Immagina un fiume che si prosciuga sotto il sole, la terra che si spacca in zolle dure come pietra e ogni forma di vita che scompare. Poi arrivano le piogge, il fango torna morbido e da quel suolo apparentemente morto riemerge un pesce, vivo e vegeto. Non è una leggenda: è la storia ordinaria del pesce polmone, un animale che ha imparato a respirare aria e ad aspettare, sepolto, che la stagione cambi.
Che cos’è il pesce polmone
Con l’espressione «pesce polmone» si indicano i dipnoi, un gruppo di pesci d’acqua dolce dotati, oltre alle branchie, di uno o due polmoni veri e propri collegati all’esofago. Grazie a questa doppia dotazione respiratoria possono estrarre ossigeno tanto dall’acqua quanto dall’aria, una caratteristica che li rende unici tra i pesci moderni.
Oggi ne sopravvivono soltanto sei specie, distribuite in tre continenti: quattro in Africa (genere Protopterus, o protottero), una in Sud America (Lepidosiren) e una in Australia (Neoceratodus). Nomi diversi per una stessa, antichissima strategia evolutiva.
Un fossile vivente vecchio di 400 milioni di anni
I dipnoi non sono una novità della natura, tutt’altro. I loro antenati comparvero nel Devoniano, oltre 400 milioni di anni fa, quando i primi vertebrati stavano appena sperimentando la vita fuori dall’acqua. Per questo vengono spesso definiti fossili viventi: la loro anatomia è cambiata pochissimo attraverso ere geologiche intere.
Il loro interesse scientifico va però ben oltre la longevità evolutiva. I dipnoi occupano infatti un ramo cruciale dell’albero della vita: sono tra i parenti viventi più stretti dei tetrapodi, cioè degli animali a quattro zampe che colonizzarono le terre emerse, noi compresi.

Come funziona la doppia respirazione
La respirazione dei dipnoi africani e sudamericani dipende in larga parte dai polmoni. Le loro branchie sono infatti ridotte e, in alcune specie, del tutto insufficienti a garantire la sopravvivenza: se impedissimo loro di salire in superficie a boccheggiare, annegherebbero. È il caso opposto a quello che immaginiamo di solito per un pesce.
Il pesce polmone australiano rappresenta invece una via di mezzo: possiede un solo polmone e continua a fare affidamento soprattutto sulle branchie, ricorrendo all’aria solo quando l’acqua diventa povera di ossigeno o troppo calda. Non a caso è considerato la specie più «arcaica» e simile agli antenati del gruppo.
Perché respirare aria è un vantaggio
Gli habitat dei dipnoi africani e sudamericani sono paludi, stagni e fiumi soggetti a forti oscillazioni stagionali. In questi ambienti l’acqua può diventare stagnante e quasi priva di ossigeno. Poter respirare direttamente in superficie significa non dipendere dalla qualità dell’acqua, un asso nella manica che pochissimi pesci possiedono.
L’estivazione: dormire nel fango per mesi
Il comportamento più straordinario del pesce polmone è l’estivazione, una sorta di letargo estivo che gli permette di sopravvivere alla siccità. Quando lo stagno inizia a prosciugarsi, il protottero africano scava una tana nel fango e vi si rannicchia ripiegato su sé stesso.
Attorno al corpo secerne un bozzolo di muco che, seccandosi, forma una specie di sacco protettivo che lo isola dal terreno arido lasciando aperta solo una piccola apertura per respirare. All’interno di questo rifugio il metabolismo rallenta drasticamente: cuore, respirazione e consumo di energia scendono al minimo indispensabile.
Quanto può durare
In condizioni normali l’estivazione dura i pochi mesi della stagione secca. Ma in esperimenti di laboratorio e in casi eccezionali i dipnoi hanno resistito così diversi anni, in attesa del ritorno dell’acqua. Quando finalmente le piogge inzuppano di nuovo il terreno, il bozzolo si ammorbidisce, il pesce si risveglia e riprende la vita di sempre, come se nulla fosse accaduto.

Che cosa mangia e come vive
I dipnoi sono predatori piuttosto tranquilli. Si nutrono di piccoli invertebrati, molluschi, crostacei, insetti e talvolta di altri pesci, triturando le prede con robuste placche dentarie invece che con denti singoli. Il loro corpo allungato, simile a quello di un’anguilla nelle specie africane, si muove con lenti movimenti ondulatori tra la vegetazione sommersa.
Come altri pesci capaci di adattamenti estremi, il pesce polmone dimostra che l’evoluzione premia soprattutto la flessibilità. Chi sa cavarsela quando le condizioni peggiorano ha più possibilità di tramandare i propri geni: un principio che vale anche per il saltafango, il pesce che cammina e respira fuori dall’acqua.
Un aiuto per capire come siamo usciti dall’acqua
Studiare i dipnoi non è solo una questione di curiosità zoologica. Poiché condividono con noi un antenato comune relativamente recente, in termini evolutivi, il loro genoma e la loro fisiologia offrono indizi preziosi su come i vertebrati acquisirono i polmoni e sulla transizione dalla vita acquatica a quella terrestre.
Nel 2021 il sequenziamento del genoma del pesce polmone australiano rivelò che si tratta di uno dei genomi animali più grandi mai decifrati, con una quantità di DNA enorme. Un tesoro di informazioni per la biologia evolutiva, custodito in un pesce dall’aspetto tutt’altro che appariscente.
Uno stato di conservazione da tenere d’occhio
Nonostante la loro incredibile resistenza, alcuni dipnoi non sono al sicuro. Il pesce polmone australiano, in particolare, ha un areale ristretto a pochi fiumi del Queensland ed è considerato una specie protetta. La distruzione degli habitat d’acqua dolce e le dighe rappresentano minacce concrete anche per un animale che ha attraversato indenne centinaia di milioni di anni. Approfondimenti scientifici sul gruppo sono disponibili su fonti autorevoli come la Encyclopædia Britannica.
Domande frequenti
Il pesce polmone respira davvero come noi?
In parte sì. Possiede polmoni collegati all’esofago con cui inspira aria in superficie, esattamente come fanno gli animali terrestri, ma li affianca alle branchie tipiche dei pesci.
Quanto può vivere fuori dall’acqua?
Grazie all’estivazione nel fango può resistere all’asciutto per mesi e, in casi eccezionali, per diversi anni, in attesa che tornino le piogge.
Quante specie di pesce polmone esistono oggi?
Solo sei: quattro africane, una sudamericana e una australiana. Sono i sopravvissuti di un gruppo un tempo molto più numeroso.
È pericoloso per l’uomo?
No. È un predatore di piccole prede e non rappresenta alcun pericolo per le persone, anche se le specie più grandi possono dare morsi difensivi se maneggiate.
Perché è chiamato fossile vivente?
Perché la sua anatomia è rimasta pressoché invariata da oltre 400 milioni di anni, conservando caratteristiche dei suoi antenati del Devoniano.
Che rapporto ha con gli animali terrestri?
I dipnoi sono tra i parenti viventi più stretti dei tetrapodi e aiutano gli scienziati a ricostruire come i vertebrati passarono dall’acqua alla terraferma.
