Il Monopoly che fece evadere i prigionieri di guerra

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Durante la Seconda guerra mondiale, uno dei più celebri giochi da tavolo si trasformò in uno strumento di evasione. All’interno di alcune scatole di Monopoly nascoste tra pedine e banconote finte si celavano mappe di seta, bussole in miniatura e denaro vero, destinati ai prigionieri alleati nei campi tedeschi. È una storia sorprendente e assolutamente autentica.

Un gioco al servizio dell’intelligence

La vicenda ha per protagonista il servizio segreto militare britannico noto come MI9, creato per aiutare i soldati alleati catturati a fuggire dai campi di prigionia e a raggiungere i territori sicuri. Per farlo, gli agenti dovevano trovare il modo di far arrivare ai prigionieri strumenti di fuga senza destare sospetti nei tedeschi.

La soluzione fu geniale nella sua semplicità: nascondere gli strumenti dentro oggetti comuni, che ai controlli sembrassero del tutto innocui. E cosa c’era di più innocuo di un gioco da tavolo destinato a far passare il tempo ai prigionieri?

Perché proprio il Monopoly

La scelta cadde sul Monopoly per una ragione precisa. In Gran Bretagna il gioco era prodotto dalla ditta John Waddington Ltd, un’azienda di Leeds che possedeva una competenza rara: sapeva stampare su tessuto, in particolare sulla seta.

La seta era il materiale ideale per le mappe di fuga: non si strappava, non faceva rumore se aperta, resisteva all’acqua e poteva essere ripiegata in uno spazio minuscolo, persino nascosta in una scarpa o dietro la fodera di una giacca. Waddington aveva già collaborato con l’intelligence per produrre queste mappe, e da qui nacque l’idea di unirle al gioco.

Il Monopoly, gioco da tavolo diventato strumento di fuga.
Il Monopoly, gioco da tavolo diventato strumento di fuga.

Cosa nascondevano davvero le scatole

Le scatole “speciali” di Monopoly, preparate in gran segreto, contenevano una serie di strumenti utili alla fuga abilmente occultati:

  • Mappe di seta della regione, nascoste all’interno del tabellone di gioco.
  • Una piccola bussola metallica, celata tra i componenti.
  • Lime di metallo per intaccare sbarre o serrature.
  • Denaro vero — banconote di diversi Paesi — mischiato alle banconote finte del gioco.

Il tabellone veniva lavorato in modo da inserire gli oggetti in appositi incavi, poi richiusi così bene da risultare invisibili. Un prigioniero informato sapeva dove e come cercare.

Il codice segreto per riconoscerle

Il problema era distinguere le scatole truccate da quelle normali, senza rivelare il segreto ai carcerieri. Secondo le ricostruzioni, i set speciali erano contrassegnati da piccoli segni convenzionali, come un punto rosso stampato in un punto preciso del tabellone, per esempio sulla casella del “parcheggio gratuito”.

Solo chi era stato addestrato conosceva questi codici. In questo modo i prigionieri potevano identificare rapidamente il materiale utile senza correre rischi.

Le mappe di seta erano nascoste nel tabellone di gioco.
Le mappe di seta erano nascoste nel tabellone di gioco.

Come arrivavano ai prigionieri

Le convenzioni internazionali permettevano l’invio di pacchi di soccorso ai prigionieri di guerra, spesso tramite organizzazioni umanitarie. L’intelligence britannica sfruttò questo canale creando finte associazioni benefiche di copertura, attraverso le quali far recapitare i giochi ai campi.

Era fondamentale non compromettere la Croce Rossa autentica, la cui reputazione doveva restare al di sopra di ogni sospetto: per questo si usarono enti fittizi appositamente inventati. Le scatole truccate viaggiavano così insieme ad altri oggetti innocui.

Quanti riuscirono a fuggire

È difficile quantificare con precisione quanti prigionieri riuscirono a evadere grazie a questi strumenti, perché l’operazione era top secret e gran parte della documentazione fu distrutta a guerra finita. Si stima però che le mappe di seta e gli aiuti nascosti, diffusi attraverso vari canali, contribuirono alla fuga di diverse migliaia di soldati alleati.

Il segreto fu mantenuto per decenni: la storia divenne di dominio pubblico solo molti anni dopo il conflitto. Chi ama le storie di ingegno nascosto può leggere anche la biografia di Nikola Tesla, l’inventore visionario.

Un esempio di ingegno in tempo di guerra

La storia del Monopoly della fuga è entrata a pieno titolo nella memoria della Seconda guerra mondiale come esempio di creatività applicata. Dimostra quanto l’inventiva possa fare la differenza in situazioni estreme, trasformando un gioco da tavolo in uno strumento di libertà. Documenti e testimonianze su queste operazioni sono conservati da istituzioni come gli Imperial War Museums del Regno Unito.

Bussole e lime celate tra le pedine del Monopoly.
Bussole e lime celate tra le pedine del Monopoly.

Domande frequenti

È una storia vera?

Sì. È documentata e riconosciuta: durante la Seconda guerra mondiale il Monopoly fu davvero usato per nascondere strumenti di fuga destinati ai prigionieri alleati.

Chi ideò questa operazione?

Il servizio segreto militare britannico MI9, in collaborazione con la ditta produttrice del gioco, John Waddington Ltd.

Cosa contenevano le scatole speciali?

Mappe di seta nascoste nel tabellone, una piccola bussola, lime di metallo e denaro reale mescolato alle banconote del gioco.

Come si riconoscevano i set truccati?

Attraverso segni convenzionali segreti, come un punto rosso stampato in una posizione precisa del tabellone.

Come arrivavano ai campi di prigionia?

Tramite finte associazioni benefiche di copertura, sfruttando il canale dei pacchi di soccorso ai prigionieri di guerra.

Quanti prigionieri fuggirono grazie a questo sistema?

Il numero esatto è ignoto perché l’operazione era segreta, ma si stima che gli aiuti nascosti abbiano favorito la fuga di diverse migliaia di soldati.