I ghepardi tornano in Zambia dopo quasi 30 anni

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Per quasi trent’anni il ghepardo era scomparso dalla Valle del Luangwa, in Zambia. Oggi il felino più veloce del mondo torna a correre in quelle savane: sei esemplari sono stati reintrodotti nel Parco Nazionale di North Luangwa, primo passo di un progetto che punta a far rinascere un’intera popolazione. Una buona notizia per la biodiversità africana.

Il ritorno di un predatore scomparso

Nel luglio 2026, sei ghepardi – tre maschi e tre femmine – sono stati trasferiti in una zona remota del Parco Nazionale di North Luangwa, in Zambia. Provengono da riserve private del Sudafrica e rappresentano il primo nucleo di un’operazione di reintroduzione attesa da anni. In quell’area il ghepardo non veniva più avvistato da quasi tre decenni: la specie era di fatto sparita dall’ecosistema del Grande Luangwa.

Il progetto è guidato dal Dipartimento dei Parchi Nazionali e della Fauna dello Zambia insieme a una rete di organizzazioni per la conservazione. Non si tratta di un gesto isolato, ma dell’avvio di un piano pluriennale: un secondo gruppo di sei ghepardi è previsto già ad agosto, mentre un terzo arrivo è in programma per il 2027. L’obiettivo è ricostruire una popolazione stabile e capace di riprodursi da sola.

Perché i ghepardi erano scomparsi

La scomparsa del ghepardo dalla Valle del Luangwa è il risultato di decenni di pressioni: bracconaggio, perdita di habitat, riduzione delle prede e conflitti con le attività umane. Il ghepardo, in particolare, è un predatore fragile. A differenza di leoni e leopardi è poco aggressivo, viene facilmente derubato delle sue prede da carnivori più grandi e ha bisogno di ampi spazi aperti per cacciare sfruttando la velocità. Basta poco per far crollare una popolazione locale.

A livello globale il ghepardo è classificato come specie vulnerabile: in natura ne restano poche migliaia di esemplari, distribuiti in aree sempre più frammentate. Ogni progetto che riporta il felino in un territorio da cui era sparito ha quindi un valore che va oltre il singolo parco.

Ghepardo in cammino nella prateria: il predatore torna nel Luangwa
La savana del Luangwa torna a ospitare il grande predatore.

Come funziona una reintroduzione

Riportare un grande predatore in natura non significa semplicemente aprire una gabbia. È un processo delicato, studiato nei minimi dettagli per dare agli animali le migliori possibilità di sopravvivenza.

Un recinto protetto per ambientarsi

Parte dei ghepardi trascorre un primo periodo all’interno di un’area recintata e protetta dai grandi predatori, ampia migliaia di ettari. Qui gli animali possono ambientarsi, stabilire i propri territori e imparare a orientarsi nel nuovo ambiente prima di essere rilasciati nell’ecosistema aperto. È una fase cruciale per ridurre lo stress e i rischi iniziali.

Collari satellitari e monitoraggio continuo

Ogni esemplare è dotato di un collare con localizzatore satellitare. I team di conservazione seguono così gli spostamenti dei ghepardi giorno per giorno, verificando che si nutrano, che esplorino il territorio e che si adattino. Il monitoraggio permette di intervenire rapidamente in caso di problemi e di raccogliere dati preziosi per le fasi successive del progetto.

Una squadra internazionale

Dietro il ritorno dei ghepardi c’è un’ampia collaborazione tra enti pubblici, organizzazioni non profit e reti scientifiche internazionali specializzate nella conservazione dei felini africani. La logistica, la scelta degli esemplari, i controlli veterinari e la sorveglianza anti-bracconaggio sono il frutto di un lavoro coordinato durato anni. Chi desidera approfondire il lavoro sul campo può consultare il programma dedicato allo Zambia della Frankfurt Zoological Society, tra i partner impegnati nell’area.

Perché questa notizia è importante

Il ritorno del ghepardo non riguarda solo una specie carismatica. I grandi predatori svolgono un ruolo chiave negli equilibri naturali: regolano il numero degli erbivori, influenzano il loro comportamento e contribuiscono alla salute complessiva dell’ecosistema. Riportare il ghepardo nel Luangwa significa restituire un tassello mancante a un ambiente intero.

C’è anche un valore simbolico. Reintroduzioni riuscite dimostrano che il declino della fauna non è sempre irreversibile e che, con risorse, competenze e collaborazione, è possibile riparare almeno in parte i danni del passato. È lo stesso spirito di altre storie di ripresa, come quella del giaguaro che rinasce in Messico.

Paesaggio di savana in Zambia, habitat ideale per il ghepardo
Ampi spazi aperti: l’ambiente perfetto per la caccia del ghepardo.

Le sfide che restano

La strada non è priva di ostacoli. I ghepardi reintrodotti dovranno cacciare con successo, evitare i conflitti con altri predatori e, soprattutto, riprodursi. Solo la nascita e la sopravvivenza dei primi cuccioli nati in libertà potrà confermare che la popolazione è davvero in grado di sostenersi. Servirà anche una vigilanza costante contro il bracconaggio e un rapporto equilibrato con le comunità locali, che vanno coinvolte e rese partecipi dei benefici della conservazione.

Per questo il progetto prevede arrivi scaglionati nel tempo: aggiungere nuovi esemplari serve a garantire una sufficiente diversità genetica ed evitare che la popolazione parta troppo esigua. È una scommessa a lungo termine, ma le premesse sono incoraggianti.

Ghepardo attento nell'ambiente naturale africano
Sei esemplari sono il primo nucleo di una nuova popolazione.

Uno sguardo al futuro

Se il piano funzionerà, tra qualche anno la Valle del Luangwa potrebbe ospitare di nuovo una popolazione di ghepardi capace di correre, cacciare e riprodursi come un tempo. Sarebbe un risultato importante non solo per lo Zambia, ma per la conservazione del ghepardo in tutta l’Africa australe. Per ora, il ritorno di questi sei esemplari è già una notizia che vale la pena celebrare.

Domande frequenti

Quanti ghepardi sono stati reintrodotti in Zambia?

Nel luglio 2026 sono stati rilasciati sei ghepardi, tre maschi e tre femmine, provenienti da riserve del Sudafrica. Sono previsti ulteriori arrivi nei mesi e negli anni successivi per rafforzare la popolazione.

Da quanto tempo mancavano i ghepardi in quell’area?

Il ghepardo non veniva più registrato nell’ecosistema del Grande Luangwa da quasi trent’anni. La reintroduzione riporta il felino in un territorio da cui era di fatto scomparso.

Perché i ghepardi sono a rischio?

Bracconaggio, perdita di habitat, calo delle prede e conflitti con l’uomo hanno ridotto drasticamente il loro numero. Il ghepardo è inoltre un predatore fragile, facilmente derubato delle prede da carnivori più grandi.

Come vengono seguiti gli animali dopo il rilascio?

Ogni ghepardo indossa un collare satellitare che consente ai team di monitorarne gli spostamenti in tempo reale. Alcuni esemplari trascorrono un periodo iniziale in un’area recintata e protetta prima del rilascio completo.

Chi finanzia e coordina il progetto?

Il progetto è guidato dalle autorità zambiane per i parchi e la fauna, con il sostegno di diverse organizzazioni internazionali di conservazione e di fondazioni filantropiche impegnate nella tutela dei felini africani.

Perché reintrodurre un predatore fa bene all’ambiente?

I grandi predatori regolano le popolazioni di erbivori e ne influenzano il comportamento, contribuendo alla salute dell’intero ecosistema. Riportare il ghepardo restituisce un elemento mancante a una catena naturale complessa.