Il saltafango: il pesce che cammina e respira fuori dall’acqua

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Esiste un pesce che passa più tempo all’asciutto che immerso, che cammina sul fango aiutandosi con le pinne e che, se finisse troppo a lungo sott’acqua, rischierebbe di annegare. Si chiama saltafango ed è uno degli animali che meglio raccontano come la vita, ogni tanto, decida di provare strade nuove. La sua biologia è un piccolo manuale di adattamenti che sembrano impossibili eppure funzionano benissimo da milioni di anni.

Un pesce che ha scelto la terraferma

Quando pensiamo a un pesce, immaginiamo un animale che respira con le branchie, nuota e muore in fretta se lo togliamo dall’acqua. Il saltafango ribalta quasi del tutto questa idea. È un pesce a tutti gli effetti, con tanto di branchie e pinne, ma trascorre gran parte della giornata fuori dall’acqua, sul fango delle mangrovie tropicali, dove caccia, litiga con i vicini, scava tane e corteggia le femmine. L’acqua resta vicina, ma è il fango la sua vera casa.

Il nome italiano descrive perfettamente il comportamento: salta e si muove sul fango. In inglese viene chiamato mudskipper, cioè “saltatore di fango”, e anche questo termine fotografa bene la scena. Non si tratta di un singolo animale, ma di un intero gruppo di specie affini.

Chi è il saltafango: identikit di un gobide anfibio

I saltafango appartengono alla famiglia dei Gobiidae, gli stessi a cui appartengono i comuni ghiozzi che si trovano anche nei nostri mari, e in particolare alla sottofamiglia degli Oxudercinae. Sono pesci di taglia medio-piccola, in genere lunghi tra i pochi centimetri e i venticinque circa, con un corpo allungato, occhi sporgenti montati in cima alla testa e robuste pinne pettorali che usano come fossero arti.

Esistono diverse specie, distribuite nelle zone tropicali e subtropicali di mezzo mondo: dalle coste dell’Africa occidentale fino a tutta la vasta regione indopacifica, comprese le mangrovie del Sud-est asiatico, dove sono particolarmente numerosi e visibili durante la bassa marea.

Come fa a respirare fuori dall’acqua

La domanda che tutti si pongono è la più ovvia: come fa un pesce a non soffocare quando è all’aria aperta? La risposta non è una sola, perché il saltafango combina più trucchi diversi.

La camera branchiale come “bombola”

Quando lascia l’acqua, il saltafango chiude gli opercoli — gli sportelli ossei che proteggono le branchie — e trattiene al loro interno una scorta di acqua ricca di ossigeno. Quella riserva funziona un po’ come la bombola di un sub: gli permette di mantenere umide e funzionanti le branchie anche mentre si trova a terra. Periodicamente torna a una pozza per “ricaricare” la scorta.

Respirare con la pelle

Il secondo trucco è la respirazione cutanea. Una parte molto consistente dello scambio di ossigeno, fino a circa la metà mentre l’animale è all’asciutto, avviene attraverso la pelle e le mucose della bocca e della gola, tenute sempre umide e attraversate da una fitta rete di vasi sanguigni. È lo stesso principio che usano anche gli anfibi come le rane. Proprio per questo il saltafango deve restare in ambienti umidi: se la pelle si secca, smette di respirare.

Saltafango fuori dall'acqua su un fondale fangoso
Saltafango fuori dall’acqua su un fondale fangoso — foto di Жанна Алимкулова / Pexels

Pinne che diventano zampe

Il movimento del saltafango è un altro capolavoro di ingegneria naturale. Le pinne pettorali non sono semplici pale per nuotare: hanno una base muscolosa e una struttura interna che ricorda da vicino quella di un arto. L’animale le usa come stampelle, puntandole sul fango e trascinando il corpo in avanti con un movimento goffo ma sorprendentemente efficace.

Per coprire distanze maggiori o sfuggire a un pericolo, il saltafango piega il corpo e lo rilascia di scatto, lanciandosi in piccoli salti che gli hanno valso il nome. Sembra di assistere a una scena della preistoria, quando i primi vertebrati iniziarono a esplorare la terraferma: non a caso questi pesci vengono spesso citati come esempio vivente di quel passaggio evolutivo.

Saltare, arrampicarsi e scavare

Oltre a camminare, alcune specie sono abili arrampicatrici: si aggrappano alle radici delle mangrovie e ai tronchi grazie alle pinne pelviche, che possono formare una sorta di ventosa. Molti saltafango scavano lunghe gallerie nel fango, dove si rifugiano durante l’alta marea, dove sfuggono ai predatori e dove depongono le uova. Queste tane possono contenere bolle d’aria che il pesce trasporta apposta dall’esterno, garantendo ossigeno alle uova in un fango altrimenti povero.

Occhi da anfibio

Gli occhi del saltafango sono inconfondibili: grandi, sporgenti, posti in cima alla testa come due piccoli periscopi. Questa posizione gli dà un campo visivo amplissimo, utile per individuare prede e predatori mentre il resto del corpo resta basso sul fango. Per non far seccare gli occhi all’aria, l’animale può ritrarli in apposite cavità piene di liquido, “ammiccando” in modo da inumidirli: un gesto da animale terrestre, eseguito da un pesce.

Mangrovia tropicale, l'habitat tipico del saltafango
Mangrovia tropicale, l’habitat tipico del saltafango — foto di Walter Coppola / Pexels

Dove vive: le mangrovie del mondo

L’habitat tipico del saltafango sono le piane fangose intertidali e le foreste di mangrovie, ambienti di confine tra terra e mare dove l’acqua sale e scende con le maree. Sono luoghi difficili, con acqua salmastra, fango ricco di sostanze in decomposizione e ossigeno spesso scarso. Proprio in queste condizioni estreme il saltafango trova pochi concorrenti e tantissimo cibo, e per questo ha sviluppato adattamenti così particolari.

Corteggiamento e territorio

I saltafango sono animali sorprendentemente vivaci dal punto di vista sociale. I maschi difendono il proprio territorio con esibizioni che includono salti acrobatici, sollevamento della pinna dorsale colorata e veri e propri “duelli”. Lo stesso repertorio viene usato per attirare le femmine: un maschio che salta in aria, mostra le pinne spiegate e poi guida la partner verso la propria tana è uno spettacolo che ricorda più il corteggiamento di un uccello che quello di un pesce.

Cosa mangia

La dieta varia a seconda delle specie. Alcuni saltafango sono soprattutto carnivori e cacciano piccoli invertebrati, insetti, crostacei e altri animaletti del fango. Altri sono più erbivori e si nutrono raschiando le alghe e i microrganismi che ricoprono la superficie fangosa. In entrambi i casi, cacciare fuori dall’acqua consente di sfruttare risorse che gli altri pesci, costretti a restare immersi, non possono raggiungere.

Pesce anfibio in un ambiente umido tropicale
Pesce anfibio in un ambiente umido tropicale — foto di Walter Coppola / Pexels

Perché il saltafango è importante per la scienza

Il saltafango non è solo una curiosità da documentario. Studiarlo aiuta i biologi a capire come, in tempi geologici lontanissimi, alcuni vertebrati siano riusciti a colonizzare la terraferma, sviluppando respirazione aerea, arti e occhi adatti all’aria. Non è un nostro antenato diretto, ma è un modello vivente che mostra quali soluzioni la natura può inventare per affrontare lo stesso problema. È anche un ottimo indicatore della salute delle mangrovie, ecosistemi preziosi e oggi minacciati dalla cementificazione delle coste.

Se ti affascinano gli animali con superpoteri inaspettati, può interessarti anche la storia del gambero pistola e del suo schiocco capace di stordire le prede. Per approfondire la classificazione e la biologia dei saltafango puoi consultare la voce dedicata sull’enciclopedia Treccani-Wikipedia sugli Oxudercinae.

Domande frequenti

Il saltafango è un pesce o un anfibio?

È un pesce a tutti gli effetti, con branchie e pinne. Viene definito “anfibio” solo in senso descrittivo, perché passa molto tempo fuori dall’acqua, ma dal punto di vista zoologico appartiene ai pesci ossei, famiglia Gobiidae.

Quanto tempo può stare fuori dall’acqua?

Dipende dalla specie e dall’umidità dell’ambiente, ma alcuni saltafango possono restare all’asciutto per molte ore e, in condizioni favorevoli, anche per un paio di giorni, purché la pelle resti umida.

È vero che un saltafango può “annegare”?

In un certo senso sì. Le sue branchie sono ormai più adatte a respirare aria che acqua: se viene tenuto a lungo immerso in acqua povera di ossigeno e senza poter risalire in superficie, può andare in difficoltà respiratoria.

Come fa a camminare?

Usa le robuste pinne pettorali come stampelle, puntandole sul fango e trascinando il corpo. Per spostamenti rapidi piega e rilascia il corpo di scatto, compiendo veri e propri salti.

Dove si possono vedere i saltafango?

Vivono nelle mangrovie e nelle piane fangose tropicali e subtropicali dell’Africa occidentale e di tutta la regione indopacifica, dal Sud-est asiatico all’Australia settentrionale. Si osservano facilmente durante la bassa marea.

Si possono tenere in acquario?

Esistono appassionati che li allevano, ma richiedono un paludario specifico con zona emersa, acqua salmastra e umidità elevata: non sono pesci adatti a un comune acquario d’acqua dolce e hanno esigenze tutt’altro che banali.