Il giorno in cui la sonda Magellano raggiunse Venere

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Il 10 agosto 1990 una sonda della NASA entrava in orbita attorno a Venere e cominciava a svelare la superficie del pianeta gemello della Terra, nascosta da un velo perenne di nuvole. Si chiamava Magellano e, grazie al suo radar, ha disegnato la prima mappa quasi completa di un mondo che continua ad affascinare gli scienziati. Ecco la sua storia.

Il 10 agosto 1990: l’arrivo di Magellano

Dopo un viaggio di quindici mesi nello spazio, il 10 agosto 1990 la sonda statunitense Magellano accese i propri motori e si inserì in orbita attorno a Venere. Era la prima volta che gli Stati Uniti tornavano al pianeta dopo anni, e la missione aveva un obiettivo ambizioso: cartografare la superficie venusiana con un dettaglio mai raggiunto prima. Nei mesi successivi la sonda avrebbe mappato oltre il 98% del pianeta.

Cosa era la sonda Magellano

Magellano era una sonda spaziale relativamente economica per gli standard dell’epoca, costruita riutilizzando componenti di altre missioni. Fu lanciata il 4 maggio 1989 dalla stiva dello Space Shuttle Atlantis, diventando la prima sonda interplanetaria a partire da una navetta. Il suo nome rendeva omaggio all’esploratore portoghese Ferdinando Magellano, che nel Cinquecento guidò la prima circumnavigazione del globo. Un tributo appropriato per una missione destinata a “circumnavigare” un altro pianeta. Trovi la scheda completa della missione nella voce dedicata su Wikipedia.

Perché studiare Venere

Venere è spesso chiamato il gemello della Terra perché ha dimensioni e massa molto simili al nostro pianeta. Eppure le somiglianze finiscono qui: la sua superficie è un inferno con temperature intorno ai 460 gradi, sufficienti a fondere il piombo, e una pressione atmosferica quasi cento volte quella terrestre. Capire perché due pianeti così simili abbiano seguito destini tanto diversi è una delle grandi domande della scienza planetaria, con implicazioni anche per lo studio del clima terrestre.

Pianeta nello spazio profondo
Venere è avvolto da una spessa coltre di nuvole di acido solforico.

Il radar che vede attraverso le nuvole

Il problema principale nello studio di Venere è la sua spessa coltre di nuvole di acido solforico, che nasconde completamente la superficie alla luce visibile. Magellano risolse l’ostacolo con un radar ad apertura sintetica, uno strumento capace di attraversare le nuvole inviando impulsi radio e misurando l’eco di ritorno dal suolo. In questo modo la sonda poté “vedere” montagne, pianure e vulcani come se le nuvole non esistessero, costruendo immagini dettagliate con una risoluzione di poche centinaia di metri.

Cosa ha scoperto Magellano

Le mappe di Magellano rivoluzionarono la nostra idea di Venere, rivelando un mondo geologicamente complesso e sorprendentemente giovane.

Vulcani ovunque

La scoperta più clamorosa fu la straordinaria abbondanza di formazioni vulcaniche: colate laviche estese, cupole a forma di frittella, grandi edifici vulcanici. La superficie di Venere è dominata da paesaggi di origine vulcanica, segno di un’intensa attività nel passato del pianeta e, forse, ancora in corso.

Poche tracce di impatti

Magellano trovò relativamente pochi crateri da impatto, e distribuiti in modo abbastanza uniforme. Questo suggerì agli scienziati che la superficie di Venere sia geologicamente giovane, forse rinnovata da un gigantesco evento di rimodellamento vulcanico avvenuto alcune centinaia di milioni di anni fa.

Sonda spaziale in orbita
Magellano usò un radar per mappare la superficie nascosta del pianeta.

L’effetto serra più estremo del Sistema Solare

Le temperature infernali di Venere non dipendono solo dalla vicinanza al Sole, ma soprattutto dalla sua atmosfera, composta per oltre il 96% di anidride carbonica. Questo gas trattiene il calore in un effetto serra fuori controllo, che rende il pianeta più caldo persino di Mercurio, pur essendo più lontano dal Sole. Venere è così diventato un caso di studio prezioso per comprendere fino a che punto un effetto serra possa spingersi, offrendo un termine di paragone estremo per le ricerche sul clima.

La fine della missione

Dopo aver completato la mappatura, Magellano proseguì il lavoro raccogliendo dati sul campo gravitazionale del pianeta. Nell’ottobre del 1994, esaurito il suo compito, la sonda fu deliberatamente fatta tuffare nell’atmosfera venusiana in un ultimo esperimento sulla densità dell’aria, disintegrandosi. Fu un finale coerente con lo spirito di una missione che aveva sfruttato ogni risorsa fino all’ultimo.

Cielo stellato e spazio profondo
Le mappe di Magellano restano un riferimento per le missioni future.

L’eredità di Magellano e le missioni future

A più di trent’anni di distanza, le mappe di Magellano restano un riferimento fondamentale per lo studio di Venere. L’interesse per il pianeta è tornato a crescere: nei prossimi anni sono previste nuove missioni delle agenzie spaziali internazionali, con strumenti moderni capaci di studiare l’atmosfera, la geologia e la possibile attività vulcanica ancora presente. Magellano ha aperto una porta che la scienza sta tornando ad attraversare.

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Domande frequenti sulla sonda Magellano

Quando arrivò Magellano su Venere?

La sonda entrò in orbita attorno a Venere il 10 agosto 1990, dopo essere stata lanciata dallo Space Shuttle Atlantis nel maggio del 1989.

Come faceva a vedere la superficie nascosta dalle nuvole?

Utilizzava un radar ad apertura sintetica, che attraversa le nuvole con impulsi radio e ricostruisce il rilievo del terreno grazie all’eco di ritorno.

Quale fu la scoperta più importante?

La grande diffusione di formazioni vulcaniche e il numero ridotto di crateri, indizio di una superficie geologicamente giovane e rimodellata dal vulcanismo.

Perché Venere è così caldo?

A causa di un effetto serra estremo prodotto da un’atmosfera densissima di anidride carbonica, che intrappola il calore e porta la superficie a circa 460 gradi.

Perché la sonda si chiamava Magellano?

In onore dell’esploratore Ferdinando Magellano, guida della prima circumnavigazione della Terra: un omaggio a una missione che avrebbe mappato l’intero pianeta Venere.

Che fine ha fatto la sonda?

Nel 1994, terminata la missione, fu fatta precipitare nell’atmosfera di Venere per un ultimo esperimento scientifico, disintegrandosi durante la discesa.