lunghissimi e studiato anche come possibile ambiente estremo per la vita. Su questi temi abbiamo dedicato un approfondimento agli estremofili, gli organismi che vivono dove sembra impossibile.

Stazione di ricerca polare tra i ghiacci
Per studiare il fondo roccioso si usano radar, gravità e campo magnetico.

Perché è importante questa scoperta

Capire la struttura del terreno sotto l’Antartide non è un esercizio puramente teorico. La forma dei bacini influenza il modo in cui i ghiacciai scorrono e si assottigliano, e quindi anche le previsioni sul possibile contributo dell’Antartide all’innalzamento del livello dei mari. Inoltre, ricostruire come si è formata questa regione aiuta a comprendere la storia profonda del nostro pianeta e i movimenti che hanno modellato i continenti. Lo studio completo è disponibile su Nature Geoscience.

Domande frequenti

Cosa è stato scoperto sotto l’Antartide?

Una vasta rete di circa trenta bacini subglaciali disposti a forma di ventaglio, riconosciuti per la prima volta come un’unica grande struttura geologica, chiamata East Antarctic Fan-shaped Basin Province.

Dove è stato pubblicato lo studio?

La ricerca, guidata dall’Università di Durham, è stata pubblicata il 3 giugno 2026 sulla rivista scientifica Nature Geoscience.

Cosa sono i bacini subglaciali?

Sono depressioni del terreno situate sotto i ghiacci. Pur essendo nascoste, influenzano in modo decisivo il movimento dei ghiacciai sovrastanti.

Come hanno fatto a studiare il terreno sotto il ghiaccio?

Combinando dati di radar che penetrano il ghiaccio, misure di gravità e di campo magnetico e rilievi della superficie, che insieme permettono di ricostruire la forma del fondo roccioso.

È certo come si è formata questa struttura?

No. La forma è stata ricostruita dai dati, ma la sua origine, attribuita a un processo di estensione rotazionale legato alla frammentazione di Gondwana, resta un’ipotesi che andrà verificata da ulteriori ricerche.

Perché questa scoperta è importante?

Perché la forma dei bacini condiziona lo scorrimento dei ghiacciai e quindi le stime sull’innalzamento dei mari, e perché aiuta a ricostruire la storia geologica del pianeta.