Il 6 agosto 2014, dopo un viaggio di oltre dieci anni e sei miliardi e mezzo di chilometri, la sonda europea Rosetta raggiunse la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Per la prima volta un veicolo costruito dall’uomo entrava in orbita attorno a una cometa, aprendo una finestra unica sui materiali primordiali del Sistema solare. Ecco la storia di quella missione e perché è ancora oggi un punto di riferimento per l’astronomia.
Che cos’è una cometa
Le comete sono piccoli corpi ghiacciati che orbitano attorno al Sole seguendo traiettorie spesso molto allungate. Sono formate da una miscela di ghiaccio d’acqua, polveri, anidride carbonica e composti organici: per questo vengono descritte con l’immagine popolare delle palle di neve sporca. Quando una cometa si avvicina al Sole, il calore fa sublimare i ghiacci, cioè li trasforma direttamente da solido a gas, generando la caratteristica chioma luminosa e la coda che può estendersi per milioni di chilometri.
Poiché conservano materiali rimasti pressoché immutati da quando si formarono i pianeti, le comete sono considerate una sorta di archivio congelato delle origini del Sistema solare, avvenute circa 4,6 miliardi di anni fa.
La missione Rosetta in breve
Rosetta fu una missione dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) lanciata il 2 marzo 2004 dalla Guyana francese con un razzo Ariane 5. L’obiettivo era ambizioso: non limitarsi a un sorvolo veloce, come avevano fatto le sonde precedenti, ma accompagnare una cometa lungo la sua orbita e studiarne le trasformazioni da vicino, mese dopo mese.
Il nome richiama la celebre Stele di Rosetta, che permise di decifrare i geroglifici egizi: allo stesso modo, la sonda avrebbe dovuto aiutare a decifrare i “codici” chimici delle origini del Sistema solare.

Un viaggio di dieci anni
Per raggiungere la cometa 67P, Rosetta compì un percorso tortuoso, sfruttando la gravità della Terra e di Marte con una serie di manovre chiamate fionde gravitazionali. Questi passaggi ravvicinati servono a modificare velocità e traiettoria senza consumare carburante, un po’ come una fionda che accelera un sasso.
Tra il 2011 e il 2014 la sonda entrò in una lunga ibernazione per risparmiare energia, viaggiando lontano dal Sole. Il 20 gennaio 2014 il segnale di risveglio, atteso con trepidazione dai centri di controllo, confermò che i sistemi erano ancora perfettamente funzionanti.
Il grande giorno: 6 agosto 2014
Dopo l’avvicinamento finale, il 6 agosto 2014 Rosetta si posizionò a circa 100 chilometri dalla cometa e iniziò a manovrare per accompagnarla. La 67P si rivelò un corpo dalla forma insolita, simile a una paperella di gomma, con due lobi uniti da una regione più stretta, il “collo”. Le prime immagini ravvicinate mostrarono un paesaggio fatto di rupi, avvallamenti, massi e terreni polverosi.
Philae, il primo atterraggio su una cometa
Il 12 novembre 2014 Rosetta rilasciò il piccolo lander Philae, che divenne il primo veicolo a posarsi sulla superficie di una cometa. L’atterraggio fu avventuroso: gli arpioni di ancoraggio non funzionarono e Philae rimbalzò più volte prima di fermarsi in una zona in ombra, con poca luce solare per ricaricare le batterie. Nonostante ciò, il lander riuscì a compiere una serie di analisi preziose prima di spegnersi.

Cosa ha scoperto Rosetta
I dati raccolti da Rosetta e Philae hanno fornito informazioni fondamentali sulla composizione delle comete. Tra i risultati più discussi vi è l’analisi del vapore acqueo della 67P: la sua “firma” chimica, cioè il rapporto tra idrogeno e deuterio, risultò diversa da quella degli oceani terrestri. Questo dato ha alimentato il dibattito scientifico su quanta parte dell’acqua della Terra sia effettivamente arrivata dalle comete.
Gli strumenti individuarono inoltre molecole organiche complesse, compresi alcuni amminoacidi come la glicina, mattoni di base della chimica della vita. Non si tratta di prove di vita, ma della conferma che gli ingredienti chimici essenziali erano diffusi già agli albori del Sistema solare.
Un mondo che cambia sotto i nostri occhi
Seguendo la 67P nel suo avvicinamento al Sole, Rosetta poté osservare l’aumento dell’attività: getti di gas e polvere, frane, crepe che si allargavano. Fu la prima volta che si documentava in diretta l’evoluzione di una cometa lungo la sua orbita.
La fine della missione
Il 30 settembre 2016 la missione si concluse con una discesa controllata di Rosetta sulla superficie della cometa. Mentre scendeva, la sonda continuò a inviare immagini e misurazioni sempre più dettagliate, fino al contatto finale. Fu un addio scientificamente utile, che regalò gli ultimi dati ravvicinati prima del silenzio.
Perché Rosetta è ancora importante
La missione ha lasciato un archivio di dati che i ricercatori continuano a studiare a distanza di anni. Ha dimostrato che è tecnicamente possibile inseguire, orbitare e atterrare su un corpo tanto piccolo e lontano, aprendo la strada a future missioni verso comete e asteroidi. Per approfondire, la voce dedicata su Wikipedia raccoglie i dettagli tecnici e la cronologia completa.
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Domande frequenti su Rosetta e le comete
Che differenza c’è tra una cometa e un asteroide?
Gli asteroidi sono corpi prevalentemente rocciosi o metallici, mentre le comete contengono grandi quantità di ghiacci che, avvicinandosi al Sole, sublimano e formano chioma e coda. La distinzione, però, non è sempre netta: alcuni corpi mostrano caratteristiche intermedie.
Perché la cometa 67P ha una forma così strana?
La forma a due lobi della 67P potrebbe derivare dalla fusione a bassa velocità di due corpi distinti nelle prime fasi del Sistema solare, oppure dall’erosione progressiva di un unico corpo. Entrambe le ipotesi sono ancora oggetto di studio.
Le comete possono colpire la Terra?
Gli impatti cometari sono eventi molto rari sulla scala della vita umana. Le agenzie spaziali monitorano costantemente gli oggetti che si avvicinano al nostro pianeta per valutarne le traiettorie.
Perché studiare le comete è utile?
Le comete conservano materiali primordiali quasi inalterati: analizzarle aiuta a capire come si sono formati i pianeti e come si siano distribuiti acqua e composti organici nel Sistema solare.
Che fine ha fatto il lander Philae?
Dopo aver esaurito le batterie, Philae rimase silenzioso sulla superficie della cometa. Fu individuato nelle immagini di Rosetta solo nel 2016, incastrato in una fenditura in ombra.
Ci saranno altre missioni verso le comete?
Sì. Le agenzie spaziali stanno progettando nuove missioni per intercettare comete ancora incontaminate, sfruttando l’esperienza accumulata proprio con Rosetta.