Il 19 maggio 1925 nasceva a Omaha, in Nebraska, Malcolm Little, conosciuto al mondo come Malcolm X. Predicatore, attivista, leader del movimento per i diritti civili afroamericani, divenne uno dei volti più riconoscibili e discussi del Novecento. A 101 anni dalla nascita, la sua figura continua a far discutere e a essere studiata in scuole e università di tutto il mondo, Italia inclusa, dove la sua autobiografia è considerata un classico del pensiero politico contemporaneo.
Chi era Malcolm X
Malcolm X è stato uno dei leader più influenti della lotta per i diritti civili negli Stati Uniti tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Convertito all’islam in carcere, predicatore della Nation of Islam e successivamente fondatore di proprie organizzazioni, fu un oratore brillante, capace di parlare con altrettanta efficacia ai ghetti urbani come alle università più prestigiose.
La sua biografia non si riduce a un singolo slogan o a un’immagine: è un percorso fatto di tappe distinte, in cui la sua visione politica e religiosa si è trasformata profondamente. Capire Malcolm X significa seguirne l’evoluzione, dal giovane Malcolm Little fino a el-Hajj Malik el-Shabazz, il nome che assunse nei suoi ultimi anni di vita.
Le origini: un’infanzia difficile
Malcolm Little nasce in una famiglia segnata dalla povertà e dalla violenza razziale. Il padre Earl, predicatore battista e seguace del leader panafricanista Marcus Garvey, muore in circostanze mai del tutto chiarite quando Malcolm ha sei anni; la madre Louise, dopo anni di gravi difficoltà, viene ricoverata in un istituto psichiatrico.
I figli vengono distribuiti in famiglie affidatarie. Malcolm cresce così tra collegi, riformatori e case adottive, in un’America fortemente segregata, dove ai ragazzi neri venivano spesso indicate aspirazioni «modeste», ben al di sotto delle loro capacità.

La svolta in carcere
Negli anni Quaranta Malcolm si trasferisce a Boston e poi a New York, dove finisce coinvolto in attività illegali, dalla piccola criminalità al traffico di droga. Arrestato nel 1946 per furto, viene condannato a dieci anni di carcere. È in cella che inizia il suo cambiamento radicale.
Comincia a leggere voracemente: dizionari interi copiati a mano, libri di storia, religione, filosofia. Si converte all’islam tramite la Nation of Islam, movimento politico-religioso afroamericano fondato da Wallace Fard Muhammad e guidato da Elijah Muhammad. Cambia cognome in X, per simboleggiare l’identità africana perduta a causa della schiavitù.
L’oratore della Nation of Islam
Uscito dal carcere nel 1952, Malcolm X diventa rapidamente il volto pubblico della Nation of Islam, di cui è ministro per varie comunità: Detroit, Boston, New York. La sua oratoria, asciutta e incisiva, fatta di esempi storici e di domande dirette al pubblico, conquista una platea sempre più ampia.
Negli stessi anni Martin Luther King Jr. guida la corrente nonviolenta del movimento per i diritti civili. Malcolm X, invece, sostiene una linea più radicale, che rivendica l’autodifesa di fronte alla violenza razziale, l’orgoglio identitario e la separazione fra comunità afroamericana e bianca. Il dibattito fra queste due visioni rappresenta uno dei nodi centrali della politica americana del periodo.
Il viaggio alla Mecca e la nuova fase
Nel 1964 Malcolm X rompe con la Nation of Islam, dopo divergenze interne con la dirigenza e con Elijah Muhammad. Compie il pellegrinaggio alla Mecca, l’hajj, che lo segna profondamente. Vede fedeli di ogni colore della pelle pregare insieme e, secondo quanto scrive nelle lettere di quei giorni, comincia a rivedere alcune sue posizioni più radicali sui rapporti tra bianchi e neri.
Al rientro negli Stati Uniti assume il nome di el-Hajj Malik el-Shabazz e fonda la Muslim Mosque, Inc. e l’Organization of Afro-American Unity. Continua a difendere i diritti della comunità afroamericana, ma in un quadro più ampio, includendo riferimenti all’islam ortodosso e ai movimenti di liberazione africani.

L’assassinio e l’eredità
Il 21 febbraio 1965 Malcolm X viene assassinato durante un comizio all’Audubon Ballroom di New York. Ha 39 anni. Le indagini puntarono per decenni su un quadro di responsabilità che, in tempi recenti, è stato rimesso in discussione: due dei condannati originari sono stati riconosciuti innocenti molti anni dopo. La sua morte chiude bruscamente una stagione di rapida evoluzione delle sue idee.
L’Autobiografia di Malcolm X, scritta in collaborazione con il giornalista Alex Haley e pubblicata postuma, diventa uno dei libri politici più letti del Novecento. Tradotta in decine di lingue, fra cui l’italiano, viene adottata in molti corsi universitari.
Cinque cose da sapere su Malcolm X
- Cambiò più volte nome: Malcolm Little, Detroit Red (soprannome di gioventù), Malcolm X e infine el-Hajj Malik el-Shabazz. Ogni passaggio segnava una svolta nella sua vita;
- Era un autodidatta straordinario: in carcere copiò interi dizionari a mano per ampliare il proprio vocabolario, e leggeva di tutto, dalla storia antica alla filosofia;
- Influenzò profondamente la cultura pop: dalla musica (il rap, soprattutto, ne ha fatto un riferimento costante) al cinema, con il film «Malcolm X» di Spike Lee del 1992, interpretato da Denzel Washington;
- Modificò le sue posizioni: l’immagine di un Malcolm X «soltanto radicale» è semplicistica. Gli ultimi mesi della sua vita mostrano un percorso di apertura e di confronto;
- Influenzò il movimento dei diritti civili oltre gli Stati Uniti: leader africani, attivisti europei e movimenti per i diritti delle minoranze in molti Paesi hanno fatto riferimento alle sue idee.
Malcolm X e Martin Luther King: due strade
Si tende spesso a contrapporre Malcolm X e Martin Luther King come due opposti. La realtà storica è più sfumata. I due si incontrarono di persona soltanto una volta, brevemente, nel 1964 al Senato di Washington. Negli ultimi mesi della sua vita, Malcolm si dichiarò aperto al dialogo con il movimento di King, pur mantenendo critiche di fondo all’approccio nonviolento.
Si può dire che le loro figure rappresentino due tradizioni complementari del pensiero afroamericano: l’integrazione e la dignità della resistenza nonviolenta da un lato, l’autodeterminazione e l’orgoglio identitario dall’altro. La storiografia recente tende a leggerle non come alternative, ma come parti diverse di uno stesso movimento.

L’Autobiografia: perché continua a essere letta
L’Autobiografia di Malcolm X è considerata uno dei testi più importanti della letteratura politica del Novecento. Racconta in prima persona l’infanzia, il carcere, la conversione, l’attivismo e l’evoluzione finale. È un libro che funziona su più livelli:
- come racconto autobiografico di una vita straordinaria;
- come documento storico sull’America segregata degli anni Cinquanta e Sessanta;
- come riflessione sull’identità, la religione e il senso del cambiamento personale;
- come testo di pedagogia politica, ancora oggi adottato in molti corsi universitari.
Malcolm X in Italia
In Italia la figura di Malcolm X è entrata nel dibattito pubblico soprattutto a partire dagli anni Settanta, con le prime traduzioni dei suoi discorsi e dell’autobiografia. Il film di Spike Lee, distribuito in sala nel 1993, ha contribuito ad ampliarne la conoscenza presso il grande pubblico.
Negli ultimi anni si è registrata una nuova ondata di interesse, legata anche al dibattito sui temi dell’antirazzismo, dell’accoglienza e dell’identità culturale. Le sue parole, registrate in radio e televisione, sono diventate materiali didattici nelle scuole superiori e nelle università.
Perché parlarne ancora oggi
A 101 anni dalla sua nascita, Malcolm X resta una figura controversa, oggetto di letture diverse e talvolta contrapposte. Proprio per questo continua a essere studiato: la sua biografia mostra come una persona possa cambiare profondamente nel corso della vita, come la lettura e l’autoeducazione possano modificare la propria visione del mondo, come la storia delle idee politiche sia raramente lineare.
Per ampliare lo sguardo sul Novecento e sui suoi protagonisti culturali, può essere interessante leggere anche il nostro articolo dedicato a Frank Capra e il cinema italo-americano, un’altra figura che ha attraversato in profondità il secolo scorso.
Domande frequenti su Malcolm X
Quando è nato Malcolm X?
Il 19 maggio 1925 a Omaha, nello stato del Nebraska, negli Stati Uniti.
Quando è morto?
Il 21 febbraio 1965 a New York, assassinato durante un comizio all’Audubon Ballroom.
Perché si fece chiamare «X»?
Per simboleggiare il nome africano originario, perduto a causa della schiavitù. La «X» rappresentava un’incognita storica e identitaria.
Era musulmano?
Sì. Inizialmente seguace della Nation of Islam, dopo il pellegrinaggio alla Mecca del 1964 abbracciò l’islam sunnita.
Qual è il suo libro più importante?
L’Autobiografia di Malcolm X, scritta con Alex Haley e pubblicata postuma nel 1965. È considerato un classico della letteratura politica del Novecento.
Cosa rappresenta oggi la figura di Malcolm X?
Un riferimento per i movimenti per i diritti civili, per le riflessioni sull’identità e per la storia dell’attivismo afroamericano nel mondo contemporaneo.