Il 29 maggio 1917 nasceva a Brookline, in Massachusetts, John Fitzgerald Kennedy: 35° presidente degli Stati Uniti, leader della «Nuova Frontiera», simbolo di una stagione politica fatta di entusiasmo e tragedia. A oltre un secolo dalla nascita, cinque cose meritano di essere ricordate per capire perché JFK resta una delle figure più studiate del Novecento.
Un’infanzia tra ricchezza e malattia
John, secondo dei nove figli di Joseph Patrick Kennedy e Rose Fitzgerald, crebbe in una delle famiglie più potenti e ambiziose degli Stati Uniti. Tutti e quattro i nonni di JFK erano figli di immigrati irlandesi, un dato identitario che il futuro presidente avrebbe rivendicato per tutta la vita.
Joseph senior aveva fatto fortuna con la finanza e con il cinema, ed era stato ambasciatore degli Stati Uniti a Londra. Per i suoi figli aveva un progetto preciso: portarli ai vertici della politica americana. Ma John, fin da bambino, ebbe una salute fragile. Soffriva di problemi alla schiena, di colite e in seguito del morbo di Addison, una rara malattia delle ghiandole surrenali. Ne soffrì in silenzio per tutta la vita, riuscendo a nasconderlo persino in campagna elettorale.

1. Eroe di guerra nel Pacifico
Laureatosi a Harvard nel 1940, Kennedy si arruolò in marina poco prima dell’ingresso degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale. Nel 1943 era comandante della motosilurante PT-109 nelle Salomone, quando una nave da guerra giapponese la tagliò in due. Kennedy guidò i sopravvissuti in mare aperto, trainando per le cinghie del giubbotto di salvataggio un compagno gravemente ferito, fino a un’isola lontana chilometri.
L’episodio gli valse la Navy and Marine Corps Medal e una notorietà che, anni dopo, sarebbe diventata un asset politico decisivo. La storia della PT-109 ispirò libri e un film hollywoodiano e contribuì a costruire l’immagine del giovane leader coraggioso.
2. Il presidente più giovane mai eletto
Dopo la guerra Kennedy entrò in politica: deputato per il Massachusetts dal 1947, senatore dal 1953. Nel 1960 sfidò Richard Nixon nella corsa alla Casa Bianca. Il duello segnò la storia: per la prima volta i candidati alla presidenza si confrontarono in diretta televisiva, e l’immagine elegante e sicura di Kennedy contribuì a una vittoria di misura.
A 43 anni divenne il presidente più giovane mai eletto negli Stati Uniti e il primo cattolico a entrare alla Casa Bianca. Il suo discorso inaugurale, con il celebre invito «Non chiedete cosa il vostro Paese può fare per voi, chiedete cosa voi potete fare per il vostro Paese», entrò subito nella storia della retorica politica.
3. Crisi di Cuba e Guerra fredda
La presidenza Kennedy fu segnata dai momenti più tesi della Guerra fredda. Nell’ottobre 1962, la scoperta di missili nucleari sovietici a Cuba portò il mondo a un passo dal conflitto atomico. Per tredici giorni, Stati Uniti e Unione Sovietica si confrontarono in un braccio di ferro che si chiuse con un compromesso: Mosca avrebbe ritirato i missili, Washington avrebbe smantellato i propri in Turchia.
JFK uscì dalla crisi rafforzato. Nel 1963, con il Trattato di parziale messa al bando dei test nucleari, gettò le basi del controllo internazionale degli armamenti, un risultato che ancora oggi è considerato uno dei suoi successi più importanti.

4. La Nuova Frontiera
Sul fronte interno, Kennedy lanciò un programma ambizioso che chiamò la Nuova Frontiera. Spinse il Congresso a finanziare la scuola pubblica, le case popolari, l’assistenza sanitaria. Sostenne il movimento per i diritti civili guidato da Martin Luther King, anche se molti riformatori gli rimproverarono di non spingersi mai abbastanza.
È anche il presidente che, in piena gara con i sovietici, lanciò la sfida lunare. Davanti al Congresso, nel 1961, promise che gli Stati Uniti sarebbero arrivati sulla Luna entro la fine del decennio. La promessa fu mantenuta nel 1969 con l’Apollo 11, ma JFK non lo vide mai.
5. Dallas, 22 novembre 1963
Il 22 novembre 1963 Kennedy fu assassinato a Dallas, in Texas, mentre attraversava la città in corteo presidenziale. L’evento fu trasmesso in diretta televisiva in mezzo mondo e segnò profondamente la coscienza collettiva americana e internazionale.
L’inchiesta della Commissione Warren concluse che ad agire fu il solo Lee Harvey Oswald, ma da allora si sono succedute decine di teorie alternative, ricostruzioni e documenti declassificati. Il dibattito continua, ma il dato resta: con Kennedy moriva, per molti, l’idea di un’America capace di guardare al futuro con ottimismo.
L’eredità culturale di JFK
Kennedy ha lasciato un segno profondo nella cultura politica e popolare. La biblioteca presidenziale a Boston, le immagini iconiche con Jacqueline, i discorsi a Berlino («Ich bin ein Berliner») e a Dublino fanno parte della memoria collettiva del Novecento. Anche la sua famiglia è stata segnata da una serie di tragedie che, nell’immaginario americano, ha preso il nome di «maledizione dei Kennedy».

Cosa cercare per capire JFK oggi
Per chi vuole approfondire, restano fondamentali i discorsi originali raccolti nella John F. Kennedy Presidential Library, i documentari sulla crisi di Cuba e le sue conferenze stampa, che inaugurarono un nuovo modo di comunicare la presidenza.
Domande frequenti
Quando e dove è nato John F. Kennedy?
Il 29 maggio 1917 a Brookline, sobborgo di Boston, in Massachusetts.
Quale carica ha ricoperto?
È stato il 35° presidente degli Stati Uniti d’America, dal 20 gennaio 1961 al 22 novembre 1963.
Perché è famoso il discorso «Ich bin ein Berliner»?
Lo pronunciò nel 1963 a Berlino Ovest, in piena Guerra fredda, per esprimere solidarietà ai cittadini circondati dal Muro: divenne un simbolo dell’impegno americano in Europa.
Come si concluse la crisi dei missili di Cuba?
Con un compromesso: l’Unione Sovietica ritirò i missili da Cuba e gli Stati Uniti smantellarono i propri in Turchia, evitando un confronto nucleare.
Chi ha indagato sull’assassinio di JFK?
La Commissione Warren, voluta dal successore Lyndon B. Johnson, concluse nel 1964 che il solo responsabile fu Lee Harvey Oswald; il dibattito è proseguito fino a oggi.
Che ruolo ebbe nella corsa allo spazio?
Nel 1961 promise davanti al Congresso che gli Stati Uniti avrebbero portato un uomo sulla Luna entro fine decennio: la promessa si realizzò con la missione Apollo 11 nel 1969.