L’accendino è stato inventato prima dei fiammiferi

Sembra il contrario di quello che ci aspetteremmo: prima si “doveva” inventare il fiammifero, l’oggetto semplice, e solo dopo l’accendino, quello complicato. E invece no. Il primo dispositivo che possiamo a buon diritto chiamare accendino è del 1823, mentre il primo fiammifero a sfregamento davvero funzionante arriva nel 1826. Tre anni di differenza, ma sufficienti a ribaltare l’ordine “logico” delle cose.

Il fatto in breve

Nel 1823 il chimico tedesco Johann Wolfgang Döbereiner mise a punto un apparecchio, passato alla storia come “lampada di Döbereiner”, capace di produrre una fiamma su richiesta sfruttando una reazione chimica e un catalizzatore di platino. È considerato il primo accendino della storia. Il primo fiammifero a sfregamento commercialmente valido, invece, lo ideò il farmacista inglese John Walker nel 1826 (lo mise in vendita l’anno successivo). Quindi, alla domanda «è nato prima l’accendino o il fiammifero?», la risposta più corretta è: prima l’accendino. Con qualche precisazione, perché — come spesso accade nella storia della tecnica — i confini non sono nettissimi.

La lampada di Döbereiner: il primo “accendino”

La lampada di Döbereiner non era un oggetto tascabile: era piuttosto un congegno da tavolo, fatto di vetro e metallo, alto in genere qualche decina di centimetri. Dentro, dello zinco a contatto con acido solforico produceva idrogeno gassoso. Quando si apriva una valvola, il getto di idrogeno andava a colpire una spugnetta di platino: il platino, agendo da catalizzatore, accelerava la reazione tra l’idrogeno e l’ossigeno dell’aria, scaldandosi fino ad accendere il gas. Risultato: una fiammella pronta all’uso, da cui accendere candele, pipe, lumi.

Fu un successo notevole per l’epoca: se ne fabbricarono moltissime e restarono in uso per decenni, almeno fino agli anni Ottanta dell’Ottocento. Era ingombrante e non priva di rischi — maneggiare idrogeno e acido non è banale — ma faceva quello che promette ogni accendino: dare fuoco quando vuoi tu.

Accendino che si accende con scintille, discendente moderno del primo accendino del 1823
Un accendino dà fuoco quando vuoi tu: lo faceva già, a modo suo, la lampada di Döbereiner del 1823.

Il fiammifero a sfregamento di John Walker

Tre anni dopo, nel 1826, John Walker, chimico e farmacista di Stockton-on-Tees, in Inghilterra, notò per caso che un bastoncino con cui aveva mescolato certe sostanze, una volta sfregato, prendeva fuoco. Da quell’osservazione nacquero i suoi “fiammiferi a frizione”, venduti a partire dal 1827: bastoncini di legno con la capocchia ricoperta da un impasto di solfuro di antimonio, clorato di potassio, gomma e amido, da strofinare su carta vetrata.

Walker non brevettò mai l’invenzione, e così altri la copiarono in fretta: i celebri “Lucifers” sono di pochi anni dopo. Quei primi fiammiferi erano grezzi, puzzavano di zolfo, a volte si accendevano con piccole esplosioni e mandavano scintille; ma l’idea era quella destinata a dominare la scena: una piccola fonte di fuoco, usa e getta, in tasca o in cucina.

Perché ci sembra così controintuitivo

Il fiammifero ci sembra “primitivo” perché oggi è economico e banale, mentre l’accendino ci appare più “moderno” perché ha parti mobili, una pietrina, magari il gas. Ma questa è una proiezione del presente sul passato. Dal punto di vista della chimica, far accendere in modo affidabile una capocchia per sfregamento — senza che esploda, senza che si spenga, senza che si autocombusta in tasca — è tutt’altro che semplice: ci sono voluti decenni di aggiustamenti. Far reagire idrogeno e ossigeno su un catalizzatore, invece, era una chimica che all’inizio dell’Ottocento si stava già padroneggiando. Da qui il “sorpasso”.

I tentativi prima del 1823

Per essere precisi: accendere il fuoco “a comando” è un’aspirazione antichissima, e prima della lampada di Döbereiner c’erano già stati tentativi in entrambe le direzioni.

Acciarino e pietra focaia

Per millenni l’umanità ha acceso il fuoco con la pietra focaia e l’acciarino: si colpisce una selce con un pezzo di acciaio, le scintille cadono su un’esca facilmente infiammabile. È un sistema affidabile ma scomodo, lontano dalla comodità di un fiammifero o di un accendino.

I primi fiammiferi chimici (non a sfregamento)

Già nel 1805, a Parigi, Jean Chancel propose una “scatola di fuoco istantaneo”: un bastoncino con la punta trattata con clorato di potassio e zucchero, che si accendeva immergendolo in acido solforico. Funzionava, ma trasportare acido solforico era pericoloso e poco pratico. Sono “fiammiferi” in senso lato, non i fiammiferi a sfregamento che useremo poi: la differenza non è da poco, ed è il motivo per cui il merito del primo fiammifero “vero” si attribuisce a Walker.

Fiammifero di legno acceso con fiamma vivace in primo piano
Il fiammifero a sfregamento commercialmente valido arriva nel 1826, tre anni dopo il primo accendino.

Dal 1826 in poi: l’evoluzione del fiammifero

Dopo Walker, il fiammifero migliora in fretta — e attraversa anche una fase oscura.

Il fosforo bianco e i suoi pericoli

Intorno al 1830 si cominciò a usare il fosforo bianco nelle capocchie: i fiammiferi diventarono più facili da accendere, ma il fosforo bianco è tossico. Gli operai delle fabbriche, esposti ai vapori, sviluppavano una grave malattia delle ossa della mascella, soprannominata “mascella di fosforo”. A causa di questi danni, l’uso del fosforo bianco nei fiammiferi fu progressivamente vietato all’inizio del Novecento in molti Paesi.

Il fiammifero di sicurezza svedese

La svolta arrivò dalla Svezia. A metà Ottocento si capì che separando i componenti reattivi — il fosforo (rosso, non tossico) sulla striscia ruvida della scatola, gli altri ingredienti sulla capocchia — il fiammifero si accendeva solo strofinandolo su quella superficie. Nasceva così il “fiammifero di sicurezza”, prodotto su scala industriale a Jönköping: ecco perché ancora oggi parliamo di “fiammiferi svedesi”.

E l’accendino moderno?

Attenzione, però: il fatto che il primo accendino preceda il primo fiammifero a sfregamento non significa che l’accendino tascabile come lo conosciamo sia antichissimo. Quello arriva dopo: un passaggio decisivo fu, nei primi anni del Novecento, l’invenzione di una lega metallica che produce scintille con un semplice colpo di rotella (la “pietrina” degli accendini). Da lì in poi gli accendini diventano piccoli, robusti, davvero portatili. In sintesi: l’accendino “primordiale” è del 1823, ma l’accendino “da tasca” è figlio del XX secolo, mentre il fiammifero, intanto, era già diventato un oggetto di uso comune.

Curiosità in breve

  • John Walker non brevettò i suoi fiammiferi: pensava più all’utilità che al guadagno, e altri li copiarono quasi subito.
  • I primi fiammiferi a sfregamento si chiamavano anche “congreves” o “lucifers”: il secondo nome è rimasto a lungo nell’inglese colloquiale per indicare i fiammiferi.
  • La lampada di Döbereiner sfruttava il platino come catalizzatore: lo stesso principio, oggi, è alla base delle marmitte catalitiche delle automobili.
  • Il fosforo “buono” dei fiammiferi di sicurezza è quello rosso, stabile; il fosforo bianco, quello pericoloso, è una forma diversa dello stesso elemento.

Se ti piacciono i fatti che mettono in fila la storia in modo inaspettato, leggi anche perché Cleopatra è vissuta più vicina a noi che alla costruzione delle piramidi. Per approfondire la storia tecnica dell’accensione del fuoco, una buona sintesi con riferimenti è la voce Fiammifero su Wikipedia.

Scatola di fiammiferi di legno aperta, esempio del fiammifero di sicurezza
Il fiammifero di sicurezza, sviluppato in Svezia, separa i componenti reattivi tra capocchia e scatola.

Domande frequenti

È nato davvero prima l’accendino del fiammifero?

Sì, se si parla del primo accendino (la lampada di Döbereiner, 1823) e del primo fiammifero a sfregamento commercialmente valido (quello di John Walker, 1826). L’accendino, in quel senso, precede il fiammifero di circa tre anni.

Ma il fuoco si accendeva anche prima del 1823?

Certo: per millenni si è usata la pietra focaia con l’acciarino, e già nel 1805 erano stati provati “fiammiferi chimici” che si accendevano immergendoli nell’acido solforico. Erano però sistemi scomodi o pericolosi, molto diversi dal fiammifero a sfregamento e dall’accendino moderni.

Come funzionava la lampada di Döbereiner?

Lo zinco a contatto con l’acido solforico produceva idrogeno; il getto di idrogeno colpiva una spugnetta di platino che, facendo da catalizzatore, scaldava e accendeva il gas, dando una fiamma su richiesta. Era un congegno da tavolo, non un oggetto tascabile.

Perché i primi fiammiferi erano pericolosi?

I primissimi erano grezzi e a volte si accendevano con piccole esplosioni. Poi, dal 1830 circa, si usò il fosforo bianco: rendeva i fiammiferi più pratici ma era tossico per chi li produceva, tanto che fu vietato all’inizio del Novecento. La soluzione fu il fiammifero di sicurezza, con il fosforo rosso sulla scatola.

Perché si parla di “fiammiferi svedesi”?

Perché il fiammifero di sicurezza moderno fu sviluppato e prodotto su grande scala in Svezia, nella città di Jönköping, a partire dalla metà dell’Ottocento. Da lì il nome è rimasto.

Quando è arrivato l’accendino tascabile?

Nei primi anni del Novecento, grazie soprattutto all’invenzione di una lega metallica che produce scintille con un colpo di rotella (la “pietrina”). Solo allora gli accendini sono diventati piccoli e davvero portatili; nel frattempo il fiammifero era già di uso comune da decenni.

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