È uno dei mammiferi marini più rari del mondo e per anni le notizie sul suo conto sono state quasi sempre dolorose. Eppure dall’ultima campagna di monitoraggio nel Golfo di California arriva un segnale che gli esperti aspettavano da tempo: la vaquita non solo resiste, ma continua a riprodursi. Tra gli individui avvistati ci sono anche dei cuccioli, e questa, per una specie sull’orlo dell’estinzione, è una piccola grande speranza.
Che cos’è la vaquita
La vaquita (Phocoena sinus) è una piccola focena, cioè un cetaceo imparentato con i delfini ma più tozzo e dal muso arrotondato. Il suo nome significa “piccola vacca” in spagnolo. Vive in un solo luogo al mondo: l’estremità settentrionale del Golfo di California, in Messico, una zona di acque torbide e poco profonde.
È un animale schivo e difficilissimo da osservare. Misura circa un metro e mezzo di lunghezza ed è riconoscibile per i caratteristici contorni scuri attorno agli occhi e alle labbra, che le danno un’espressione quasi disegnata. Proprio la sua estrema localizzazione la rende, però, anche estremamente vulnerabile.
Perché è la marsopa più minacciata del pianeta
La vaquita è considerata il mammifero marino più a rischio di estinzione al mondo. La causa principale del suo declino non è la caccia diretta, ma le reti da pesca illegali chiamate “redes de enmalle”, usate per catturare un altro pesce molto pregiato, la totoaba.
La vescica natatoria della totoaba è ricercatissima in alcuni mercati asiatici, dove viene venduta a cifre enormi. Le reti calate per catturarla intrappolano però anche le vaquite, che restano impigliate e annegano. Negli ultimi decenni questo fenomeno ha ridotto la popolazione da diverse centinaia di esemplari a poche unità.

La buona notizia: cuccioli avvistati
La campagna di monitoraggio condotta nel Golfo di California, basata sia su osservazioni visive sia su sensori acustici, ha confermato la presenza di un numero stimato tra sette e dieci vaquite. È un dato in lieve aumento rispetto al rilevamento precedente, che aveva segnato il minimo storico.
Il dettaglio più incoraggiante riguarda i piccoli: gli osservatori hanno individuato almeno uno o due cuccioli, tra cui un giovane esemplare che nuotava accanto alla madre. Una delle femmine avvistate, soprannominata Frida, potrebbe addirittura essere di nuovo in attesa. La presenza di cuccioli e di esemplari giovani indica che la riproduzione è ancora in corso, un segnale di vitalità che gli scienziati definiscono molto positivo.
Perché contano così tanto pochi individui
Quando una popolazione si riduce a pochissimi esemplari, ogni singola nascita assume un peso enorme. Il fatto che le vaquite rimaste siano sane e capaci di riprodursi smentisce uno dei timori più diffusi, ovvero che la specie potesse essere ormai compromessa dal punto di vista genetico. Alcuni studi recenti suggeriscono che le vaquite sopravvissute non mostrino segni evidenti di indebolimento legato alla scarsa diversità genetica, il che lascia aperta la porta a un possibile recupero.
Chi monitora la vaquita
Il monitoraggio è frutto del lavoro coordinato di ricercatori messicani e internazionali, tra cui gli scienziati legati al comitato internazionale per il recupero della specie. Le ricerche combinano avvistamenti diretti da imbarcazioni e una rete di rilevatori acustici, capaci di “ascoltare” i versi delle vaquite anche quando non sono visibili in superficie.
Questo doppio approccio permette di stimare quanti animali siano rimasti e di seguirne gli spostamenti all’interno della cosiddetta “zona di tolleranza zero”, l’area in cui la pesca con reti è teoricamente vietata e sorvegliata.

Cosa serve perché la storia continui bene
Gli esperti sono chiari: l’unica vera minaccia per la vaquita è la rete da posta. Eliminare quelle illegali dall’area in cui vive l’animale resta la condizione indispensabile per la sua sopravvivenza. Per questo le buone notizie sui cuccioli non vanno lette come un “pericolo scampato”, ma come una conferma che vale la pena continuare a proteggere questa zona di mare.
La vigilanza contro la pesca illegale, la rimozione delle reti abbandonate e la collaborazione con le comunità di pescatori locali, a cui vanno offerte alternative di reddito, sono gli ingredienti di una strategia che, se mantenuta, potrebbe dare alla specie il tempo di riprendersi.
Una lezione che vale per molte specie
La vicenda della vaquita ricorda altre storie recenti in cui la determinazione umana ha permesso a specie quasi scomparse di tornare a riprodursi, come nel caso del ritorno del condor della California. Sono percorsi lunghi e mai garantiti, ma dimostrano che la conservazione, quando è seria e costante, può cambiare il destino di una specie.
Una speranza da non sprecare
Vedere dei cuccioli di vaquita nel Golfo di California è, oggi, una delle immagini più cariche di significato per chi si occupa di mare. Non cancella i rischi, ma racconta che la natura, se le si lascia un margine, sa ancora rispondere. La storia della vaquita è ancora aperta, e per una volta la pagina più recente è di quelle che fanno tirare un sospiro di sollievo. Chi volesse approfondire può leggere l’analisi pubblicata da Scientific American sui cuccioli avvistati.

Domande frequenti sulla vaquita
Quante vaquite sono rimaste?
L’ultima campagna di monitoraggio stima una popolazione compresa tra sette e dieci esemplari, un valore in lieve aumento rispetto al rilevamento precedente. La presenza di cuccioli rende il dato particolarmente significativo.
Dove vive la vaquita?
Vive esclusivamente nell’estremità settentrionale del Golfo di California, in Messico. È una delle specie di cetacei con l’areale più ristretto al mondo.
Perché la vaquita è a rischio di estinzione?
La principale minaccia sono le reti da posta illegali usate per pescare la totoaba, un pesce la cui vescica natatoria è molto richiesta in alcuni mercati. Le vaquite restano intrappolate in queste reti e annegano.
La vaquita può ancora salvarsi?
Gli esperti ritengono che sia possibile, a patto di eliminare le reti illegali dalla sua zona di mare. Il fatto che gli esemplari rimasti siano sani e si riproducano è un segnale incoraggiante.
Che differenza c’è tra vaquita e delfino?
La vaquita è una focena, un cetaceo imparentato con i delfini ma di corporatura più tozza, con muso arrotondato e denti di forma diversa. È inoltre molto più piccola della maggior parte dei delfini.
Cosa significa il nome vaquita?
In spagnolo “vaquita” significa “piccola vacca”. Il termine richiama le dimensioni contenute e l’aspetto bonario di questo timido abitante del Golfo di California.