La salamandra gigante del Giappone: il colosso dei fiumi

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Nei torrenti freddi e limpidi delle montagne giapponesi vive un animale che sembra uscito da un’altra epoca: la salamandra gigante del Giappone. Può superare il metro di lunghezza, respira quasi solo attraverso la pelle e appartiene a una stirpe rimasta quasi immutata per milioni di anni. È uno degli anfibi più grandi e affascinanti del pianeta, e la sua storia intreccia biologia, folklore e un curioso equivoco scientifico del Settecento.

Un gigante nascosto nei fiumi del Giappone

La salamandra gigante del Giappone (Andrias japonicus) è una creatura endemica dell’arcipelago: vive soltanto nei corsi d’acqua freddi e ben ossigenati del Giappone occidentale, tra le isole di Honshū, Shikoku e Kyūshū. Predilige i torrenti di montagna dal fondo roccioso, dove l’acqua scorre pulita e la temperatura resta bassa per gran parte dell’anno.

Con i suoi corpi appiattiti, la pelle rugosa e il colore bruno maculato, questi anfibi si mimetizzano alla perfezione tra i sassi del letto fluviale. Passano le ore di luce nascosti sotto le rocce o dentro le tane scavate lungo gli argini, ed escono soprattutto di notte per cacciare.

Quanto è grande davvero

La salamandra gigante giapponese può raggiungere circa 1,5 metri di lunghezza e superare i 25 chilogrammi, anche se la maggior parte degli esemplari si ferma attorno al metro. Numeri che ne fanno uno degli anfibi più grandi al mondo: è seconda soltanto alla parente cinese, la salamandra gigante della Cina (Andrias davidianus), che può crescere ancora di più.

Nonostante la mole, in acqua si muove con lentezza e prudenza, lasciandosi trasportare dalla corrente e affidandosi all’agguato più che all’inseguimento.

Anfibio dalla pelle rugosa mimetizzato tra le rocce di un fiume
La pelle rugosa e piena di pieghe aumenta la superficie utile per respirare sott’acqua. Foto: Pexels.

Perché respira con la pelle

Uno dei tratti più sorprendenti riguarda la respirazione. Da adulta, la salamandra gigante non ha le branchie e usa pochissimo i polmoni, che le servono soprattutto a regolare il galleggiamento. L’ossigeno lo assorbe quasi interamente attraverso la pelle, immersa nell’acqua fredda.

Ecco perché il suo corpo è coperto di pieghe e rughe pendule lungo i fianchi: quelle plicature aumentano la superficie a contatto con l’acqua e moltiplicano lo scambio di ossigeno. È anche il motivo per cui questi animali dipendono in modo assoluto da acque pulite, fredde e ricche di ossigeno: in un fiume caldo o inquinato, semplicemente, non riuscirebbero a respirare.

Occhi piccoli, sensi acuti

La vista è quasi inutile per un predatore che caccia al buio in acque spesso torbide. Gli occhi sono minuscoli e privi di palpebre, ma la pelle è disseminata di piccoli noduli sensoriali che formano una sorta di “linea laterale”: percepiscono le vibrazioni e le minime variazioni di pressione nell’acqua, segnalando il passaggio di una preda. La salamandra attende immobile e, quando un pesce o un gambero le passa accanto, spalanca le fauci creando una rapida aspirazione che risucchia il malcapitato.

Cosa mangia

È un predatore opportunista dalla dieta ampia: pesci, insetti acquatici, vermi, gamberi di fiume e crostacei, ma anche piccoli anfibi e occasionalmente qualche piccolo mammifero caduto in acqua. Grazie a un metabolismo lento, può resistere a lungo tra un pasto e l’altro, un vantaggio prezioso negli ambienti freddi in cui vive.

Un “fossile vivente”

La salamandra gigante appartiene alla famiglia dei Criptobranchidi, un nome che significa “branchie nascoste”. È una linea evolutiva antichissima: le forme del genere Andrias sono cambiate pochissimo nel corso di milioni di anni, tanto da essere considerate veri e propri fossili viventi.

A questo passato lontano è legato uno degli aneddoti più curiosi della storia della scienza. Nel 1726 il naturalista svizzero Johann Jakob Scheuchzer descrisse un fossile di salamandra gigante convinto che fosse lo scheletro di un uomo annegato nel diluvio universale, e lo battezzò Homo diluvii testis, “l’uomo testimone del diluvio”. Solo decenni dopo si capì che quelle ossa non erano affatto umane, ma appartenevano a un grande anfibio.

Torrente freddo e limpido di montagna, habitat della salamandra
La salamandra gigante vive solo in torrenti freddi, limpidi e ricchi di ossigeno. Foto: Pexels.

L’odore di pepe e il nome “hanzaki”

Quando è disturbata, la salamandra gigante secerne dalla pelle un muco lattiginoso e appiccicoso che emana un odore pungente, ricordato dai giapponesi come simile a quello del pepe sanshō. Da qui deriva uno dei suoi nomi tradizionali, ōsanshōuo, che si può tradurre come “grande pesce pepe”.

Un altro nome popolare è hanzaki. La leggenda vuole che l’animale sia così resistente da poter essere tagliato quasi a metà e sopravvivere: un’esagerazione folkloristica che testimonia però quanto questa creatura sia radicata nell’immaginario locale. In alcune città, come Maniwa, la salamandra gigante è protagonista di feste e sfilate tradizionali.

Genitori attenti

Anche la riproduzione è particolare. In autunno i maschi più grandi e dominanti, chiamati “den master”, si impossessano di una tana lungo il fiume e vi attirano più femmine, che depongono lunghi cordoni di uova. Il maschio le feconda e poi resta di guardia, sorvegliando le uova per settimane e agitando la coda per ossigenarle, fino alla schiusa delle larve.

Un animale che può vivere a lungo

La salamandra gigante è anche molto longeva: in natura può superare i cinquant’anni e in cattività alcuni esemplari hanno vissuto anche più a lungo. Una vita lenta e prolungata, coerente con il suo metabolismo e con gli ambienti freddi e stabili in cui abita. Chi ama gli animali dalle capacità straordinarie troverà interessante anche l’assolotto, la salamandra che rigenera arti e organi.

Una specie da proteggere

Nonostante sia protetta in Giappone come “Monumento Naturale Speciale”, la salamandra gigante è oggi classificata come specie prossima alla minaccia. I pericoli principali sono la costruzione di dighe e sbarramenti che frammentano i fiumi, il degrado e l’inquinamento delle acque e, in modo più subdolo, l’ibridazione con la salamandra gigante cinese introdotta dall’uomo, che minaccia la purezza genetica delle popolazioni native.

Proteggere questo anfibio significa soprattutto preservare i suoi fiumi: acque fredde, limpide e libere di scorrere. Per approfondire lo stato di conservazione della specie è utile la scheda dedicata sul portale scientifico EDGE of Existence della Zoological Society of London.

Fiume roccioso ricco di ossigeno, ambiente della salamandra gigante
Fiumi puliti e liberi di scorrere sono essenziali per la sopravvivenza della specie. Foto: Pexels.

Domande frequenti

La salamandra gigante del Giappone è pericolosa per l’uomo?

No. Non è aggressiva e tende a fuggire o restare immobile. Può mordere se maneggiata e disturbata, ma non rappresenta una minaccia per le persone.

Qual è l’anfibio più grande del mondo?

Il primato spetta alla salamandra gigante della Cina (Andrias davidianus), che può superare 1,5 metri. Quella giapponese è la seconda più grande.

Come fa a respirare se non ha le branchie da adulta?

Assorbe l’ossigeno quasi interamente attraverso la pelle, ricca di pieghe che ne aumentano la superficie. Per questo ha bisogno di acque fredde e molto ossigenate.

Di cosa si nutre?

Di pesci, gamberi di fiume, insetti acquatici, vermi e piccoli anfibi, che cattura con un rapido colpo di aspirazione delle fauci.

Quanto vive?

Può vivere diversi decenni: in natura anche oltre cinquant’anni, e in cattività a volte di più.

Perché viene chiamata “hanzaki”?

È un antico nome popolare giapponese legato alla leggenda della sua straordinaria resistenza. Un altro nome, ōsanshōuo, ricorda l’odore di pepe del muco che secerne quando è disturbata.