8 luglio 1978: quando Sandro Pertini divenne Presidente

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L’8 luglio 1978, dopo giorni di votazioni e ben sedici scrutini, Sandro Pertini veniva eletto settimo Presidente della Repubblica Italiana con 832 voti su 995. Aveva 81 anni ed era stato partigiano, giornalista e prigioniero politico. Sarebbe diventato uno dei presidenti più amati della storia italiana. Ripercorriamo quel giorno e la figura di un uomo che seppe parlare al Paese come pochi altri.

Un’elezione difficile

L’elezione del 1978 arrivò in un momento delicato. Pochi mesi prima, in primavera, l’Italia era stata scossa dal rapimento e dall’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Il precedente presidente, Giovanni Leone, si era dimesso in anticipo tra le polemiche. Il Paese aveva bisogno di una figura in grado di ricucire fiducia e unità.

Il Parlamento in seduta comune impiegò diversi giorni e numerosi scrutini prima di trovare un accordo ampio. Al sedicesimo scrutinio il nome di Sandro Pertini, esponente storico del Partito Socialista, raccolse un consenso vastissimo e trasversale: 832 voti, una delle maggioranze più larghe mai registrate per un capo dello Stato italiano.

Chi era Sandro Pertini

Nato a Stella, in provincia di Savona, nel 1896, Alessandro Pertini apparteneva a una generazione segnata dalle guerre e dalle dittature. Combatté nella Prima guerra mondiale, si laureò in giurisprudenza e aderì presto al socialismo. Con l’avvento del fascismo divenne un oppositore convinto.

La sua militanza antifascista gli costò carcere, confino ed esilio. Fu condannato dal Tribunale speciale e trascorse molti anni tra prigione e isolamento. Non rinnegò mai le sue idee, neppure quando gli fu offerta la possibilità di uno sconto di pena in cambio di una domanda di grazia, che rifiutò con fermezza.

Bandiera tricolore italiana al vento
Sandro Pertini fu tra i protagonisti della Resistenza italiana.

Il partigiano

Durante la Seconda guerra mondiale Pertini fu tra i protagonisti della Resistenza. Partecipò attivamente alla lotta di liberazione e fu tra coloro che, nell’aprile del 1945, contribuirono a organizzare l’insurrezione di Milano contro l’occupazione nazifascista.

Quell’esperienza segnò profondamente la sua idea di Italia: una Repubblica nata dalla lotta per la libertà, fondata sulla Costituzione e sui valori dell’antifascismo. Da presidente, avrebbe richiamato spesso quegli ideali, ricordando il prezzo pagato per conquistare la democrazia. Un tema che si intreccia con altre pagine della storia italiana, come quella raccontata nel nostro articolo sugli Angeli del Fango dell’alluvione di Firenze.

Un presidente diverso

Quando entrò al Quirinale, Pertini portò uno stile nuovo. Diretto, appassionato, a volte impulsivo, rompeva la distanza formale che aveva caratterizzato molti suoi predecessori. Parlava alla gente con un linguaggio semplice e sincero, senza rinunciare alla forza delle sue convinzioni.

La sua popolarità crebbe rapidamente. Gli italiani lo percepivano come una figura autentica, capace di indignarsi di fronte alle ingiustizie e di commuoversi davanti alle tragedie. Non era un presidente distante, ma un uomo che sembrava vivere gli eventi insieme al Paese.

I momenti simbolo del suo mandato

Alcuni episodi sono rimasti impressi nella memoria collettiva. Nel 1980, dopo il terremoto in Irpinia, Pertini si recò subito nelle zone colpite e denunciò con durezza i ritardi nei soccorsi, dando voce alla rabbia e al dolore delle popolazioni.

Nel 1982, in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio in Spagna, la sua esultanza sugli spalti e la celebre partita a carte sull’aereo di ritorno con i giocatori divennero immagini di festa nazionale. Erano due volti dello stesso uomo: severo di fronte alle ingiustizie, capace di gioia genuina nei momenti felici.

Monumento storico a Roma
La sua elezione avvenne in un clima politico teso e drammatico.

Il rapporto con i giovani

Pertini dedicò grande attenzione ai giovani. Li incontrava spesso, li ascoltava e li invitava a impegnarsi per la libertà e contro ogni forma di violenza e sopraffazione. Il suo messaggio era chiaro: la democrazia va difesa ogni giorno, con la partecipazione e la memoria.

Molti ricordano i suoi discorsi di fine anno, in cui univa il bilancio del Paese ad appelli alla pace e alla giustizia sociale. Erano parole che uscivano dal seminato istituzionale per toccare corde più profonde.

Perché è ancora ricordato

Sandro Pertini concluse il mandato nel 1985 e morì nel 1990. A distanza di decenni resta una delle figure più popolari della storia repubblicana. La sua immagine di partigiano diventato presidente, coerente e appassionato, continua a essere un punto di riferimento.

Il suo esempio viene spesso citato quando si parla di autorevolezza morale e di vicinanza tra istituzioni e cittadini. Puoi approfondire la sua biografia sulla voce di Wikipedia dedicata a Sandro Pertini.

Il valore di una data

L’8 luglio non è solo la data di un’elezione. È il simbolo di un passaggio: un Paese ferito che sceglie, con una maggioranza amplissima, un uomo che incarnava la Resistenza e la fedeltà agli ideali democratici. Ricordare quel giorno significa riflettere sul rapporto tra storia personale e storia collettiva.

Palazzo istituzionale italiano
La memoria di Pertini resta legata ai valori della Costituzione.

Domande frequenti

Quando fu eletto Sandro Pertini?

L’8 luglio 1978, al sedicesimo scrutinio, con 832 voti su 995, una delle maggioranze più ampie nella storia delle elezioni presidenziali italiane.

Che numero di presidente fu?

Fu il settimo Presidente della Repubblica Italiana e rimase in carica fino al 1985.

Perché la sua elezione fu importante?

Arrivò pochi mesi dopo l’omicidio di Aldo Moro, in un clima di forte tensione. La sua figura di partigiano e antifascista offrì un punto di unità al Paese.

Cosa aveva fatto prima di diventare presidente?

Era stato combattente nella Prima guerra mondiale, avvocato, dirigente socialista, oppositore del fascismo con anni di carcere e confino, e protagonista della Resistenza.

Perché è ricordato con affetto?

Per il suo stile diretto e sincero, la vicinanza alle persone e la coerenza tra le idee professate e la vita vissuta.

Quali momenti del suo mandato sono più noti?

La denuncia dei ritardi nei soccorsi dopo il terremoto in Irpinia del 1980 e la partecipazione alla festa per la vittoria ai Mondiali di calcio del 1982.