Il gatto beve senza mai tuffare la lingua nell’acqua. La appoggia appena sulla superficie, la ritira di scatto e ruba al volo una piccola colonna di liquido prima che ricada nella ciotola.
Sembra un gesto banale, quello che in italiano chiamiamo lappare. Eppure per capirlo davvero ci sono voluti una telecamera ultraveloce, un gruppo di ingegneri e un micio molto paziente.
Che cosa fa la lingua, esattamente?
Guardalo a velocità normale e vedi solo una lingua rosa che va su e giù. Rallentato, il film racconta un’altra storia. La punta si piega all’indietro, così a toccare l’acqua è la parte di sopra, liscia, e non quella ruvida piena di papille che usa per pettinarsi.
Il meccanismo funziona in tre passi. Prima la punta sfiora la superficie, come un dito che tocca la panna montata. Poi la lingua risale velocissima e l’acqua, che per un attimo le resta attaccata, la segue formando una colonnina sottile. Infine il gatto chiude la bocca nel momento preciso in cui la colonna sta per spezzarsi e ricadere.
È una gara tra due forze: lo slancio, che tira l’acqua verso l’alto, e il peso, che la riporta giù. Se il gatto chiudesse le fauci troppo presto prenderebbe poco; troppo tardi e la colonna sarebbe già crollata. Ripete il gioco circa quattro volte al secondo e deglutisce solo dopo aver raccolto qualche sorso in bocca.
La scoperta è nata a colazione
Il primo a filmare la lingua di un gatto al rallentatore fu Harold Edgerton, il professore del MIT che inventò la fotografia stroboscopica: lo fece nel 1940 per un cortometraggio che vinse persino un Oscar. Poi, per decenni, nessuno ci guardò più da vicino.
Ci ripensò Roman Stocker, ingegnere del MIT che di mestiere studia i microbi dell’oceano. Una mattina si mise a osservare la sua gatta Cutta Cutta mentre beveva e si chiese come facesse. Con i colleghi Pedro Reis, Sunghwan Jung e Jeffrey Aristoff piazzò le telecamere davanti alla ciotola di casa e passò ore ad aspettare che la gatta avesse sete. Il lavoro uscì nel 2010 e lo racconta bene l’ufficio stampa del MIT.
Il bello è che il trucco vale per tutti i felini. I ricercatori filmarono anche leoni, tigri e giaguari negli zoo: hanno lingue più grandi e infatti lappano più lentamente, quanto basta per mantenere lo stesso equilibrio tra slancio e peso. Un leone che beve segue la stessa regola del tuo gatto, solo con un ritmo più pigro.
E il cane, allora?
Per anni si è detto che il cane fosse il pasticcione della situazione, quello che usa la lingua come un mestolo e schizza ovunque. È vero solo in parte. Nel 2015 un gruppo della Virginia Tech ha filmato cani di ogni taglia nelle case dei loro padroni e ha scoperto che anche loro sfruttano la colonna d’acqua, come spiega l’università.
La differenza sta nella forza. Il cane piega la lingua all’indietro a forma di cucchiaio e la ritira con un’accelerazione molto più violenta di quella del gatto, così solleva una colonna più grossa. Il cucchiaio non porta l’acqua in bocca: ingrandisce la colonna e, già che c’è, innaffia il pavimento. Il gatto vince in eleganza, il cane in quantità.
Resta un dubbio onesto: perché il gatto non beve semplicemente aspirando, come facciamo noi? La spiegazione più diffusa è che i carnivori hanno guance che non chiudono del tutto la bocca, e senza guance non c’è risucchio. È un’ipotesi ragionevole, ma più ripetuta che misurata.
Se vuoi vedere il trucco con i tuoi occhi, mettiti all’altezza della ciotola, accanto al gatto, e guarda la superficie dell’acqua invece della lingua. Vedrai una piccola punta liquida che si alza e sparisce. Se ti piacciono questi segreti felini, leggi anche perché i gatti fanno le fusa e le altre storie di gatti del nostro archivio, o curiosa tra gli animali e le loro lingue.
E Cutta Cutta? Il suo nome viene da una lingua aborigena australiana. Significa «stelle stelle».
Fonti
- MIT News: How cats lap (Stocker, Reis, Jung, Aristoff)
- Scientific American: Cat lap, engineers unravel the mystery of how felines drink
- Reis et al., How cats lap: water uptake by Felis catus, Science (2010)
- Gart et al., Dogs lap using acceleration-driven open pumping, PNAS (2015)
Ultimo aggiornamento: 19 ottobre 2026
