Perché di notte vediamo stelle che non esistono

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Capita a tutti: chiudi gli occhi, premi leggermente le palpebre o ti alzi troppo in fretta, ed ecco comparire puntini luminosi, lampi e piccole stelle che danzano nel buio. Non c’è nessuna luce davanti a te, eppure la vedi. Questi bagliori si chiamano fosfeni e raccontano qualcosa di sorprendente su come funziona davvero la nostra vista.

Che cosa sono i fosfeni

Il termine «fosfene» deriva dal greco phos (luce) e phainein (mostrare): letteralmente, «ciò che mostra luce». Si tratta della sensazione visiva di vedere luce senza che questa entri realmente nell’occhio. In altre parole, è il cervello che «accende» da solo l’immagine di una stella che non esiste là fuori.

I fosfeni sono un fenomeno comune e del tutto normale. Quasi tutti li sperimentano sfregando gli occhi chiusi, esponendosi al buio totale o dopo uno sforzo fisico improvviso. La loro esistenza dimostra un principio fondamentale della neuroscienza: ciò che «vediamo» non è la realtà esterna, ma l’interpretazione che il cervello costruisce a partire dai segnali che riceve.

Perché li vediamo anche al buio

La retina, in fondo all’occhio, è tappezzata di cellule sensibili chiamate fotorecettori. Quando la luce le colpisce, esse inviano impulsi elettrici al cervello attraverso il nervo ottico. Il punto chiave è che il cervello interpreta qualsiasi segnale proveniente da quella via come «luce», a prescindere da cosa lo abbia generato.

Così, se stimoliamo i fotorecettori in un modo diverso dalla luce — per esempio con una pressione meccanica — il cervello continua a tradurre quel segnale in immagini luminose. Ecco perché, premendo le palpebre, vediamo macchie colorate: stiamo «ingannando» il sistema visivo.

Occhio umano in primo piano con riflessi di luce
I fotorecettori della retina traducono in luce anche stimoli non luminosi.

I fosfeni da pressione

Sono i più facili da provocare. Basta chiudere gli occhi e premere delicatamente con le dita sulle palpebre per alcuni secondi: compariranno cerchi, griglie e punti luminosi. La pressione deforma il bulbo oculare e stimola meccanicamente i fotorecettori, che reagiscono come se fossero colpiti dalla luce.

Per ovvi motivi è bene non esagerare con questa pressione: l’occhio è un organo delicato e non va mai compresso con forza. Se i lampi luminosi compaiono però senza che tu tocchi gli occhi, soprattutto se improvvisi e frequenti, è opportuno consultare un medico oculista, perché potrebbero segnalare una trazione sulla retina.

I fosfeni quando ci alziamo di scatto

Un’altra situazione tipica è il «vedere le stelle» quando ci si alza troppo velocemente. In questo caso il meccanismo è diverso: il rapido calo di pressione sanguigna riduce per un istante l’apporto di ossigeno alla retina e alla corteccia visiva, che reagiscono producendo lampi luminosi. È lo stesso principio per cui, dopo un colpo alla testa, si dice di «vedere le stelle».

Sport, apnea e accelerazioni

Atleti, piloti e subacquei conoscono bene questi bagliori. Forti accelerazioni o trattenute del respiro possono ridurre temporaneamente l’irrorazione del sistema visivo, generando fosfeni. Sono in genere innocui e passeggeri, ma vanno presi sul serio quando si accompagnano a vertigini o svenimenti.

Persona che osserva il cielo notturno al buio
Al buio assoluto il sistema visivo continua a produrre deboli segnali.

Il buio assoluto e il «rumore» della vista

Anche nell’oscurità totale, in una stanza completamente buia, raramente vediamo il «nero perfetto». Spesso percepiamo un brulichio di puntini, una sorta di nebbiolina che si muove. Questo fenomeno, talvolta chiamato «luce intrinseca» o rumore visivo, nasce dall’attività spontanea dei fotorecettori e dei neuroni della via ottica: le cellule nervose non sono mai del tutto «spente» e producono segnali casuali che il cervello traduce in deboli scintille.

Fosfeni, astronauti e raggi cosmici

Uno degli esempi più affascinanti riguarda lo spazio. Fin dalle missioni Apollo, molti astronauti hanno riferito di vedere lampi di luce a occhi chiusi, soprattutto durante il sonno. La spiegazione: particelle ad alta energia, i raggi cosmici, attraversano l’occhio e la testa stimolando direttamente la retina e il cervello. È un fosfene «cosmico», prodotto da radiazioni che sulla Terra l’atmosfera filtra. Se ti incuriosisce ciò che gli strumenti riescono a osservare oltre la nostra atmosfera, puoi leggere anche il nostro approfondimento sui misteriosi «puntini rossi» del telescopio Webb.

A cosa servono nella ricerca

Lo studio dei fosfeni non è solo una curiosità. È alla base di tecnologie che cercano di restituire una forma di vista a chi l’ha perduta. Le cosiddette protesi visive stimolano elettricamente la retina o la corteccia cerebrale per generare fosfeni controllati: combinando molti punti luminosi si prova a comporre immagini elementari, un po’ come accade con i pixel di uno schermo.

Capire come il cervello trasforma uno stimolo in «luce» aiuta dunque a progettare interfacce tra macchine e sistema nervoso, un campo in rapida crescita della neuroscienza applicata.

Quando preoccuparsi

Nella stragrande maggioranza dei casi i fosfeni sono innocui. Tuttavia esistono segnali che meritano attenzione: lampi improvvisi e ricorrenti in un solo occhio, accompagnati da una «pioggia» di puntini neri o da un’ombra che invade il campo visivo, possono indicare un problema retinico. Lampi luminosi associati a forte mal di testa pulsante, invece, sono talvolta legati all’emicrania con aura. In tutti questi casi il consiglio è uno solo: consulta un medico, in particolare un oculista o un neurologo.

Domande frequenti sui fosfeni

I fosfeni sono pericolosi?

Di norma no: quelli provocati da pressione, buio o dal alzarsi in fretta sono fenomeni fisiologici. Diventano un campanello d’allarme solo se compaiono spontaneamente, sono frequenti e si accompagnano ad altri sintomi visivi.

Perché vedo le stelle se sfrego gli occhi?

Perché la pressione meccanica stimola i fotorecettori della retina, che inviano al cervello lo stesso tipo di segnale prodotto dalla luce vera. Il cervello lo interpreta come bagliore.

Anche i ciechi possono vedere i fosfeni?

Dipende dalla causa della cecità. Chi ha la retina o il nervo ottico danneggiati ma una corteccia visiva integra può percepire fosfeni se questa viene stimolata: è il principio su cui si basano alcune protesi visive sperimentali.

Cosa significa «vedere le stelle» dopo un colpo?

Un trauma alla testa o agli occhi può scuotere meccanicamente la retina o la corteccia visiva, generando fosfeni. È il motivo per cui un urto fa «vedere le stelle».

I lampi luminosi notturni sono normali?

Occasionali bagliori al buio rientrano nel normale «rumore» del sistema visivo. Se invece sono intensi, ripetuti e in un solo occhio, è bene farsi controllare la retina.

I fosfeni hanno sempre lo stesso colore?

No. Possono apparire bianchi, bluastri, verdi o variopinti, e assumere forme diverse — punti, cerchi, griglie, spirali — a seconda di quali cellule e zone della via visiva vengono stimolate.

Per approfondire la definizione scientifica e la storia del fenomeno puoi consultare la voce «Fosfene» su Wikipedia.