Serendipità: la parola nata da una fiaba persiana

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Trovare qualcosa di prezioso mentre se ne cercava un’altra: capita più spesso di quanto pensiamo, e c’è una parola bellissima per dirlo. È “serendipità”. Dietro questo termine dal suono elegante si nascondono una fiaba orientale, un antico nome dello Sri Lanka, un libro stampato a Venezia e persino alcune delle più grandi scoperte scientifiche della storia. Ecco da dove arriva e perché è così affascinante.

Che cosa significa serendipità

La serendipità è la capacità, o meglio la fortuna, di fare scoperte piacevoli e inattese per puro caso, mentre si stava cercando tutt’altro. Non è però soltanto fortuna cieca: perché ci sia serendipità occorre anche l’intuito di riconoscere il valore di ciò che si è trovato per sbaglio. In altre parole, serve una mente pronta a cogliere l’occasione.

È una sfumatura importante, che distingue la serendipità dalla semplice botta di fortuna: il caso mette davanti qualcosa di inaspettato, ma è la sagacia di chi osserva a trasformarlo in una scoperta.

La parola inventata da uno scrittore

A differenza di molti termini che si perdono nella notte dei tempi, di questa parola conosciamo con precisione il momento di nascita. La coniò lo scrittore inglese Horace Walpole in una lettera datata 28 gennaio 1754, indirizzata a un amico. Walpole cercava un modo per descrivere quelle scoperte fortunate e casuali che gli capitavano, e inventò per l’occasione il termine serendipity.

L’ispirazione: una fiaba

Nella sua lettera, Walpole spiega da dove aveva tratto l’idea: da una fiaba che aveva letto, intitolata “I tre principi di Serendippo”. I protagonisti del racconto, spiegava, erano tre principi che durante i loro viaggi continuavano a fare scoperte “per caso e per sagacia”, trovando cose che non stavano affatto cercando. Da quel meccanismo narrativo Walpole ricavò la sua parola.

Antichi volumi rilegati su uno scaffale di legno
La parola serendipità nacque dalla lettura di una fiaba, tra le pagine di un libro. Foto: Pexels.

Dov’è “Serendippo”?

Il nome “Serendippo” non è inventato: è un antico modo di chiamare l’isola di Sri Lanka, l’antica Ceylon. Deriva dall’arabo Sarandīb, a sua volta legato a un’antica denominazione sanscrita dell’isola. Per secoli mercanti e viaggiatori arabi indicarono così quella grande isola dell’Oceano Indiano, e il nome finì nelle carte e nei racconti.

Ecco perché la parola serendipità porta con sé, quasi nascosto, il ricordo di un luogo lontano e di rotte commerciali antichissime.

Il legame con Venezia

C’è un dettaglio che riguarda da vicino l’Italia. La fiaba dei tre principi arrivò in Europa proprio grazie a un libro stampato a Venezia a metà del Cinquecento, il “Peregrinaggio di tre giovani figliuoli del re di Serendippo”, pubblicato nel 1557. Fu attraverso questa edizione veneziana, e le traduzioni che ne seguirono, che il racconto circolò nel continente fino a raggiungere, due secoli dopo, la biblioteca e la fantasia di Horace Walpole.

La parola inglese, insomma, ha una radice persiano-orientale, ma è passata anche per le tipografie della Serenissima.

Una parola rimasta a lungo dormiente

Curiosamente, dopo la sua invenzione la parola restò quasi inutilizzata per circa due secoli. Era una trovata privata di Walpole, poco più di un gioco linguistico tra amici. Solo nel Novecento cominciò a diffondersi davvero, prima in inglese e poi nelle altre lingue, fino a diventare popolarissima ai giorni nostri.

Mappa geografica d'epoca con rotte e isole
Serendippo era un antico nome dell’isola di Sri Lanka, l’antica Ceylon. Foto: Pexels.

La serendipità nella scienza

Il vero salto di popolarità arrivò quando ci si accorse che la serendipità descriveva alla perfezione tanti momenti chiave della storia della scienza. Molte scoperte fondamentali, infatti, sono nate per caso, grazie a ricercatori abbastanza sagaci da capire cosa avevano davanti.

Gli esempi più citati sono celebri:

  • la penicillina, scoperta osservando una muffa comparsa per errore in una coltura di laboratorio;
  • i raggi X, individuati mentre si studiava tutt’altro fenomeno;
  • il forno a microonde, nato da un cioccolatino sciolto in tasca vicino a un apparecchio radar;
  • materiali e prodotti di uso quotidiano, dal velcro ai foglietti adesivi, frutto di intuizioni impreviste.

Non a caso si dice spesso che “il caso favorisce le menti preparate”: l’incidente fortunato diventa scoperta solo se c’è qualcuno capace di interpretarlo.

Una parola difficile da tradurre

Serendipità è considerata una di quelle parole che condensano in sé un concetto complesso, tanto da essere entrata quasi identica in moltissime lingue. In italiano il termine è arrivato come adattamento diretto dell’inglese, ed è ormai di uso comune, soprattutto quando si parla di scoperte, incontri o idee arrivati per vie inattese. Se ami le parole che raccontano un’intera visione del mondo, ti piacerà anche boketto, il termine giapponese per fissare il vuoto.

Perché ci piace tanto

Forse il fascino della serendipità sta proprio nel suo messaggio implicito: non tutto ciò che conta si trova cercandolo. A volte le cose migliori arrivano di lato, mentre guardavamo altrove, purché restiamo attenti e curiosi. È un piccolo invito, racchiuso in una parola, a lasciare spazio all’imprevisto. Per un approfondimento sul significato e sull’uso del termine si può consultare la voce dedicata sul portale Treccani.

Libro aperto illuminato da una luce calda
Molte scoperte scientifiche sono nate per serendipità, cioè per caso e sagacia. Foto: Pexels.

Domande frequenti

Qual è il significato di serendipità?

Indica la fortuna di fare scoperte piacevoli e inattese per caso, mentre si cercava altro, unita all’intuito necessario a riconoscerne il valore.

Chi ha inventato la parola serendipità?

Lo scrittore inglese Horace Walpole, che coniò il termine serendipity in una lettera del 28 gennaio 1754.

Da dove deriva il nome “Serendippo”?

È un antico nome dell’isola di Sri Lanka (Ceylon), dall’arabo Sarandīb, presente nella fiaba dei tre principi che ispirò Walpole.

Che cosa c’entra Venezia?

La fiaba dei tre principi di Serendippo circolò in Europa grazie a un libro stampato a Venezia nel 1557, da cui la storia arrivò poi in Inghilterra.

Perché la parola è legata alla scienza?

Perché descrive bene molte scoperte nate per caso, come la penicillina o i raggi X, riconosciute grazie all’intuito dei ricercatori.

Serendipità è una parola italiana?

È un adattamento dell’inglese serendipity, ormai entrato stabilmente nell’uso comune anche in italiano.