Lo vediamo ogni giorno nei nomi delle aziende, nelle sigle e nei loghi: il simbolo «&». Ma pochi sanno che questo segno ha una storia lunghissima, che nasce dalla fusione di due lettere e che per un certo periodo è stato considerato addirittura la ventisettesima «lettera» dell’alfabeto.
Un simbolo che conosciamo tutti
Il carattere «&» è uno dei simboli più diffusi e riconoscibili al mondo. Lo troviamo nelle insegne dei negozi, nei nomi di studi legali e aziende, nei titoli e persino sui nostri smartphone. Significa semplicemente «e», la congiunzione che unisce due parole o due concetti.
Eppure, dietro un segno così comune si nasconde una storia sorprendente, fatta di scribi romani, recite dell’alfabeto e un nome buffo che è nato quasi per caso.
Che cos’è l’ampersand
In inglese questo simbolo si chiama ampersand. Non è una lettera vera e propria, ma un carattere tipografico che sostituisce la parola «e» (in inglese and). Fa parte di quella categoria di segni, come la chiocciola o l’asterisco, che usiamo continuamente senza chiederci da dove vengano.
La sua particolarità è che non è un’invenzione moderna: le sue radici affondano nell’antichità, molto prima della stampa e dei computer.
Le origini: la fusione di «et»
Il segreto dell’ampersand è tutto nella sua forma. Il simbolo «&» nasce infatti come legatura, cioè come fusione grafica, delle due lettere della parola latina et, che significa «e».
Un legamento nato dalla scrittura romana
Gli antichi scribi, per scrivere più velocemente, tendevano a unire le lettere con un solo tratto di penna. La «e» e la «t» di et vennero così combinate in un unico segno. Tracce di questa legatura si trovano già in iscrizioni romane di duemila anni fa. Con il passare dei secoli la forma si è stilizzata sempre di più, fino ad allontanarsi dalle lettere originali: in alcuni caratteri tipografici, però, se si guarda con attenzione, si riesce ancora a intravedere la «e» e la «t» di partenza.

Perché si chiama «ampersand»
Il nome inglese ampersand ha un’origine curiosa, legata a come veniva insegnato l’alfabeto ai bambini nei secoli scorsi.
«And per se and»
Nell’Ottocento il simbolo «&» veniva incluso alla fine dell’alfabeto, dopo la lettera Z. Quando i bambini recitavano le lettere a voce alta, per le lettere che erano anche parole di senso compiuto (come la «A» o la «I» in inglese) si usava aggiungere l’espressione latina per se, cioè «di per sé», per distinguerle. Così, arrivati all’ultimo segno, si diceva: «…X, Y, Z, and per se and», che significava «e, di per sé, [vuol dire] e».
Quella formula pronunciata in fretta, and per se and, si è progressivamente deformata fino a diventare un’unica parola: ampersand. Un nome nato letteralmente da una filastrocca scolastica.
La 27ª lettera dell’alfabeto
Ed è qui che arriva il dettaglio più sorprendente. Poiché veniva recitato in coda alle ventisei lettere, per un certo periodo il simbolo «&» fu considerato, nell’uso scolastico, come una sorta di ventisettesima lettera dell’alfabeto inglese.
Non si trattava di una lettera nel senso pieno del termine, ma faceva parte a tutti gli effetti della sequenza che i bambini imparavano a memoria. Col tempo l’abitudine si è persa e l’ampersand è tornato a essere ciò che è: un simbolo, non una lettera. Resta però il fascino di un segno che ha «abitato» l’alfabeto per generazioni.

«E commerciale»: il nome italiano
In italiano il simbolo «&» ha un nome tutto suo: e commerciale. La ragione è pratica: veniva usato soprattutto nei documenti commerciali, nelle ragioni sociali e nei nomi delle ditte per collegare i cognomi dei soci o delle famiglie fondatrici.
Pensiamo ai tanti marchi che ancora oggi contengono questo segno tra due nomi. L’ampersand è insomma diventato un piccolo simbolo di unione, elegante e sintetico. Non è l’unico segno con una storia curiosa alle spalle: anche il simbolo della chiocciola «@» nasconde un passato affascinante.
L’ampersand oggi
Nell’era digitale l’ampersand è più vivo che mai. Lo ritroviamo nei linguaggi di programmazione, negli indirizzi web, nei loghi delle grandi aziende e nel design grafico, dove la sua forma sinuosa è spesso usata come elemento decorativo.
È il destino di molti simboli antichi: nati per esigenze pratiche di scrittura, sono sopravvissuti a secoli di cambiamenti e continuano ad accompagnarci. Per approfondirne storia e varianti tipografiche si può leggere la voce dedicata all’e commerciale su Wikipedia.

Domande frequenti
Che cosa significa il simbolo &?
Significa semplicemente «e». È un carattere che sostituisce la congiunzione, in italiano detto «e commerciale» e in inglese ampersand.
Da dove nasce la forma dell’ampersand?
Dalla fusione grafica delle lettere della parola latina et («e»). Gli scribi antichi le univano in un unico tratto, dando origine al segno «&».
Perché si chiama ampersand?
Dalla deformazione dell’espressione inglese and per se and («e, di per sé, e»), pronunciata alla fine dell’alfabeto quando lo si recitava a memoria.
È vero che era la ventisettesima lettera dell’alfabeto?
Nell’uso scolastico dell’Ottocento il simbolo «&» veniva recitato dopo la Z, come se fosse una ventisettesima «lettera». Non era però una vera lettera dell’alfabeto.
Come si chiama in italiano?
Si chiama «e commerciale», perché veniva usato soprattutto nei nomi delle ditte e nei documenti commerciali per unire i cognomi dei soci.
L’ampersand si usa ancora oggi?
Sì, moltissimo: nei loghi, nel design grafico, nei linguaggi di programmazione e negli indirizzi web. È uno dei simboli più longevi e diffusi.