Pinatubo, 15 giugno 1991: l’eruzione che raffreddò il pianeta

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Il 15 giugno 1991, nel nord delle Filippine, il vulcano Pinatubo si risvegliò con una delle eruzioni più violente del Novecento. Quella nube di cenere e gas non rimase confinata all’isola di Luzon: salì fino alla stratosfera e, nei mesi successivi, abbassò di mezzo grado la temperatura media dell’intero pianeta. È la storia di come un singolo evento geologico abbia influenzato il clima di tutta la Terra.

Un gigante che dormiva da secoli

Prima del 1991 il Pinatubo era poco più di una collina coperta di foreste, talmente discreto da non comparire tra i vulcani più sorvegliati delle Filippine. La sua ultima eruzione importante risaliva a circa cinque secoli prima, abbastanza da farlo dimenticare. Eppure sotto quella vegetazione si nascondeva una camera magmatica capace di scatenare una catastrofe.

I primi segnali arrivarono nell’aprile del 1991, con piccole esplosioni di vapore e una serie di terremoti che misero in allerta i vulcanologi. Iniziò così una corsa contro il tempo per capire cosa stesse accadendo e proteggere le centinaia di migliaia di persone che vivevano nei dintorni.

Le settimane che precedettero l’eruzione

Un team congiunto di scienziati filippini e statunitensi installò strumenti per misurare i terremoti e le emissioni di gas. L’aumento rapido dell’anidride solforosa rivelò che il magma stava risalendo. Sulla base di questi dati, le autorità ordinarono evacuazioni progressive, ampliando via via la zona di sicurezza.

Cenere vulcanica che oscura il cielo
Il Pinatubo scagliò una colonna di cenere alta oltre trenta chilometri.

Un’evacuazione che salvò migliaia di vite

La decisione di evacuare in anticipo decine di migliaia di persone, inclusa una grande base militare statunitense, è considerata uno dei più grandi successi della vulcanologia moderna. Senza quel monitoraggio, il bilancio delle vittime sarebbe stato enormemente più pesante. Le persone che persero la vita furono comunque oltre ottocento, molte a causa dei tetti crollati sotto il peso della cenere bagnata.

Il 15 giugno: il giorno dell’eruzione

Il culmine arrivò il 15 giugno 1991. Il Pinatubo eruttò scagliando una colonna di cenere alta oltre trenta chilometri, fino a raggiungere la stratosfera. Per ironia della sorte, lo stesso giorno un tifone passava sulla regione: pioggia e cenere si mescolarono creando colate di fango dette lahar, che continuarono a devastare le valli per anni dopo l’eruzione.

La quantità di materiale espulso fu enorme: diversi chilometri cubi di rocce e ceneri, una potenza seconda solo all’eruzione del Novarupta in Alaska nel 1912 per quanto riguarda il XX secolo.

Come un vulcano può raffreddare il pianeta

L’aspetto più sorprendente del Pinatubo non fu la cenere, ma il gas. L’eruzione immise nella stratosfera circa venti milioni di tonnellate di anidride solforosa. A quelle quote, il gas si trasformò in minuscole goccioline di acido solforico, formando un velo che avvolse l’intero globo.

Vulcano in eruzione visto da lontano
Le ceneri raggiunsero la stratosfera avvolgendo il pianeta.

L’effetto schermo degli aerosol

Questo velo di particelle, chiamato aerosol stratosferico, riflette una parte della luce solare verso lo spazio prima che raggiunga la superficie. Il risultato fu un raffreddamento temporaneo: nei due anni successivi la temperatura media globale scese di circa mezzo grado centigrado. È un fenomeno naturale ben documentato, lo stesso che dopo l’eruzione del Tambora del 1815 portò al celebre “anno senza estate”, di cui abbiamo parlato nell’articolo su quando il vulcano Tambora spense il sole.

Un esperimento involontario sul clima

Per i climatologi, il Pinatubo offrì un’occasione irripetibile. Misurando come la Terra rispondeva a quel velo di particelle, gli scienziati poterono testare e affinare i modelli climatici. I dati confermarono molte previsioni teoriche sul rapporto tra aerosol e temperatura, rendendo l’eruzione del 1991 un punto di riferimento per la ricerca sul clima.

Proprio queste osservazioni alimentano oggi il dibattito sulla cosiddetta geoingegneria solare: l’idea, ancora controversa e tutta da valutare, di imitare l’effetto dei vulcani per contrastare il riscaldamento globale. Si tratta però di ipotesi di ricerca, non di soluzioni pronte all’uso.

Cosa resta del Pinatubo oggi

Dopo l’eruzione, nel cratere si è formato un lago dalle acque turchesi, oggi meta di escursioni. Le valli un tempo sepolte dai lahar sono lentamente tornate alla vita, anche se le cicatrici del 1991 restano visibili nel paesaggio. Il vulcano è oggi attentamente sorvegliato, perché la lezione di quell’anno è chiara: anche un gigante addormentato può risvegliarsi.

Perché ricordare il 15 giugno 1991

L’eruzione del Pinatubo è entrata nei libri di scienza per due motivi: dimostrò quanto la previsione vulcanologica possa salvare vite e mostrò in modo tangibile quanto i fenomeni geologici siano connessi al clima dell’intero pianeta. Una collina dimenticata delle Filippine riuscì, per qualche stagione, a influenzare il termometro del mondo.

Pennacchio di fumo da un vulcano attivo
Un velo di aerosol riflesse parte della luce solare per due anni.

Domande frequenti sull’eruzione del Pinatubo

Quando eruttò il Pinatubo?

L’eruzione principale avvenne il 15 giugno 1991, dopo settimane di segnali premonitori iniziati in aprile.

Perché abbassò la temperatura globale?

Immise nella stratosfera circa venti milioni di tonnellate di anidride solforosa, che formarono un velo di particelle capace di riflettere parte della luce solare.

Di quanto si raffreddò la Terra?

La temperatura media globale scese di circa mezzo grado centigrado per i due anni successivi, poi tornò ai valori precedenti.

Quante persone morirono?

Le vittime furono oltre ottocento, un numero limitato grazie alle evacuazioni preventive decise dai vulcanologi.

Cosa sono i lahar?

Sono colate di fango formate dalla cenere mescolata all’acqua piovana. Nel caso del Pinatubo continuarono a colpire la regione per anni dopo l’eruzione.

Dove posso approfondire?

Una sintesi dettagliata è disponibile sulla voce dedicata di Wikipedia.