Pareidolia: perché vediamo volti ovunque e cosa dice la scienza

Hai mai visto un volto sorridente nella facciata di una casa, una sagoma di animale fra le nuvole o un’espressione triste sul cofano di un’auto? Non sei strano: il tuo cervello sta facendo esattamente ciò per cui è stato selezionato dall’evoluzione. Si chiama pareidolia ed è uno dei trucchi cognitivi più affascinanti che siano mai stati studiati.

Cos’è la pareidolia

La parola viene dal greco «para», accanto, e «eidolon», immagine. La pareidolia è la tendenza del cervello a riconoscere figure note, soprattutto volti, in stimoli ambigui o casuali: nuvole, rocce, macchie d’umido, ombre, oggetti quotidiani.

È un fenomeno psicologico universale, presente in tutte le culture e in tutte le età. Anzi, alcuni studi mostrano che già a poche settimane di vita un neonato preferisce guardare un disegno con due punti e una linea piuttosto che la stessa immagine capovolta: cerca volti.

Perché il cervello vede facce ovunque

I neuroscienziati spiegano che siamo dotati di un’area cerebrale specializzata nei volti: la cosiddetta «fusiform face area» (FFA), nel lobo temporale. Questa zona si attiva in modo automatico quando incontriamo qualcosa che assomiglia, anche vagamente, a un viso.

Da un punto di vista evolutivo ha senso: meglio sbagliare riconoscendo una faccia in un cespuglio che non vedere il leopardo che si nasconde davvero. Il cervello preferisce un falso allarme a un’occasione mancata. È quello che gli psicologi chiamano «error management».

Le nuvole sono fra le superfici predilette dalla pareidolia.

5 cose sorprendenti sulla pareidolia

Andiamo oltre la curiosità superficiale: ecco cinque aspetti che spesso sfuggono.

1. Anche i computer la sperimentano

I sistemi di intelligenza artificiale addestrati al riconoscimento facciale, in modo sorprendente, mostrano la stessa «debolezza» degli umani: scambiano per volti pattern che non lo sono. Lo si vede chiaramente con le reti neurali convoluzionali, che a volte segnalano facce in mappe geografiche o foglie di alberi.

2. È più forte quando si è stanchi o stressati

La pareidolia aumenta con la fatica e l’ansia. Il cervello, in stato di allerta, abbassa la soglia di rilevamento e individua «volti» con più facilità. Per questo, di notte, molti pensano di vedere figure inquietanti dove non c’è nulla.

3. Le donne, in media, la mostrano più degli uomini

Diversi studi pubblicati su riviste come Scientific Reports hanno mostrato che, in media, le donne sono leggermente più rapide a riconoscere volti in oggetti inanimati. La differenza è piccola ma statisticamente significativa.

4. Più di un volto su due «percepito» ha un’espressione

Una ricerca dell’Università di Sydney ha scoperto che, quando vediamo facce in oggetti, automaticamente attribuiamo loro un’emozione: simpatia, sorpresa, irritazione. Il cervello non si limita a vedere un viso, ma cerca di leggerne lo stato d’animo.

5. È strettamente legata alla creatività

Pittori come Leonardo da Vinci raccomandavano agli allievi di osservare a lungo macchie sui muri per stimolare l’immaginazione. La pareidolia è considerata una delle basi cognitive del pensiero divergente, quello che permette di vedere connessioni nuove fra elementi diversi.

Anche un cielo carico di nubi può «raccontare» volti e creature.

Pareidolia e cultura popolare

La pareidolia è dietro a moltissimi fenomeni culturali. Le cosiddette «apparizioni» religiose su muri o alberi, il famoso «volto di Marte» fotografato dalla sonda Viking nel 1976, le presunte facce nelle nuvole prima di un evento drammatico: tutto si spiega con il funzionamento del nostro cervello, non con il sovrannaturale.

Anche l’arte ha sfruttato la pareidolia in modo deliberato. I ritratti compositi di Giuseppe Arcimboldo, fatti di frutta e verdura, sono il caso più celebre: l’occhio compone un volto da elementi che non c’entrano nulla.

Pareidolia uditiva

Esiste anche una pareidolia per i suoni: il cervello «sente» parole o melodie in rumori casuali, come il fruscio del vento o il suono di un ventilatore. È il motivo per cui certi messaggi nascosti nei dischi suonati al contrario sembrano riconoscibili: ce li mette il nostro orecchio.

La mente cerca pattern familiari nelle forme della natura.

Quando preoccuparsi

La pareidolia è una caratteristica normalissima del cervello. Diventa interessante per la clinica solo quando si presenta in forme particolari, come nelle allucinazioni visive complesse della malattia di Parkinson o di alcune demenze. In questi casi può essere un campanello d’allarme: se le visioni sono frequenti, persistenti e vissute con disagio, è importante consultare un medico e non sottovalutarle.

Come allenarla in modo positivo

Coltivare la propria sensibilità alla pareidolia è un esercizio creativo a costo zero. Camminare per la città guardando portoni, finestre, cassonetti, e cercare volti nascosti, è un modo divertente di esercitare l’attenzione visiva. Esistono anche profili social interi dedicati a fotografie di oggetti che sembrano avere espressioni umane: una vera e propria comunità globale di «cacciatori di facce».

Domande frequenti

La pareidolia è una malattia?

No, è un fenomeno percettivo del tutto normale. Diventa potenzialmente patologica solo se associata ad altri sintomi neurologici o psichiatrici.

Perché vediamo volti soprattutto e non altre forme?

Il cervello umano è altamente specializzato nel riconoscimento facciale, perché il volto è la fonte primaria di informazioni sociali. Da qui la preferenza per le forme «a faccia».

Anche gli animali hanno la pareidolia?

Alcuni primati e perfino certi uccelli sembrano mostrare reazioni simili a quelle umane di fronte a stimoli con caratteristiche di volto, come due occhi e una bocca. La ricerca è ancora in corso.

Chi ha studiato per primo la pareidolia?

Il termine compare già nel XIX secolo nella letteratura tedesca di psichiatria, ma l’attenzione moderna risale soprattutto agli anni Sessanta e Settanta, con gli studi sulla percezione visiva.

Esiste una differenza fra pareidolia e illusione ottica?

Sì. Le illusioni ottiche dipendono dalle proprietà fisiche dello stimolo (linee, contrasti, colori), mentre la pareidolia è un fenomeno cognitivo: il cervello impone significato a uno stimolo ambiguo.

La pareidolia ha un valore positivo?

Sì, è considerata uno dei meccanismi alla base della creatività e del pensiero analogico. Ci aiuta a creare metafore, immagini poetiche e idee originali.

Per altre curiosità sulla nostra mente e sulle illusioni della percezione, leggi anche «Il volto di Marte e la celebre foto della sonda Viking».

Non perderti:

Altri articoli