Nel marzo del 1876 uno studente di medicina viennese passò un mese a Trieste ad aprire anguille, una dopo l’altra, per trovare i loro testicoli. Si chiamava Sigmund Freud, ne sezionò più di quattrocento e non li trovò mai.
Non era un capriccio da ragazzo. Era il compito che gli aveva dato il suo professore di zoologia, Carl Claus, e toccava uno dei misteri più vecchi della natura: nessuno, da Aristotele in poi, aveva mai visto un’anguilla maschio pronta a riprodursi.
Il pesce che sembrava nascere dal fango
Aristotele aveva una spiegazione pronta: le anguille nascono dalle viscere della terra, cioè dal fango. Niente uova, niente piccoli, niente organi sessuali da mostrare, quindi dovevano spuntare da sole. La teoria resse per quasi duemila anni, semplicemente perché nessuno riusciva a smentirla.
Il primo colpo arrivò da Bologna. Alla fine del Settecento il medico Carlo Mondini descrisse le ovaie di un’anguilla femmina: nastri sottili e arricciati che fino ad allora tutti avevano scambiato per grasso. Mancava il maschio. Un paio d’anni prima del viaggio di Freud, lo zoologo polacco Szymon Syrski, che lavorava al museo di storia naturale di Trieste, annunciò di aver trovato un piccolo organo a lobi che poteva essere un testicolo. Poteva. Nessuno ne era sicuro.
Qui entra in scena il giovane Freud. Claus lo mandò alla stazione di zoologia marina di Trieste a controllare. Lui comprava le anguille dai pescatori, le apriva sul tavolo e passava i pezzi al microscopio. L’organo di Syrski c’era, in molti esemplari. Uno spermatozoo, invece, non lo vide mai. L’anno dopo pubblicò un articolo onesto e un po’ sconsolato: quella struttura poteva essere un testicolo immaturo, ma la prova mancava. Poco dopo lasciò i pesci per i nervi, e i nervi per la mente. Il museo dedicato a Freud a Londra racconta così i suoi anni da giovane anatomista, molto prima del lettino e dei sogni da interpretare.
Perché non li trovava?
Freud non era maldestro. Era arrivato troppo presto, nel senso della vita dell’anguilla. Questo pesce passa anni, a volte decenni, nei fiumi e nelle lagune, dalle valli di Comacchio al Delta del Po, con gli organi sessuali appena abbozzati. Li sviluppa solo alla fine: smette di mangiare, la pancia diventa argentata, gli occhi si ingrandiscono e parte verso l’oceano. Le anguille del mercato di Trieste erano, in pratica, adolescenti.
C’è di più. Il sesso dell’anguilla non è scritto nei geni come il nostro, ma dipende in buona parte da dove cresce. Dove gli esemplari sono tanti e affollati nascono soprattutto maschi, che restano piccoli; dove c’è spazio prevalgono le femmine, che diventano grosse. Il capitone della vigilia di Natale, quello enorme che a Napoli si compra vivo al mercato, è sempre una femmina. Su come funzioni esattamente questo interruttore, gli studiosi discutono ancora.
Il pesciolino trasparente di Messina
Restava il problema dei piccoli: nessuno aveva mai visto un’anguilla neonata. La risposta arrivò dallo Stretto di Messina, dove le correnti portano a galla creature che di solito vivono in profondità. Lì Giovanni Battista Grassi e il suo allievo Salvatore Calandruccio tennero in acquario dei pesciolini trasparenti, piatti come foglie di salice, che i naturalisti consideravano una specie a sé. Li videro accorciarsi, cambiare forma e diventare cieche, le anguilline di vetro che a Pisa si cucinavano con aglio e salvia. Grassi lo annunciò alla Royal Society di Londra nel 1896.
Da lì un biologo danese seguì le larve sempre più piccole attraverso l’Atlantico, fino al Mar dei Sargassi, dove con ogni probabilità nascono tutte le anguille europee. Il loro viaggio di andata e ritorno è una storia a parte. Ma il dettaglio che avrebbe consolato Freud è un altro: ancora oggi nessuno ha mai visto un’anguilla europea riprodursi in mare aperto.
Freud, insomma, era in ottima compagnia.
Fonti
Freud Museum London, The young anatomist
BBC Wildlife (Discover Wildlife), The eel reproduction mystery
Ultimo aggiornamento: 5 ottobre 2026
