6 agosto 1997: quando Microsoft investì in Apple

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Il 6 agosto 1997 accadde qualcosa che, allora, sembrò incredibile: Microsoft investì 150 milioni di dollari in Apple, la sua storica rivale, che stava attraversando una gravissima crisi finanziaria. L’annuncio, dato da Steve Jobs davanti a una platea sbalordita, contribuì a salvare l’azienda che negli anni successivi sarebbe diventata una delle più grandi al mondo. Ecco la storia di quel giorno e perché conta ancora.

Apple nel 1997: un’azienda sull’orlo del baratro

Oggi è difficile immaginarlo, ma alla metà degli anni Novanta Apple era in seria difficoltà. La quota di mercato dei suoi computer era in calo, i prodotti si erano moltiplicati in modo confuso e i bilanci registravano forti perdite. Secondo diverse ricostruzioni, l’azienda era a poche settimane dal rischio di insolvenza.

In quel periodo il mondo dei personal computer era ormai dominato dai PC con sistema operativo Windows di Microsoft, che deteneva una posizione di enorme vantaggio.

Il ritorno di Steve Jobs

Proprio nel 1997 tornò in Apple Steve Jobs, il cofondatore che ne era uscito anni prima. Rientrato inizialmente come consulente e poi con un ruolo guida, Jobs si trovò davanti il compito di risollevare un’azienda in crisi profonda. Una delle sue prime mosse a sorpresa fu proprio l’accordo con la rivale di sempre.

Scrivania con un computer personale d'epoca
Steve Jobs era appena tornato a guidare l’azienda che aveva cofondato.

L’annuncio alla Macworld di Boston

Il 6 agosto 1997, sul palco della conferenza Macworld di Boston, Jobs annunciò l’accordo con Microsoft. Sullo schermo alle sue spalle comparve, in collegamento video, il volto gigantesco di Bill Gates, allora a capo di Microsoft. Molti presenti reagirono con fischi e incredulità: il “nemico” storico stava aiutando Apple.

Jobs spiegò con fermezza che l’epoca in cui Apple doveva vincere solo se Microsoft perdeva era finita, e che entrambe le aziende potevano avere successo.

Cosa prevedeva davvero l’accordo

L’intesa comprendeva diversi punti concreti. Microsoft acquistava azioni Apple prive di diritto di voto per 150 milioni di dollari, impegnandosi a non rivenderle per alcuni anni. In cambio, e questo era forse l’aspetto più importante, Microsoft si impegnava a continuare a sviluppare per diversi anni il pacchetto Office per i computer Apple.

Non fu un salvataggio “puro”

È utile una precisazione: 150 milioni di dollari, pur importanti, non bastavano da soli a salvare Apple. Il valore dell’accordo fu soprattutto simbolico e strategico. Garantiva software fondamentale sui Mac, chiudeva alcune dispute legali in corso e restituiva fiducia a clienti e mercati in un momento critico.

Tastiera e monitor di un vecchio computer
L’accordo garantiva ad Apple il software Office sui Mac.

Perché a Microsoft conveniva

La mossa non fu solo generosità. In quegli anni Microsoft era sotto la lente delle autorità statunitensi per possibili pratiche di monopolio. Mantenere in vita un concorrente come Apple contribuiva a smorzare l’immagine di un mercato senza alternative. Inoltre, continuare a vendere Office anche agli utenti Mac rappresentava comunque un’occasione di guadagno.

Cosa successe dopo

L’accordo diede ad Apple il tempo di riorganizzarsi. Jobs sfoltì drasticamente la gamma di prodotti e, l’anno successivo, lanciò l’iMac, il computer colorato dalla forma inconfondibile che tornò a far parlare del marchio. Da lì prese avvio una lunga stagione di successi, culminata negli anni Duemila con dispositivi che avrebbero cambiato le abitudini di milioni di persone.

Nel giro di pochi anni le proporzioni si sarebbero clamorosamente ribaltate rispetto al 1997. Per una panoramica storica dell’azienda si può consultare la voce su Wikipedia.

Una lezione sulla rivalità nel mondo tech

La vicenda del 6 agosto 1997 è spesso citata come esempio di come, nel mondo della tecnologia, la concorrenza possa convivere con la collaborazione. Rivali dichiarati possono trovare interessi comuni, almeno per un tratto di strada. È una dinamica che ancora oggi si ripete tra grandi aziende del settore. Se ti interessa la storia della rete e dell’informatica, leggi anche il nostro articolo su perché i data center consumano tanta energia.

Computer retro simbolo della storia dell'informatica
Da quel momento iniziò la lunga rinascita di Apple.

Domande frequenti sull’accordo Microsoft-Apple del 1997

Microsoft ha davvero salvato Apple?

Ha contribuito in un momento critico, ma non da sola: i 150 milioni di dollari ebbero soprattutto un valore strategico e simbolico. Il risanamento vero arrivò con le scelte di prodotto degli anni successivi.

Quanto investì Microsoft?

Acquistò azioni Apple prive di diritto di voto per un valore di 150 milioni di dollari, con l’impegno a non rivenderle per alcuni anni.

Perché il pubblico fischiò l’annuncio?

Perché Microsoft era percepita come la grande rivale di Apple. Vedere Bill Gates “aiutare” Apple apparve a molti come un tradimento.

Cosa otteneva Apple dall’accordo?

Oltre all’investimento, otteneva la garanzia che Microsoft avrebbe continuato a sviluppare Office per i Mac, software essenziale per molti utenti.

Perché conveniva anche a Microsoft?

Mantenere in vita un concorrente aiutava sul fronte delle accuse di monopolio, e vendere Office agli utenti Mac restava un’opportunità di guadagno.

Che ruolo ebbe Steve Jobs?

Jobs, appena rientrato in Apple, promosse l’accordo e guidò la successiva riorganizzazione dell’azienda, aprendo una nuova fase di crescita.