Un’arancia rossa cresciuta dove fa sempre caldo, quasi sempre, dentro resta arancione. Il rosso sangue del Moro e del Tarocco lo accende il freddo, e il posto al mondo dove questo succede con più regolarità è la Sicilia orientale, ai piedi dell’Etna.
Detto così sembra il vanto di un fruttivendolo di Catania. Invece è genetica, e la storia di come l’hanno scoperto è più saporita di una spremuta.
Chi ha acceso l’interruttore
Nel 2012 un gruppo del John Innes Centre, in Inghilterra, guidato dalla biologa Cathie Martin e con ricercatori del centro agrumicolo di Acireale, è andato a cercare il gene che colora la polpa. L’hanno chiamato Ruby, rubino. Ce l’hanno tutte le arance, anche le bionde da tavola. Solo che lì dorme.
Nelle arance rosse siciliane, invece, accanto a Ruby si è sistemato un ospite: un «gene saltatore», un pezzetto di DNA capace di copiarsi e incollarsi in giro per il patrimonio genetico della pianta. Chissà quanti secoli fa uno di questi si è piazzato proprio davanti a Ruby, come una mano appoggiata sull’interruttore della luce. Lo racconta lo stesso John Innes Centre, che da allora usa le arance di Sicilia come esempio da manuale.
Perché ci vuole il freddo
Quel gene saltatore ha un carattere tutto suo: si sveglia quando la pianta è sotto stress, e per un agrume uno stress classico è il freddo. Quando arrivano le notti fredde l’intruso si attiva, si trascina dietro Ruby, e Ruby ordina alla polpa di produrre antociani, gli stessi pigmenti che colorano i mirtilli e la buccia delle melanzane. Il rosso nasce lì.
Sulle pendici dell’Etna e nella piana di Catania l’inverno offre proprio la combinazione giusta: giornate di sole e forti sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte. Il vulcano ci mette del suo, e del resto i vulcani di stranezze ne hanno parecchie. In Florida e in Brasile, dove si coltivano montagne di arance, le rosse vengono invece pallide e capricciose, un anno sì e uno no. Per questo chi le studia considera la zona dell’Etna l’unico posto davvero affidabile per coltivarle in grande.
Si potrebbe ottenere un’arancia rossa che faccia a meno dell’inverno? Su questo Cathie Martin è stata onesta: con gli incroci tradizionali c’è poca speranza. Il suo gruppo ha proposto di agganciare Ruby a un altro interruttore genetico, che non dipenda dal freddo, ma è una strada lunga e tutt’altro che scontata. Per ora, se vuoi il rosso vero, devi aspettare il pieno inverno, quando sui banchi dei mercati siciliani arrivano i frutti più carichi, accanto alle bionde che profumano di limonene appena li sbucci.
Il colpo di scena cinese
Il dettaglio più bello è saltato fuori in Cina. Lì esiste un’antica arancia rossa, la Jingxian, che non discende da quelle siciliane. Anche lei deve il colore a un gene saltatore piazzato accanto a Ruby, ma è un altro gene saltatore, arrivato per conto suo. E anche lei, a quanto pare, si accende col freddo.
La natura, insomma, ha inventato l’arancia rossa due volte, a mezzo mondo di distanza, con lo stesso trucco. E tutte e due le volte le è servito un inverno.
Fonti
John Innes Centre, New research could make it easier to grow blood oranges
Butelli et al., Retrotransposons control fruit-specific, cold-dependent accumulation of anthocyanins in blood oranges, The Plant Cell (2012)
Ultimo aggiornamento: 8 ottobre 2026
