Il proteo: la salamandra cieca che vive nelle grotte

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Nelle acque gelide e buie delle grotte carsiche vive un animale che sembra uscito da una fiaba: il proteo. È una salamandra cieca, pallida come l’avorio, capace di vivere quasi un secolo e di digiunare per anni interi. Per secoli è stato scambiato per il cucciolo di un drago. Ecco la storia vera di uno degli anfibi più straordinari e misteriosi d’Europa.

Un anfibio che sembra uscito da una leggenda

Il proteo (Proteus anguinus) è un piccolo anfibio urodelo, cioè una salamandra dotata di coda, che ha fatto della vita sotterranea la sua specialità. Il corpo è sottile e allungato, lungo in media tra i 20 e i 30 centimetri, con quattro zampe minute e una pelle liscia dal colore rosato o bianco crema. Proprio questo aspetto insolito, così diverso da qualunque altro animale, ha alimentato per secoli storie e credenze popolari.

A prima vista può ricordare un’anguilla con le zampe, ma il proteo è a tutti gli effetti un anfibio, parente delle salamandre che vediamo in superficie. La differenza è che ha scelto di non uscire mai dall’acqua e dal buio, adattandosi in modo tanto radicale da diventare un vero e proprio simbolo della vita nelle profondità.

Dove vive il proteo

Il regno del proteo è il carso dinarico, la grande regione di rocce calcaree ricche di grotte e fiumi sotterranei che si estende tra Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina e, in piccola parte, l’Italia nordorientale, nell’area del Carso triestino. Le celebri grotte di Postumia (Postojna), in Slovenia, sono da sempre il luogo più famoso per osservarlo.

Qui l’animale vive in acque limpide e fredde, con temperature che si aggirano intorno agli 8-12 gradi tutto l’anno. È un ambiente estremo, privo di luce e povero di cibo, dove pochissime creature riescono a prosperare. Il proteo, invece, ci è perfettamente a suo agio.

Perché è cieco e come “vede” al buio

Vivere nell’oscurità totale rende gli occhi inutili, e l’evoluzione non conserva ciò che non serve. Per questo il proteo è funzionalmente cieco.

Occhi nascosti sotto la pelle

Gli occhi ci sono ancora, ma sono minuscoli, poco sviluppati e ricoperti da uno strato di pelle. Nei primi stadi di vita percepiscono forse solo un vago chiarore, poi regrediscono. È un classico esempio di organo vestigiale, testimone di antenati che un tempo vedevano.

Sensi alternativi affinati

Per orientarsi e cacciare, il proteo ha potenziato altri sensi. L’olfatto e il gusto sono raffinatissimi, così da individuare le prede nell’acqua. Percepisce inoltre le vibrazioni, i minimi cambiamenti chimici e persino i campi elettrici e magnetici, un piccolo sesto senso che lo aiuta a muoversi in un mondo senza punti di riferimento visivi.

Interno di una grotta buia con pozze d'acqua limpida
Acque limpide e fredde in cui il proteo trascorre tutta la vita.

Neotenia: un eterno “bambino” acquatico

Uno degli aspetti più affascinanti del proteo è la neotenia: da adulto conserva caratteristiche tipiche delle larve. Mantiene per tutta la vita le branchie esterne, quei ciuffetti rossi e piumosi ai lati della testa che gli permettono di respirare sott’acqua, e non compie mai la metamorfosi che porterebbe altre salamandre a vivere sulla terraferma.

In pratica, il proteo resta per sempre in una forma “giovanile”, legato indissolubilmente all’acqua. È lo stesso fenomeno che rende celebre un altro anfibio, l’axolotl messicano, con cui il proteo condivide questa strategia evolutiva sorprendente.

Una longevità straordinaria: fino a un secolo

Nonostante le dimensioni ridotte, il proteo può vivere moltissimo. Le stime parlano di una durata media della vita intorno ai 68 anni, con individui che possono superare il secolo. È una longevità eccezionale per un animale così piccolo: di solito, in natura, le creature minute hanno vite brevissime.

Il segreto sta nel suo metabolismo lentissimo. Nell’ambiente stabile e freddo delle grotte, dove nulla ha fretta, il proteo consuma pochissima energia, invecchia con estrema lentezza e riduce al minimo l’usura del corpo.

Sopravvivere anni senza mangiare

La scarsità di cibo nelle grotte ha spinto il proteo a diventare un maestro del risparmio. Quando trova qualcosa da mangiare, soprattutto piccoli crostacei, larve di insetto e lumache, accumula riserve di grassi e zuccheri. Poi, nei periodi di magra, rallenta tutte le funzioni vitali.

Gli studiosi hanno documentato individui capaci di resistere anche diversi anni senza alcun pasto. A questo si aggiunge un dato quasi incredibile: alcune osservazioni a lungo termine hanno mostrato esemplari rimasti quasi immobili nello stesso punto per anni, muovendosi pochissimo per non sprecare energie.

Fiume sotterraneo che scorre in una caverna calcarea
I fiumi sotterranei del Carso, ambiente ideale per questo anfibio.

Il “pesce umano” e la leggenda dei draghi

La pelle chiara e rosea del proteo ricorda vagamente il colore della carnagione umana. Per questo in sloveno viene chiamato človeška ribica, cioè “pesciolino umano”. Ma la credenza più suggestiva è un’altra.

Un tempo, dopo le piogge abbondanti, le acque sotterranee straripavano e trascinavano in superficie questi strani animaletti bianchi e sinuosi. Gli abitanti delle campagne, non avendo mai visto nulla di simile, li interpretarono come cuccioli di drago espulsi dalle viscere della terra. Nasceva così la leggenda dei draghi delle caverne, ancora oggi legata al folklore sloveno.

Il proteo nero, il cugino dagli occhi funzionanti

Esiste anche una sottospecie particolare, il proteo nero (Proteus anguinus parkelj), scoperta nella zona di Bela krajina, in Slovenia. A differenza del cugino pallido, ha la pelle scura e pigmentata e, soprattutto, possiede occhi funzionanti. Questa varietà vive in acque più vicine alla superficie e dimostra quanto la specie sia ancora capace di adattarsi ad ambienti diversi.

Una specie fragile da proteggere

Il proteo è oggi una specie protetta e considerata vulnerabile. Dipende totalmente dalla purezza delle acque sotterranee, che sono estremamente sensibili all’inquinamento agricolo e industriale. Poiché queste falde sono anche una riserva di acqua potabile, la salute del proteo è diventata un vero e proprio indicatore biologico: dove il proteo sta bene, l’acqua è pulita. Proteggerlo significa quindi proteggere anche noi.

Formazioni rocciose in una grotta dove vive il proteo
L’oscurità totale ha reso inutili gli occhi del proteo.

Curiosità in breve

  • Il proteo fu descritto scientificamente già nel 1768 dal naturalista Josephus Nicolaus Laurenti.
  • La riproduzione è lentissima: una femmina depone poche decine di uova e le cova per mesi.
  • Alle grotte di Postumia esiste una sezione dedicata all’allevamento e allo studio dei proteo.
  • È uno dei pochissimi anfibi al mondo perfettamente adattato a una vita interamente sotterranea.

Se ti appassionano gli anfibi dalle abilità sorprendenti, leggi anche la storia della rana pelosa che ricava gli artigli dalle proprie ossa. Per approfondire la biologia della specie puoi consultare la scheda dedicata su Wikipedia.

Domande frequenti

Il proteo è un pesce o un anfibio?

È un anfibio, precisamente una salamandra. L’aspetto affusolato lo fa somigliare a un pesce, ma respira con branchie esterne e appartiene al gruppo degli urodeli.

Il proteo è davvero cieco?

Sì, è funzionalmente cieco. Gli occhi sono presenti ma ridotti e ricoperti di pelle. Si orienta grazie a olfatto, gusto, sensibilità alle vibrazioni e ai campi elettrici.

Quanto vive un proteo?

In media circa 68 anni, ma può superare il secolo. È una longevità eccezionale per un anfibio così piccolo, dovuta al suo metabolismo estremamente lento.

Davvero può stare anni senza mangiare?

Sì. Grazie alle riserve di grasso e al rallentamento delle funzioni vitali, il proteo può digiunare per diversi anni quando il cibo scarseggia.

Dove si può vedere il proteo?

Il luogo più celebre sono le grotte di Postumia, in Slovenia. Vive nel carso dinarico tra Slovenia, Croazia, Bosnia e una piccola parte del Carso triestino.

Perché è chiamato “pesce umano”?

Per il colore rosato della pelle, che ricorda la carnagione umana. In sloveno è chiamato človeška ribica, ovvero “pesciolino umano”.