Il 16 luglio 1965 due capi di Stato, l’italiano Giuseppe Saragat e il francese Charles de Gaulle, tagliavano il nastro di una delle opere di ingegneria più ambiziose del Novecento: il traforo del Monte Bianco. Sotto quasi dodici chilometri di roccia e ghiaccio nasceva un collegamento diretto tra Italia e Francia, capace di cambiare per sempre la geografia dei trasporti alpini.
Il giorno dell’inaugurazione
Quel venerdì di metà luglio la galleria che unisce Courmayeur, in Valle d’Aosta, a Chamonix, in Alta Savoia, veniva ufficialmente aperta. La presenza dei due presidenti sottolineava il valore politico e simbolico dell’opera: non solo un tunnel, ma un gesto di cooperazione tra due Paesi vicini. L’apertura al traffico vero e proprio sarebbe avvenuta pochi giorni dopo, il 19 luglio.
Perché serviva un tunnel sotto il Monte Bianco
Prima del traforo, attraversare il massiccio del Monte Bianco significava affrontare lunghi valichi di montagna, spesso impraticabili in inverno a causa di neve e ghiaccio. Le comunicazioni tra la Valle d’Aosta e la Savoia erano lente e stagionali. Un collegamento permanente, aperto tutto l’anno, avrebbe avvicinato interi territori e reso più rapidi scambi commerciali e turistici.
Un’idea più antica di quanto si pensi
L’idea di forare la montagna circolava da decenni. Solo nel secondo dopoguerra, però, la spinta alla ricostruzione, la crescita della motorizzazione e la volontà di integrazione europea resero il progetto concretamente realizzabile.

La sfida ingegneristica
I lavori di scavo iniziarono alla fine degli anni Cinquanta, partendo contemporaneamente dai due versanti, quello italiano e quello francese. Le squadre dovevano incontrarsi al centro della montagna, un obiettivo che richiedeva calcoli topografici estremamente precisi: un piccolo errore avrebbe fatto mancare l’incontro dei due tunnel.
Nel 1962 avvenne il momento più atteso, la cosiddetta perforazione di collegamento, quando le due gallerie si congiunsero all’interno del massiccio. Fu un traguardo salutato come una prova della capacità tecnica dell’epoca.
Roccia, acqua e temperature estreme
Scavare sotto una montagna alta oltre 4.800 metri comportava difficoltà notevoli: infiltrazioni d’acqua, variazioni della roccia, pressioni elevate e la necessità di ventilare e mettere in sicurezza un ambiente lungo chilometri. Ogni metro guadagnato era il risultato di lavoro duro e di soluzioni tecniche innovative per l’epoca.

Le dimensioni dell’opera
Con una lunghezza di circa 11,6 chilometri, al momento dell’apertura il traforo del Monte Bianco era tra i tunnel stradali più lunghi del mondo. Attraversarlo permetteva di passare dall’Italia alla Francia in pochi minuti, evitando ore di strade tortuose e i rischi dei passi alpini in quota.
Un impatto che va oltre i trasporti
Il traforo non fu solo una scorciatoia. Rappresentò un tassello dell’integrazione europea, favorì il turismo di montagna su entrambi i versanti e divenne un asse strategico per il trasporto di merci tra il Sud e il Nord del continente. Per approfondire la storia e i dati tecnici dell’opera è possibile consultare la voce dedicata su Wikipedia.
Come altre grandi imprese tecniche del Novecento, anche questa nacque dalla collaborazione tra Paesi. Se ti affascinano le storie di cooperazione oltre i confini, puoi leggere il nostro racconto della stretta di mano nello spazio della missione Apollo-Soyuz.

La tragedia del 1999 e la sicurezza moderna
La storia del traforo comprende anche una pagina dolorosa. Nel marzo del 1999 un grave incendio all’interno della galleria provocò numerose vittime e portò alla chiusura del tunnel per diversi anni. La riapertura, avvenuta dopo importanti lavori, fu accompagnata da nuovi e severi standard di sicurezza: sistemi antincendio, rifugi pressurizzati, sensori e procedure di gestione del traffico oggi tra i più avanzati d’Europa.
Il traforo oggi
A distanza di decenni, il traforo del Monte Bianco resta un collegamento fondamentale tra Italia e Francia. La sua gestione è condivisa dai due Paesi e continua a essere oggetto di manutenzioni e aggiornamenti tecnologici. Resta uno dei simboli più riconoscibili dell’ingegneria alpina e un esempio di come le infrastrutture possano avvicinare popoli e culture.
Domande frequenti
Quando è stato inaugurato il traforo del Monte Bianco?
L’inaugurazione ufficiale avvenne il 16 luglio 1965, alla presenza dei presidenti Giuseppe Saragat e Charles de Gaulle. L’apertura al traffico seguì il 19 luglio.
Quali città collega il tunnel?
Collega Courmayeur, in Valle d’Aosta, a Chamonix, in Alta Savoia, unendo direttamente Italia e Francia sotto il massiccio del Monte Bianco.
Quanto è lungo il traforo?
La galleria misura circa 11,6 chilometri. Al momento dell’apertura era tra i tunnel stradali più lunghi del mondo.
Quando iniziarono i lavori di scavo?
Gli scavi partirono alla fine degli anni Cinquanta dai due versanti, con la congiunzione delle gallerie avvenuta nel 1962.
Che cosa accadde nel 1999?
Un grave incendio provocò numerose vittime e la chiusura del tunnel per anni. La riapertura fu accompagnata da nuovi e rigorosi standard di sicurezza.
Il traforo è italiano o francese?
È un’opera binazionale: la gestione è condivisa tra Italia e Francia, che ne curano insieme manutenzione e sicurezza.