Una buona notizia per le api e per l’ambiente arriva dalla ricerca italiana. Un gruppo di scienziati dell’ENEA ha messo a punto una molecola capace di colpire in modo mirato un temuto parassita degli alveari, senza danneggiare le api né lasciare residui chimici. È un biopesticida di nuova generazione che potrebbe cambiare il modo in cui proteggiamo gli impollinatori.
Una molecola pensata per proteggere le api
Le api sono tra gli impollinatori più importanti per l’agricoltura e per gli ecosistemi, ma da anni affrontano numerose minacce: pesticidi, perdita di fiori, malattie e parassiti. Proprio contro uno di questi parassiti arriva la novità sviluppata dai ricercatori dell’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.
Il gruppo di lavoro, coordinato dall’entomologo Salvatore Arpaia presso il Centro Ricerche ENEA della Trisaia, in Basilicata, ha individuato una molecola in grado di “spegnere” un gene essenziale del parassita. Il risultato è un biopesticida che agisce solo sul bersaglio, risparmiando le api e l’ambiente circostante.
Chi è il nemico: il piccolo coleottero degli alveari
Il parassita nel mirino è l’Aethina tumida, comunemente chiamato piccolo coleottero degli alveari. Si tratta di un insetto originario dell’Africa che, una volta introdotto in altri continenti, è diventato una specie invasiva molto dannosa.
Le sue larve si sviluppano all’interno dell’alveare nutrendosi di miele, polline e covata. Contaminano le scorte, fanno fermentare il miele e possono spingere un’intera famiglia di api ad abbandonare la casa. In Italia il coleottero è stato individuato per la prima volta nel 2014 in Calabria, e da allora è tenuto sotto stretta sorveglianza.

Come funziona il biopesticida “green”
Il cuore della scoperta si basa su una tecnica chiamata interferenza a RNA (RNAi). In parole semplici, è un meccanismo naturale che consente di “silenziare” un gene specifico, bloccando la produzione della proteina che quel gene codifica.
I ricercatori hanno preso di mira un gene fondamentale del coleottero, quello che produce la proteina V-ATPasi, indispensabile per la crescita e la sopravvivenza dell’insetto. Spegnendolo, la molecola compromette lo sviluppo del parassita fino a ridurne drasticamente la vitalità.
Perché è più sicuro dei pesticidi tradizionali
Il grande vantaggio è la precisione. A differenza degli insetticidi chimici, che colpiscono in modo indiscriminato molti insetti, questo approccio è progettato per agire solo su una sequenza genetica specifica del coleottero. Le api, che hanno un patrimonio genetico diverso, non vengono danneggiate.
Il progetto RNApi e il ruolo del 5×1000
La ricerca si inserisce nel progetto RNApi, finanziato grazie ai fondi del 5×1000 destinati alla ricerca. È un dettaglio importante: significa che le scelte dei cittadini in sede di dichiarazione dei redditi hanno contribuito concretamente a uno studio con ricadute ambientali positive.
Al lavoro hanno collaborato, oltre all’ENEA, ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e dell’Università di Napoli Federico II. I primi risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica internazionale Journal of Pest Science, un passaggio che conferma la solidità del metodo. Maggiori informazioni sull’ente sono disponibili sul sito ufficiale dell’ENEA.

Perché questa notizia è importante
La difesa degli impollinatori non è solo una questione ambientale, ma anche economica e alimentare. Si stima che una parte rilevante delle colture di cui ci nutriamo dipenda, in tutto o in parte, dagli insetti impollinatori. Ogni alveare protetto è quindi un piccolo tassello della sicurezza alimentare di tutti.
Strumenti come questo biopesticida rappresentano un modo per difendere le api riducendo l’uso di sostanze chimiche persistenti nell’ambiente. È il segno di una tendenza incoraggiante: una protezione degli ecosistemi sempre più “su misura”, basata sulla biologia più che sulla forza bruta della chimica.
Cosa serve ancora prima dell’uso in campo
Come ogni scoperta, anche questa dovrà affrontare ulteriori tappe prima di arrivare negli apiari. Servono studi su vasta scala, verifiche di sicurezza e le necessarie autorizzazioni. Si tratta quindi di un risultato promettente e non ancora di un prodotto pronto per il mercato. Ma la strada è tracciata, e il primo passo è stato compiuto in Italia.
Buone notizie che fanno bene alla natura
Storie come questa ricordano che la ricerca scientifica, anche quella condotta in laboratori di provincia, può produrre soluzioni concrete per problemi globali. La tutela della biodiversità passa spesso da progressi silenziosi come questo. Se vi piacciono le notizie positive sulla natura, leggete anche come il giaguaro sia tornato a crescere in Messico.

Domande frequenti
Che cos’è un biopesticida?
È un prodotto per il controllo dei parassiti basato su sostanze o meccanismi biologici, generalmente più selettivo e meno inquinante dei pesticidi chimici tradizionali.
Il biopesticida dell’ENEA è pericoloso per le api?
No. È progettato per colpire un gene specifico del coleottero degli alveari e non danneggia le api, che hanno un patrimonio genetico diverso.
Che cos’è l’interferenza a RNA?
È un meccanismo naturale che permette di “silenziare” un gene, bloccando la produzione della proteina corrispondente. Qui viene usato per compromettere la sopravvivenza del parassita.
Cos’è il piccolo coleottero degli alveari?
È l’Aethina tumida, un insetto invasivo le cui larve distruggono miele, polline e covata all’interno degli alveari.
Il biopesticida è già in commercio?
No. Si tratta dei primi risultati di ricerca: serviranno ulteriori studi e autorizzazioni prima di un eventuale utilizzo pratico.
Chi ha finanziato la ricerca?
Il progetto RNApi è stato sostenuto dai fondi del 5×1000 destinati alla ricerca, con la collaborazione di ENEA, IZS del Mezzogiorno e Università di Napoli Federico II.