Il dugongo: la mucca di mare che ispirò le sirene

Condividi l'articolo

Un corpo grande e affusolato, un muso tondo che sfiora il fondale, una coda a mezzaluna che ondeggia lenta tra le praterie sommerse: il dugongo è uno degli animali più discreti e affascinanti dei mari caldi. Erbivoro pacifico e parente dell’elefante, per secoli è stato scambiato per una creatura mitologica. Ecco perché questa “mucca di mare” merita di essere conosciuta molto meglio.

Che cos’è il dugongo

Il dugongo (Dugong dugon) è un mammifero marino che appartiene all’ordine dei sirenidi, lo stesso dei lamantini. È l’unico rappresentante ancora vivente della famiglia dei Dugongidae e trascorre l’intera vita in acqua, senza mai salire a terra. Può misurare fino a tre metri di lunghezza e superare i 400 chilogrammi di peso, eppure si muove con una calma quasi ipnotica tra le acque poco profonde.

A differenza delle foche o dei delfini, il dugongo non è un carnivoro: è un erbivoro rigoroso, che si nutre quasi esclusivamente di piante marine. Questa dieta particolare ne ha plasmato il corpo, le abitudini e persino il carattere mite che lo contraddistingue.

Perché è chiamato “mucca di mare”

Il soprannome di “mucca di mare” non è casuale. Il dugongo pascola sui fondali proprio come un bovino pascola in un prato, brucando le foglie e le radici delle fanerogame marine, le piante che formano vaste praterie sottomarine. Un adulto può consumare decine di chilogrammi di vegetazione al giorno, lasciando dietro di sé solchi ben visibili sul sedimento.

Questo comportamento fa del dugongo un vero “giardiniere” degli ecosistemi costieri: brucando, stimola la crescita delle praterie e mantiene in equilibrio l’habitat che ospita innumerevoli altre specie.

Dugongo che pascola le fanerogame marine su un fondale sabbioso
Il dugongo bruca le praterie marine come un bovino in un prato. Foto: Stephan Ernst / Pexels

Un parente inaspettato: l’elefante

Uno degli aspetti più sorprendenti riguarda la parentela del dugongo. Nonostante viva in mare, i suoi cugini più stretti sulla terraferma sono gli elefanti. Sirenidi e proboscidati discendono infatti da un antenato comune, vissuto milioni di anni fa, e condividono alcuni tratti curiosi.

Come gli elefanti, per esempio, i dugonghi maschi sviluppano delle piccole zanne, e la struttura delle loro ossa rivela affinità che i biologi hanno ricostruito studiandone l’anatomia e il DNA. Un legame evolutivo che sembra impossibile a prima vista, ma che racconta la storia profonda della vita sul nostro pianeta.

Dove vive il dugongo

Il dugongo abita le acque calde e costiere dell’Indo-Pacifico, dall’Africa orientale al Mar Rosso, fino all’Asia meridionale e all’Australia. Proprio le coste settentrionali australiane ospitano oggi le popolazioni più numerose e meglio protette.

Un legame stretto con le praterie marine

La sopravvivenza di questi animali dipende interamente dalla presenza delle fanerogame marine. Dove le praterie prosperano, i dugonghi trovano cibo in abbondanza; dove scompaiono, sono costretti a spostarsi o rischiano di non farcela. Per questo la loro presenza è considerata un indicatore della salute dell’intero ecosistema costiero.

Come vive e si comporta

Il dugongo è un animale tendenzialmente solitario o che vive in piccoli gruppi, anche se in aree particolarmente ricche di cibo si possono osservare raduni più numerosi. Respira aria, quindi deve risalire regolarmente in superficie: in genere emerge ogni pochi minuti, ma può restare in immersione molto più a lungo quando riposa.

Una crescita lenta

La riproduzione è tra le più lente del regno animale. Una femmina partorisce un solo piccolo ogni diversi anni, dopo una gestazione che dura oltre un anno, e lo accudisce a lungo. Questo ritmo così cauto rende ogni singolo esemplare prezioso e spiega perché le popolazioni faticano a riprendersi quando subiscono perdite.

Dugongo che risale verso la superficie del mare cristallino
Il dugongo respira aria e risale spesso in superficie. Foto: Jakub Pabis / Pexels

Il dugongo e la leggenda delle sirene

Per secoli i marinai che avvistavano questi animali affiorare tra le onde, magari mentre allattavano il piccolo tenendolo con le pinne, credettero di vedere creature per metà donna e per metà pesce. Non stupisce che i sirenidi — dugonghi e lamantini — siano considerati tra le fonti d’ispirazione più probabili del mito delle sirene.

La sagoma tondeggiante, il modo di sollevare la testa dall’acqua e la coda simile a una pinna caudale possono aver alimentato racconti fantastici nei lunghi viaggi per mare. Lo stesso nome scientifico dell’ordine, “sirenidi”, rende omaggio a questa suggestione antica.

Una specie da proteggere

Oggi il dugongo è considerato una specie vulnerabile. Le minacce principali sono la perdita delle praterie marine, l’inquinamento costiero, le catture accidentali nelle reti da pesca e le collisioni con le imbarcazioni. La sua lentezza riproduttiva rende ogni perdita difficile da compensare.

Diverse organizzazioni internazionali, tra cui il WWF, lavorano per tutelare gli habitat costieri e ridurre le pressioni umane. Proteggere le praterie sottomarine significa salvaguardare non solo il dugongo, ma un intero mondo sommerso che da esse dipende.

Prateria di piante marine, habitat naturale del dugongo
Le praterie sottomarine sono l’habitat vitale del dugongo. Foto: Jakub Pabis / Pexels

Curiosità che forse non sapevi

Il dugongo può vivere fino a settant’anni, un’età che lo colloca tra i mammiferi più longevi del mare. La sua bocca è rivolta verso il basso, perfetta per brucare sul fondale, e le sue labbra prensili funzionano quasi come mani per afferrare le piante. Anche la coda lo distingue dal lamantino: nel dugongo è biforcuta a mezzaluna, mentre nel cugino è arrotondata a paletta.

Se ti affascinano gli adattamenti straordinari degli animali marini, potrebbe interessarti anche la storia del cavalluccio marino, in cui è il maschio a portare avanti la gravidanza.

Domande frequenti sul dugongo

Il dugongo è un pesce?

No. Il dugongo è un mammifero marino: respira aria con i polmoni, allatta i piccoli e mantiene una temperatura corporea costante, esattamente come gli altri mammiferi.

Qual è la differenza tra dugongo e lamantino?

Entrambi sono sirenidi, ma il dugongo ha una coda biforcuta a mezzaluna e vive solo in acque marine dell’Indo-Pacifico, mentre il lamantino ha la coda arrotondata e frequenta anche fiumi e acque dolci.

Che cosa mangia il dugongo?

Si nutre quasi esclusivamente di fanerogame marine, le piante che formano le praterie sottomarine. È un erbivoro rigoroso e può mangiarne decine di chilogrammi al giorno.

Perché il dugongo è legato al mito delle sirene?

La sua sagoma e il modo di affiorare in superficie, soprattutto mentre allatta il piccolo, hanno probabilmente ispirato i racconti dei marinai sulle sirene: non a caso il suo ordine si chiama proprio sirenidi.

Il dugongo è a rischio di estinzione?

È classificato come specie vulnerabile. La distruzione delle praterie marine, le reti da pesca e le collisioni con le barche minacciano le sue popolazioni, che si riprendono molto lentamente.

Quanto vive un dugongo?

Può raggiungere e superare i settant’anni di età, il che ne fa uno dei mammiferi marini più longevi in assoluto.