C’è una buona notizia che spesso passa inosservata: l’Italia è tornata verde. Nel silenzio dei decenni, i boschi si sono ripresi montagne e colline fino a coprire oltre un terzo del territorio nazionale. Per la prima volta dal Medioevo, nel nostro Paese ci sono più foreste che campi coltivati. Un cambiamento enorme, avvenuto quasi senza che ce ne accorgessimo.
L’Italia è ufficialmente una nazione forestale
Quando pensiamo all’Italia immaginiamo città d’arte, spiagge e campagne coltivate. Eppure, la realtà del paesaggio è cambiata profondamente. Oggi i boschi si estendono su circa 100.000 chilometri quadrati, più di un terzo dell’intera superficie nazionale. È un dato che sorprende molti, perché contraddice l’idea di un Paese piccolo e completamente urbanizzato.
Il traguardo più simbolico è stato raggiunto intorno al 2020: da quell’anno le foreste italiane hanno superato in estensione la superficie agricola utilizzata. Non accadeva, secondo le ricostruzioni, dai tempi del Medioevo. In poche generazioni, l’albero ha ripreso il posto che l’aratro gli aveva tolto.
Come è successo: la storia di un ritorno
Questa riconquista verde non è frutto di un grande piano nazionale, ma soprattutto di un fenomeno spontaneo. Nel corso del Novecento milioni di persone hanno lasciato le campagne e le montagne per trasferirsi in città. Pascoli, coltivi e terrazzamenti abbandonati sono stati lentamente riconquistati dalla vegetazione.
Dove un tempo c’erano prati falciati e campi di grano, sono ricresciti cespugli, poi arbusti e infine alberi. È la cosiddetta rinaturalizzazione: la natura, lasciata a sé stessa, tende a tornare bosco. A questo processo si sono aggiunti anche interventi di rimboschimento e una minore pressione del taglio rispetto al passato.

Perché è una buona notizia per il clima
Le foreste sono tra i migliori alleati che abbiamo contro il cambiamento climatico. Gli alberi assorbono anidride carbonica dall’atmosfera e la immagazzinano nel legno e nel suolo, comportandosi come enormi serbatoi naturali di carbonio.
Più boschi significano quindi più CO2 sottratta all’aria, ma anche aria più pulita nelle zone circostanti, perché la vegetazione trattiene polveri e inquinanti. In un’epoca in cui parliamo continuamente di emissioni da ridurre, avere un terzo del Paese coperto da alberi è una risorsa preziosa.
Non solo clima: acqua, suolo e biodiversità
I benefici di un’Italia più boscosa vanno ben oltre il carbonio. Le radici degli alberi trattengono il terreno e riducono il rischio di frane, mentre la copertura forestale rallenta lo scorrere dell’acqua piovana, limitando l’erosione e aiutando le falde a ricaricarsi.
Un rifugio per gli animali
Il ritorno del bosco ha favorito anche la fauna selvatica. Molte specie che erano quasi scomparse dai nostri territori sono tornate a espandersi, trovando riparo e cibo in ambienti che si stavano ricostituendo. Lupi, caprioli, cinghiali e numerosi uccelli hanno beneficiato di questi nuovi corridoi verdi.

Un fenomeno a due velocità
C’è però un aspetto da tenere presente. La crescita dei boschi non è uniforme sul territorio: circa i tre quarti delle foreste si trovano nei comuni di montagna, quelli che hanno subito il maggiore spopolamento. Al contrario, molte pianure densamente abitate restano quasi prive di alberi.
Questo significa che i boschi crescono soprattutto dove vivono poche persone, mentre là dove risiede la maggior parte della popolazione la copertura verde è ancora scarsa. La sfida dei prossimi anni sarà portare più alberi anche nelle città e nelle aree di pianura, dove il beneficio per la qualità della vita sarebbe enorme.
Boschi che avanzano, ma da gestire
Un bosco lasciato completamente a sé stesso non è sempre un bosco in salute. Molte delle nuove foreste italiane sono giovani, fitte e disordinate, più vulnerabili agli incendi e alle malattie. Per questo gli esperti parlano della necessità di una gestione forestale attenta e sostenibile, capace di valorizzare questa ricchezza senza sprecarla né distruggerla.
Curare i boschi significa prevenire gli incendi, favorire la biodiversità e ricavare in modo responsabile legno ed energia, sostenendo al tempo stesso le economie delle aree montane, spesso fragili.

Una notizia che invita all’ottimismo
In mezzo a tante notizie preoccupanti sull’ambiente, il ritorno del bosco in Italia racconta una storia diversa: quella di una natura resiliente, capace di riprendersi i suoi spazi quando le viene data la possibilità. Non risolve da sola tutti i problemi ambientali, ma dimostra che il verde può ancora vincere.
La notizia arriva anche grazie al lavoro di monitoraggio di enti e associazioni che studiano il territorio: se vuoi capire meglio come funziona il “sottobosco” che rende vive queste foreste, leggi il nostro approfondimento sulle sorprendenti reti di funghi che collegano gli alberi. I dati sull’avanzata dei boschi sono raccontati anche da questo approfondimento di Rivista Studio.
Domande frequenti
Quanta parte dell’Italia è coperta da boschi?
Oggi le foreste coprono circa 100.000 chilometri quadrati, ovvero più di un terzo del territorio nazionale. È una delle percentuali più alte tra i grandi Paesi europei.
È vero che ci sono più boschi che campi coltivati?
Sì. Dal 2020 circa, la superficie forestale ha superato quella agricola utilizzata. Non accadeva, secondo le ricostruzioni storiche, dai tempi del Medioevo.
Perché i boschi sono aumentati?
Soprattutto per l’abbandono delle campagne e delle montagne durante il Novecento. I terreni non più coltivati sono stati riconquistati in modo spontaneo dalla vegetazione.
La crescita dei boschi è solo positiva?
È una notizia molto positiva, ma richiede attenzione. Molti boschi giovani vanno gestiti per ridurre il rischio di incendi e per favorire la biodiversità.
I boschi crescono anche vicino alle città?
Poco. La maggior parte delle nuove foreste si trova nei comuni di montagna, mentre le pianure abitate restano spesso povere di alberi.
In che modo i boschi aiutano contro il cambiamento climatico?
Gli alberi assorbono anidride carbonica e la immagazzinano nel legno e nel suolo, comportandosi come grandi serbatoi naturali di carbonio e migliorando la qualità dell’aria.