Il computer più vecchio del mondo funziona ancora

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In un museo inglese c’è un computer che ha l’età dei tuoi nonni, e funziona ancora. Quando lo accendono si illuminano centinaia di lucine arancioni, e da quelle lucine puoi seguire con gli occhi i conti che sta facendo.

Si chiama Harwell Dekatron, ma tutti lo conoscono come WITCH, «strega». È il computer digitale originale più vecchio del mondo ancora in grado di lavorare: ha fatto il suo primo calcolo nel 1951 e oggi vive a Bletchley Park, la villa dove durante la guerra si decifravano i codici nazisti.

Un cervello costruito per essere lento

Lo progettarono alla fine degli anni Quaranta ad Harwell, il centro britannico di ricerca sull’energia atomica. Lì i calcoli li facevano a mano squadre di giovani matematiche, che allora si chiamavano proprio «computer». Gli ingegneri non volevano batterle in velocità. Volevano una macchina altrettanto brava, ma capace di lavorare da sola per giorni senza stancarsi e senza sbagliare.

Ci riuscirono così bene che il risultato è quasi comico. Per moltiplicare due numeri la strega ci mette qualche secondo, il tempo di dire «sette per otto» ad alta voce. La memoria tiene appena 90 numeri. È grande come una parete di cucina e pesa più di due utilitarie messe insieme.

Il trucco sta in quelle lucine. Sono valvole speciali, chiamate dekatron, che contano da zero a nove spostando un puntino luminoso in cerchio, come la lancetta di un orologio. Ogni valvola è una cifra. Guardandole, chi sa leggerle vede il numero che il computer ha in testa in quel momento. Il tuo telefono fa miliardi di operazioni al secondo, ma nessuno può guardarlo pensare. La strega sì.

Perché si chiama strega?

Nel 1957 Harwell aveva computer più moderni e mise in palio la vecchia macchina con un concorso: l’avrebbe vinta la scuola che proponeva l’uso più utile. Vinse un istituto tecnico di Wolverhampton, nelle Midlands, che la ribattezzò con un acronimo: Wolverhampton Instrument for Teaching Computation from Harwell. Le iniziali fanno WITCH.

Ci studiarono generazioni di ragazzi, che si divertivano molto con un relè interno contrassegnato da tre lettere poco scolastiche: SEX. Negli anni Settanta il Guinness dei primati la definì il computer più durevole del mondo. Poi andò in pensione al museo della scienza di Birmingham.

Il ragazzo che la guardava il sabato

Qui entra in scena Kevin Murrell. Da ragazzo, a Birmingham, passava i sabati pomeriggio davanti a quella parete di valvole. Quando il museo chiuse, la macchina fu smontata e chiusa in un deposito. Anni dopo Murrell, diventato uno dei responsabili del National Museum of Computing, riconobbe un suo pannello in una fotografia. Andò a cercarla e la trovò in scatoloni.

Il restauro durò tre anni, fatto da volontari. Le valvole, vecchie di sessant’anni, funzionavano quasi tutte. Il guasto più ostinato si risolse raddoppiando il valore di un solo condensatore.

Un dubbio onesto: il record vale per i computer originali. Esistono ricostruzioni di macchine più antiche, ma sono copie. La strega invece ha ancora i suoi pezzi di allora. Anche in Italia abbiamo un sopravvissuto: l’unico Olivetti Elea 9003 rimasto, di fine anni Cinquanta, sta nell’atrio di un istituto tecnico a Bibbiena, in provincia di Arezzo, ed è in parte ancora funzionante. Se ti incuriosisce la storia dei primi calcolatori italiani, leggi anche la storia della Perottina di Ivrea e quella del primo bug informatico.

La sfida con la calcolatrice

Nel 2012 la strega fu riaccesa davanti a due dei suoi progettisti. Per festeggiare organizzarono una sfida: da una parte il computer, dall’altra Bart Fosey, ottantacinquenne, che l’aveva usata da giovane. Lui aveva in mano una calcolatrice tascabile moderna.

Finì in parità.

Pensaci la prossima volta che il tuo computer ci mette troppo ad aprire una pagina. Settant’anni fa, per pareggiare con un signore armato di calcolatrice, serviva una parete intera di lucine. Ed era considerato un trionfo.

Fonti

Ultimo aggiornamento: 18 ottobre 2026