Il primo SMS della storia diceva «Merry Christmas»

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Il primo SMS della storia era un augurio di Natale, e chi lo ricevette non poté rispondere. Due parole, «Merry Christmas», partite da un computer e arrivate su un telefono con la maniglia, in mezzo a una festa aziendale inglese.

Era l’inizio di dicembre del 1992. Neil Papworth, giovane programmatore di una società di software, lavorava a Newbury, la cittadina a ovest di Londra dove Vodafone ha la sua sede. Doveva installare e collaudare il centro messaggi, il cervello che smista i testi da un telefono all’altro. Per provarlo serviva un destinatario. Toccò a Richard Jarvis, dirigente dell’azienda, che in quel momento era alla festa di Natale dell’ufficio.

Perché partì da un computer?

Perché i cellulari di allora non avevano una tastiera per scrivere lettere. Papworth batté il messaggio sul PC, premette invio, e la scritta comparve sul telefono di Jarvis, un apparecchio pesante quanto un ferro da stiro. Jarvis la lesse. E qui arriva il dettaglio comico: non poteva rispondere. Il suo telefono sapeva ricevere i messaggi, non spedirli. Così fece la cosa più naturale del mondo per un uomo di quegli anni: telefonò a Papworth per dirgli che era arrivato.

Papworth racconta sul suo sito personale che quel giorno nessuno immaginava cosa sarebbe diventata quella prova. Vodafone pensava di usare il servizio come un cercapersone, per avvisi e notifiche. I messaggini tra amici, quelli che da noi hanno riempito le tasche di una generazione, arrivarono solo anni dopo, quando i telefoni impararono anche a scrivere e i testi poterono passare da un operatore all’altro. È la stessa stagione della prima webcam, che guardava una caffettiera: tante cose che oggi usiamo senza pensarci sono nate da una prova tra colleghi.

Chi ha deciso il limite dei 160 caratteri?

La regola che ci ha fatto sudare per anni, quella del messaggio da far stare a ogni costo in un solo SMS, nacque su una macchina da scrivere. Nel 1985 l’ingegnere tedesco Friedhelm Hillebrand, che lavorava agli standard della telefonia mobile europea, si sedette a casa sua a Bonn e batté frasi a caso: domande, saluti, appuntamenti. Poi contò lettere, spazi e punteggiatura. Quasi tutte stavano sotto quella soglia. «Perfettamente sufficiente», pensò, come ha raccontato lui stesso al Los Angeles Times.

Il limite non era un capriccio. I messaggi dovevano viaggiare su una corsia di servizio della rete, un canale che restava quasi sempre vuoto e serviva solo a dire al telefono quanto segnale c’era o che stava arrivando una chiamata. Spazio gratis, ma stretto. Sull’esperimento della macchina da scrivere qualcuno storce il naso: è un ricordo raccontato molti anni dopo, non un verbale di riunione, e intorno sono fiorite versioni con cartoline e telex che nessuno ha mai documentato. Il numero, però, è rimasto quello.

Quanto vale un «Buon Natale»?

Nel dicembre 2021 Vodafone ha messo all’asta quel primo messaggio come opera digitale, in una casa d’aste di Parigi. Lo ha comprato un collezionista rimasto anonimo per oltre centomila euro, andati all’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. Siccome in Francia non si possono vendere beni del tutto immateriali, il compratore ha ricevuto una cornice digitale con il codice e il protocollo originali di quella trasmissione. Come il laser rotto che fu la prima cosa venduta su eBay, anche questo primato ha un’aria molto più modesta del suo prezzo.

Per avere la scala: «Merry Christmas» contiene meno lettere di «sono in ritardo, arrivo». Il messaggio più famoso della storia della telefonia è più corto di quelli che scrivi tu in coda al supermercato. E il suo destinatario, l’unico al mondo a poterlo leggere quella sera, aveva in mano un telefono che non sapeva rispondere.

Rispose, ovviamente, con una telefonata.

Fonti

Neil Papworth, sito personale: il racconto del primo SMS

Los Angeles Times, «Why text messages are limited to 160 characters»

City AM, Vodafone auctions the world’s first text message

Ultimo aggiornamento: 19 ottobre 2026