La polenta: storia e origini del piatto che sfamò il Nord

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Gialla, fumante e profumata, la polenta è uno dei piatti più antichi e amati della cucina italiana. Prima di diventare la regina delle tavole invernali del Nord, però, ha attraversato millenni di storia: era già sulle tavole dei Romani, ma con un colore ben diverso. Ecco come è nata la polenta e come è diventata il piatto che ha sfamato intere generazioni.

Un piatto antico quanto l’agricoltura

La polenta, nella sua essenza, è semplicemente una farina di cereali cotta a lungo nell’acqua. Un’idea così basilare che accompagna l’uomo da migliaia di anni. Ogni civiltà agricola ha avuto la sua versione di pappa o poltiglia di cereali: era un modo pratico ed economico per trasformare i chicchi in un pasto caldo e saziante.

Non stupisce, quindi, che piatti simili alla polenta esistano in tutto il mondo, dalle diverse culture del Mediterraneo fino all’Africa e alle Americhe. Ciò che rende speciale la polenta italiana è la lunga strada che ha percorso per arrivare fino a noi.

La “puls” dei Romani

Molto prima del mais, gli antichi Romani mangiavano una poltiglia di cereali chiamata puls o pulmentum. Era tanto diffusa che i Greci soprannominavano ironicamente i Romani “mangiatori di pappa”.

La puls si preparava con farro, miglio, orzo o altri cereali antichi, macinati e cotti in acqua o latte. Per le famiglie più povere era il piatto quotidiano, l’equivalente di quello che oggi sarebbe il pane. È da questa antica pappa che discende, in linea diretta, la polenta che conosciamo.

Farina di mais gialla usata per preparare la polenta
La farina di mais ha dato alla polenta il suo colore dorato.

Polente prima del mais

Per secoli, dunque, la polenta non fu affatto gialla. Nel Medioevo e oltre si preparava con ciò che la terra offriva: miglio, panìco, grano saraceno, farro e altri cereali “poveri”. Il risultato era una polenta dal colore grigio o scuro, ben diversa da quella luminosa che immaginiamo oggi.

Il grano saraceno, in particolare, rimase protagonista in molte zone di montagna e ancora oggi sopravvive in ricette come la polenta taragna della Valtellina. Erano cibi umili, ma capaci di riempire lo stomaco e dare l’energia necessaria per il lavoro nei campi.

L’arrivo del mais dalle Americhe

La grande svolta arrivò con la scoperta dell’America. Tra le tante piante che gli esploratori riportarono dal Nuovo Mondo c’era il mais, un cereale sconosciuto in Europa. Il mais si rivelò una pianta straordinariamente produttiva: cresceva bene, rendeva molto e permetteva di sfamare tante persone con poca terra.

A partire dal Seicento e soprattutto nel Settecento, la coltivazione del mais si diffuse rapidamente nella Pianura Padana e nelle campagne del Nord. La farina di mais, dal caratteristico colore dorato, prese il posto degli antichi cereali e nacque così la polenta gialla che oggi consideriamo tradizionale.

Perché il mais ebbe tanto successo

Il mais aveva un vantaggio decisivo per i contadini: rese elevate e costi bassi. In un’epoca di carestie frequenti, poter contare su un raccolto abbondante fu una vera salvezza. La polenta di mais divenne l’alimento base di intere regioni, tanto da guadagnare ai suoi abitanti il soprannome scherzoso di “polentoni”.

Pentola di polenta cotta secondo la tradizione
Un tempo la cottura della polenta era un lungo rito quotidiano.

Il lato oscuro: la pellagra

La dipendenza quasi totale dalla polenta ebbe però una conseguenza drammatica. Il mais, se non trattato in modo adeguato, non fornisce abbastanza vitamina PP, la niacina. Le popolazioni che si nutrivano quasi esclusivamente di polenta svilupparono così la pellagra, una grave malattia caratterizzata da problemi alla pelle, disturbi digestivi e sofferenze nervose.

La pellagra colpì duramente le campagne del Nord Italia tra Ottocento e inizio Novecento. Solo con una dieta più varia ed equilibrata la malattia scomparve. È un capitolo che ci ricorda quanto la polenta, pur essendo un piatto amato, sia stata soprattutto il cibo della necessità.

Dalla necessità alla tradizione gastronomica

Con il miglioramento delle condizioni di vita, la polenta ha cambiato ruolo: da cibo della povertà è diventata una prelibatezza della tradizione. Oggi la si gusta in mille modi, morbida e cremosa appena cotta oppure lasciata raffreddare, tagliata a fette e poi grigliata o fritta.

Si accompagna a formaggi, funghi, sughi di carne, selvaggina, spezzatini e baccalà. Ogni regione del Nord ha le sue varianti e i suoi abbinamenti tipici, e la preparazione, un tempo lunga e faticosa, è oggi celebrata come un piccolo rito conviviale.

Polenta a fette pronta per essere grigliata
Oggi la polenta si gusta anche a fette, grigliata o fritta.

La polenta oggi: un simbolo che unisce

La polenta ha saputo reinventarsi. La ritroviamo nei ristoranti di alta cucina, nelle sagre di paese e nelle cucine di casa, spesso preparata con farine di qualità e macinature particolari. È diventata anche un piatto adatto a chi cerca alternative senza glutine, dato che il mais ne è naturalmente privo.

Da poltiglia dei Romani a specialità gourmet, la polenta racconta in un solo piatto secoli di storia, fame, ingegno e convivialità. Se ti appassionano le origini dei piatti italiani, leggi anche la storia degli gnocchi e del perché si mangiano di giovedì. Per approfondire la storia di questo alimento puoi consultare la voce dedicata su Wikipedia.

Domande frequenti

La polenta è sempre stata gialla?

No. Fino all’arrivo del mais dalle Americhe si preparava con miglio, farro, grano saraceno e altri cereali, risultando grigia o scura. Il colore giallo è dovuto alla farina di mais.

Quando è arrivato il mais in Italia?

Il mais giunse in Europa dopo la scoperta dell’America e si diffuse nelle campagne del Nord Italia soprattutto tra il Seicento e il Settecento, diventando la base della polenta moderna.

Che cos’era la “puls” dei Romani?

Era una pappa di cereali cotti in acqua o latte, antenata della polenta. I Romani ne facevano largo uso, tanto da essere chiamati “mangiatori di pappa” dai Greci.

Perché la polenta causava la pellagra?

Perché una dieta basata quasi solo sul mais è povera di niacina, una vitamina essenziale. La carenza provocava la pellagra, diffusa nelle campagne del Nord tra Ottocento e primo Novecento.

La polenta contiene glutine?

La polenta di mais è naturalmente priva di glutine, quindi è adatta a chi soffre di celiachia, a patto che non venga contaminata con altri cereali.

Cos’è la polenta taragna?

È una versione tipica della Valtellina preparata con farina di grano saraceno, spesso arricchita con burro e formaggio. Ha un colore più scuro e un sapore intenso.